Petro-imperialismi e conflitti inter-imperialistici (a margine dei fatti di Parigi)

16 Gennaio 2015 Commenti chiusi

1. Nell’area medio-orientale operano due petro-imperialismi regionali concorrenti: quello saudita e quello iraniano. Entrambe si ammantano dell’ideologia religiosa musulmana (islamismo), ma i sauditi sono sunniti, mentre gli iraniani sono sciiti.

2. La loro aspirazione è l’egemonia e l’espansione nell’area medio-orientale e, possibilmente, oltre (“dar al-Islam”).

3. I pilastri dell’islamismo, comuni ai due, sono: il rifiuto della democrazia occidentale e lo Stato basato sulla “sharia” (legge religiosa); la sottomissione e l’oppressione della donna; il mantenimento caritatevole della sovra-popolazione assoluta (1).

4. In tutta l’area medio orientale il capitalismo è stato introdotto soprattutto dall’esterno, da parte delle potenze coloniali. Una vera e propria accumulazione capitalistica originaria stenta a svilupparsi in modo autonomo e, ormai, non segue – e non puo’ seguire – le modalità di sviluppo classiche.

5. La produzione e la commercializzazione del petrolio assieme al “bazar” (le attività agricole, artigianali e commerciali che ruotano attorno al mercato) costituiscono la base economica imprescindibile, attorno alla quale deve farsi spazio qualunque altra iniziativa capitalistica.

6. Uno sviluppo capitalistico di tipo industriale richiede inoltre manodopera femminile e giovanile, nonché un esercito industriale di riserva (1). L’islamismo è un freno(2) e, allo stesso tempo, un regolatore di questo sviluppo, che non deve in ogni caso urtare contro gli interessi petroliferi e del bazar. Il contrasto è stridente e, di tanto in tanto, provoca scintille (v. “primavere arabe”).

7. L’espansione imperialistica di queste due petro-borghesie è frenata dalla loro stessa concorrenza reciproca; dalla potenze regionali di Israele e Turchia; dagli imperialismi Usa e della UE, oltre che da Russia e Cina. Pertanto, il loro spazio di manovra è estremamente ridotto e devono farsi strada sgomitando violentemente (terrorismo, jihadismo salafita, ecc.).

8. Negli ultimi anni il tallone dell’imperialismo Usa e Ue ha disarticolato alcuni stati della regione, in particolar modo Irak, Libia e Siria, facendo saltare gli equilibri instabili che i dittatori “laici” (Saddam Hussein, Gheddafi, Assad) avevano (alla loro maniera) assicurato. In questo quadro di instabilità e disarticolazione, statale e territoriale, hanno avuto buon gioco le milizie jihadiste, di stampo sunnita (quindi, di emanazione soprattutto saudita, ma anche del Qatar) per ritagliarsi delle fette di territorio tra Irak e Siria e costituirvi una nuova, precaria, entità statale (“califfato” o Is, Stato Islamico).

9. L’Iran, dal canto suo, ha cercato di resistere all’offensiva Usa-Ue, appoggiando il regime di Assad e gli sciiti irakeni, ma – vista la mal parata – ha accennato a qualche apertura verso gli Usa, scatenando l’ira dello jihadismo sunnita, che ha intensificato una campagna di massacri e di orrore senza fine anche nei confronti di altri musulmani (a riprova che la religione è solo una copertura ideologica di interessi terra terra).

10. Se gli eccidi tra musulmani nel M.O. rientrano in questo conflitto inter-imperialistico tra Arabia Saudita e Iran, gli attentati e le stragi perpetrate da jihadisti in Europa (Madrid, Londra, Parigi, ecc.) sono per lo piu’ inserite nella strategia del “dar al-Islam” (territorio o regno dell’Islam), che ha come capofila l’Arabia Saudita. Il “dar al-Islam” non è solo il territorio occupato dai musulmani nei loro stati, bensi’ anche quello di emigrazione, visto come territorio di espansione imperialistica.

11. Non abbiamo a che fare, pertanto, con una “guerra di civiltà” ma con una guerra inter-imperialistica asimmetrica, nella quale gli imperialismi forti (Usa, Ue) bombardano e invadono, mentre quelli deboli (Arabia Saudita, Iran) attentano e terrorizzano (che si tratti di una terza o quarta guerra mondiale, di fatto non fa differenza alcuna).

12. In questo quadro, i contorni degli eccidi parigini del 7-9 gennaio scorsi appaiono un po’ piu’ chiari. Intanto, pare ci sia stata una unità di intenti tra l’Is e Al-Qaeda, finora descritti come acerrimi concorrenti. In seguito, le motivazioni emerse dalle dichiarazioni dei killer (difesa onore profeta; vendicare i musulmani uccisi da Israele in Palestina; risposta ai bombardamenti “occidentali” all’Is), messe assieme confermano quanto detto nei punti precedenti e delineano un’azione di guerra asimmetrica contro obiettivi a valenza simbolica (vignettisti che dileggiano l’Islam; ebrei che si accingono a santificare il sabato) e militari (poliziotti).

13. La manifestazione di oggi (11/1) a Parigi, nella quale in testa al corteo hanno sfilato i capi di Stato delle grandi e medio-piccole potenze imperialistiche “occidentali” (ma non solo) è la prima risposta di queste potenze sul piano politico, cui seguiranno ritorsioni militari ben piu’ incisive (3).

14. Chi ci va di mezzo in questi conflitti inter-imperialistici è il proletariato, i lavoratori e le masse femminili di tutti i paesi coinvolti. Cio’ che accomuna tutti i contendenti è l’obiettivo di ritardare, frenare, deviare, bloccare lo sviluppo della lotta di classe nel pianeta; cercando di farla confluire, con le buone o con le cattive, o nelle “unità nazionali” di tipo democratico, o nell’abbraccio soffocante delle “sharie”.

15. La risposta è: proletarie e proletari di tutti i paesi uniamoci contro tutte le borghesie, per una società in cui l’uomo non sfrutta l’uomo e l’uomo non opprime la donna, e non distrugge la natura.

NOTE

(1) L’attuale sovra-popolazione in questi paesi non è relativa, cioè tale da poter costituire un esercito industriale di riserva, bensi’ assoluta, cioè senza sbocco. La carità islamica, basata soprattutto sulla rendita petrolifera, mantiene in una vita stentata una massa di proletari e sotto-proletari che ben difficilmente puo’ essere inserita nella produzione capitalistica.

(2) La donna velata e impacciata, che non puo’ uscire di casa da sola ecc., non si presta al lavoro di fabbrica. Inoltre, l’usanza islamica di fermarsi 5 volte al giorno e stendersi a terra per pregare è incompatibile con i ritmi di fabbrica. Infine, un mese di digiuno (ramadan), non è il massimo per la continuità della produzione.

(3) http://www.ilgiornale.it/news/mondo/francia-ora-guerra-inviata-portaerei-nucleare-contro-i-1082824.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=La%2BFrancia%2Bè%2Bora%2Bin%2Bguerra%3A%2Binviata%2Bportaerei%2Bnucleare%2Bcontro%2Bi%2Bmiliziani%2Bdell%27isis%2B-%2BIlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Page

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FEMEN

19 Maggio 2014 Commenti chiusi

Le Femen si stanno estendendo in parecchi paesi, dall’Ucraina alla Francia, dalla Germania alla Spagna, dalla Svezia all’Olanda, dal Quebec ad Israele, ecc. Chi sono e cosa vogliono le Femen?

Il nucleo originario, nato nel 2008 a Kiev (Ucraina), composto da Anna Houtsol, Oksana Chatchko e Sacha Chevtchenko, si è formato sui testi marxisti (ivi compreso il Capitale I e II Libro) e, soprattutto, Bebel, La Donna e il socialismo. Inna Chevtchenko si è aggiunta l’anno dopo, nel 2009. In quel periodo il presidente era Iouchtchenko, con primo ministro Ioulia Timochenko, eredi della “rivoluzione arancione”. Il nome Femen deriva dal latino femur (coscia). I tratti distintivi di una Femen sono: il topless; una corona di fiori sulla testa; delle scritte sul torso nudo. Il loro logo è la lettera cirillica indicante la F, la cui forma imita quella del genitale femminile. La loro azione consiste in una sorta di flash mob, di fronte a giornalisti, fotografi e cameramen pre-avvisati. Il seno nudo è divenuto il loro simbolo dopo che le prime loro uscite “vestite” non avevano destato alcun interesse da parte della stampa, ed erano passate quindi inosservate. Il seno è diventato, cosi’, un’”arma di lotta”, e il corpo nudo (dalla cintola in su’) un “manifesto vivente”.

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Friedrich Engels: L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato (1884)

2 Maggio 2014 Commenti chiusi

Stralci sull’origine dell’oppressione femminile. (Le parti tra parentesi quadre sono nostre.)

Secondo la concezione materialistica, il momento determinante della storia, in ultima istanza, è la produzione e la riproduzione della vita immediata. Ma questa è a sua volta di duplice specie. Da un lato, la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione e di strumenti necessari per queste cose; dall’altro, la produzione degli uomini stessi: la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali entro le quali gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese vivono, sono condizionate da entrambe le specie della produzione; dallo stadio di sviluppo del lavoro, da una parte, e della famiglia, dall’altra. Quanto meno il lavoro è ancora sviluppato, quanto piu’ è limitata la quantità dei suoi prodotti e quindi anche la ricchezza della società, tanto piu’ l’ordinamento sociale appare prevalentemente dominato da vincoli di parentela. Tuttavia sotto questa articolazione della società fondata su vincoli di parentela si sviluppa sempre piu’ la produttività del lavoro e con questa si sviluppano la proprietà privata e lo scambio, le disparità di ricchezze, la possibilità di utilizzare forza-lavoro estranea e insieme la base di antagonismi di classi: nuovi elementi sociali che nel corso di generazioni si sforzano di adattare l’antica costituzione sociale alle nuove condizioni, finché alla fine la incompatibilità dell’una con le altre provoca un completo rivolgimento. L’antica società fondata su unioni gentilizie salto’ in aria nell’urto con le nuove classi sociali sviluppatesi, e al suo posto subentro’ una nuova società, che si compendia nello Stato, le cui unità inferiori non sono piu’ unioni gentilizie, ma associazioni locali, una società in cui l’ordinamento familiare viene interamente dominato da quello della proprietà e nella quale si dispiegano liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di classi di cui consta il contenuto di tutta la storia scritta fino ad oggi. (p.33-34, E.R. 1963-2005 ) Prosegui la lettura…

150° dell’Unità d’Italia: occasione ghiotta per l’italo-imperialismo

13 Marzo 2011 2 commenti

Nell’approssimarsi del 150°  dell’”unità” d’Italia, da destra e da “sinistra” non si perde occasione per sventolare bandiere tricolori, cantare l’inno nazionale, inneggiare alla patria e alla nazione (tranne i leghisti che si tengono appartati nel chiuso del loro localismo razzista e reazionario). In tutto questo trambusto nazionalistico (che prepara, di solito, avventure guerrafondaie: la Libia è vicina…), ovviamente poco o nulla si dice di quello che fu, storicamente, la nascita dell’Italia unita. Prosegui la lettura…

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Il NO alla Fiat

28 Gennaio 2011 Commenti chiusi

Marchionne, il ‘ tuttologo ‘ , – tutte le sue decisioni finalizzate ad un unico risultato, il profitto per gli Agnelli, gli azionisti e per se’ – per la vittoria del si alla FIAT (ottenuta solo coi voti dei capi e degli impiegati) vaticina, con un brevissimo spot mediatico, che è un risultato ’storico’. Storico perchè ha vinto il suo ricatto travestito da referendum e ha perso il NO operaio (per 9 voti!). Ma contano di più le schede o i contenuti? Prosegui la lettura…

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Terrorismo di Stato

1 Giugno 2010 Commenti chiusi

31 MAGGIO: LE FORZE ARMATE DI ISRAELE ATTACCANO IL CONVOGLIO INTERNAZIONALE DI AIUTI UMANITARI CHE PORTAVA AIUTI PER LA POPOLAZIONE DELLA STRISCIA DI GAZA. ALMENO 19 MORTI E UN NUMERO IMPRECISATO DI FERITI E DISPERSI. (Riceviamo e pubblichiamo)
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Grecia: i padroni raccontano solo balle per imporre lacrime e sangue ai proletari

18 Maggio 2010 Commenti chiusi

Qualche mese fa, appena lo Stato greco manifestò difficoltà economiche, tutti i politicanti europei, con il solito codazzo di economisti e di giornalisti, si sono messi a strillare che la Grecia era vissuta al di sopra delle sue possibilità. (Riceviamo e pubblichiamo da D.E.) Prosegui la lettura…

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Grecia: tempi critici e soffocanti

13 Maggio 2010 1 commento

Ta Paidia Tis Galarias*

Quello che segue è il resoconto della manifestazione del 5 maggio e di quanto avvenuto nei giorni seguenti, accompagnato da alcune riflessioni di carattere generale sulla situazione critica che il movimento greco sta attraversando. (Riceviamo e pubblichiamo)
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Grecia: “la crisi la paghino le banche!”

4 Maggio 2010 Commenti chiusi

Primo Maggio di lotta dei lavoratori e dei giovani proletari greci

Decine di migliaia di persone in tre cortei differenti hanno sfilato pacificamente fino a Syntagma, davanti alla sede del Parlamento. Qui un centinaio di giovanissimi incappucciati si è staccato dal corteo sfasciando le vetrine dell’hotel Grand Bretagne e danneggiando un pulmino della tv greca. La polizia ha risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Gli scontri sono proseguiti al Panepistimio, di fronte alla biblioteca nazionale, dove un altro mezzo della tv nazionale Ept è stato incendiato con una molotov e gruppi di manifestanti in nero e con maschere antigas hanno attaccato con sassi e mazze i cordoni delle forze dell’ordine senza che peraltro si registrino feriti. Prosegui la lettura…

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Elezioni 2010: astensioni in crescita

31 Marzo 2010 Commenti chiusi

QUANDO LE URNE SI SVUOTANO, LE PIAZZE DEVONO RIEMPIRSI!

(Riceviamo e pubblichiamo)

Alle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010, le astensioni hanno toccato il 35,8%, pari a circa 15milioni di elettori. I politologi avevano previsto un’astensione attorno al 30%. Per spiegare il forte calo di votanti, i politologi si sono arrampicati sugli specchi e hanno finito per dire solo banalità, dando la colpa al clima politico «avvelenato». Prosegui la lettura…

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