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Archivio 8 Luglio 2003

Mappa del capitalismo italiano

8 Luglio 2003 3 commenti

La spina dorsale del capitalismo italiano

La spina dorsale del capitalismo italiano è costituita (al 2003/2004) dalla filiera: Eni-Enel-Fintecna-Finmeccanica-Telecom-Mediobanca.

Per renderci conto di quanto or ora affermato, basti pensare che: l?Eni fornisce tutto il paese non solo di petrolio ma anche di gas (e pure parzialmente d?acqua); l?Enel è il quasi-monopolista elettrico nazionale; Fintecna controlla, oltre la Tirrenia, soprattutto Fincantieri, il colosso italiano della cantieristica navale, civile e militare; Finmeccanica è il gigante dell?industria della difesa e dello spazio, e controlla (assieme ai francesi) la Stmicroelettronics, uno dei leaders mondiali nei microchips; Telecom è il quasi-monopolista della telefonia fissa e, attraverso Tim, di quella mobile; Mediobanca controlla Generali (la cassaforte del capitalismo italiano) e funge da cerniera bancaria tra pubblico e privato.

Tutti questi gruppi (tranne Fintecna) sono quotati in borsa, e capitalizzano oltre 20 Mld/? ciascuno: l?Eni (66), Telecom-Tim (62), Mediobanca (41), Enel (31), Finmeccanica (25).

Oltre questa soglia troviamo solo altri tre gruppi, bancari: Unicredito (28), San Paolo-Imi (22), Intesa (21) [al dicembre 2003]. Sono dati indicativi non rappresentativi, in quanto non vi è stretto rapporto tra capitalizzazione reale (capitale fisso più circolante) e capitalizzazione borsistica (dividendi capitalizzati). Ad ogni modo, danno un?idea della gerarchia capitalistica italiana (per es. Enel e Finmeccanica sono sottostimate, mentre Telecom-Tim sono sovrastimate, rispetto alla loro capitalizzazione reale).

Gli altri “colossi” si pongono sotto questa soglia dei 20 mld/?: gruppo Berlusconi (18), Agnelli (15), Benetton (13). V. Padroni d’Italia.

Quelli che seguono, e che sono considerati i “big” nei loro rispettivi settori, sono a debita distanza, e tutti sotto la soglia dei 10 mld/?: Ras (9); Capitalia (8); Mps, Luxottica e Bpvn (6).

Gli altri “grandi” sono sotto la soglia dei 5mld/?: Bpl, Bnl, Bpu, Carlo De Benedetti (4); Bav, Blom, Ligresti, Pesenti (3); Carige, Aem, Bper, Caltagirone, Unipol (2); Marzotto, Parmalat? (1).

Gli altri che contano vanno dai 300mln a poco meno di 1mld/?: Cred.Valt. (928), Romiti (743), Zunino (580), Orlando (352).

Come si noterà nella lista dei top vi sono ben 15 banche su 36 gruppi (il 42%)! Questo è un indice del grado elevato di finanziarizzazione raggiunto dal capitalismo italiano.

Vediamo qui di seguito, come si presenta la “mappa” del capitalismo italiano, settore per settore, dividendo il sistema capitalistico italiano nei suoi due settori fondamentali, capitale produttivo e capitale commerciale; il capitale produttivo, in produzione di mezzi di produzione e produzione di mezzi di consumo; e, infine, il capitale commerciale, in capitale per il commercio di merci e capitale per il commercio di denaro (banche, assicurazioni, finanziarie).
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CAPITALE PRODUTTIVO

I sezioneProduzione mezzi di produzione

a) Energia (in genere)

1. ENI (comprende Enichem, Italgas, ecc.) (66.090)
2. ENEL (39.343)
3. SNAM Rete gas (6.940)
4. Edison (5.756)
5. Saipem (3.323)
6. AEM (2.540)
7. ACEA (1.479)
8. Hera (1.442)

b) Materie prime (petrolifere) [oltre l'Eni]

1. ESSO Italiana (6.759)
2. ERG (3.994)
3. SARAS – Raffinerie Sarde [Moratti]
4. Kuwait Petroleum Italia
5. Shell Italia
6. API – Anonima Petroli Italia
7. Total Fina ELF Italia
8. Tamoil Italia
9. Endesa Italia
10. Italpetroli [Sensi]
11. Sol (336)

c) Macchinari e grandi mezzi di trasporto (Meccanica)

1. IFI – Istituto Finanziario Industriale (58.245)
2. Finmeccanica (4.832)
3. Nuovo Pignone Holding
4. FINCANTIERI – Cantieri Navali Italiani
5. F.A. Powertrain Italia
6. ABB
7. FMA – Fabbrica Motori Automobilistici
8. RIV-SKF Officine di Villar Perosa

d) Elettronica Industriale (Semiconduttori e tecnologici)

1. STMicroeletronics (14.157)
2. Finmeccanica (4.832)
3. Celestina Italia
4. Siemens
5. Saes Getters (197)
6. Datalogic (196)

d1) Robotica

1. Comau (gruppo Fiat)
2. Salvagnini
3. Riello
4. Marposs
5. Prima
6. (circa 500 PMI)

e) Materie prime (non petrolifere) (Metallurgia)

1. Riva Acciaio
2. SMI Metalli – GIM (Generale Industrie Metallurgiche) [gruppo Orlando]
3. Lucchini [acciaieria di Piombino]
4. Marcegaglia
5. Acciai speciali Terni
6. Dalmine (Rocca) [ora Tenaris]

f) Chimica

1. Polimeri Europa
2. Procter & Gamble
3. Basell Poliolefine Italia
4. 2.500 PMI

g) Gomma e fibre ottiche

1. PIRELLI & C (7.757)
2. Bridgestone
3. Michelin

h) Materiali per l?edilizia

1. Italcementi (1.948)
2. Buzzi Unicem (1.612)
3. Cementir (429)
4. Permasteelisa (392)
5. Granitifiandre (247)

i) Grandi lavori

1. Impregilo (378)
2. Vianini Lavori (238)
3. Astaldi (233)
4. Trevi ( 57)
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II sezioneProduzione mezzi di consumo

a) Alimentari

1. Campari (1.183)
2. Barilla
3. Ferrero
4. Veronesi
5. SAGIT
6. Egidio Galbani
7. Parmalat
8. Cirio-Del Monte
9. Cremonini (214)
10. Acque Potabili (147)
11. Gruppo C.P.C. (Petti)
12. Divella
13. Conserve Italia
14. Agri-Food Consulting
15. Zignago

b) Costruzioni e gestioni immobiliari

1. Buzzi Unicem
2. Pirelli R.E. (831)
3. Caltagirone (519)
4. Zunino (IPI+RIS.NA: 176+352)
5. Cementir (355): v. Caltagirone
6. C.M.C. (Moratti)

c) Tessile, abbigliamento e lusso

1. Luxottica (6.301)
2. Bulgari (2.372)
3. Benetton (1.629)
4. Tod’s (871) [Della Valle]
5. Marzotto (734)
6. Ittierre Holding (472)
7. Giorgio Armani
8. Max Mara Fashion Group
9. Zignago (275) (gruppo Marzotto)
10. Mariella Burani (208)
11. Linificio 83)
12. Stefanel (73)
13. Montefibre (69)

d) Mobili e arredi

1. PMI [piccole e medie industrie]

e) Farmaceutici e bio-medicali

1. A. Menarini – Industrie Farmaceutiche Riunite
2. Comifar
3. Glaxosmithkline
4. Artsana
5. Bayer
6. Sorin (836)
7. Recordati (757)
8. Amplifon (575)
9. Snia (55)
10. BB Biotech
11. Vicuron Pharma
12. Novuspharma

f) Auto e componentistica

1. FIAT (5.059)
2. SEVEL – Società Europea Veicoli Leggeri
3. Piaggio Holding
4. Brembo (395)
5. Sogefi (359)
6. Pininfarina (209)
7. Ducati Motor Holding (181)
8. Carraro (122)

g) Trasporti

1. Autostrade (9.204) [Benetton]
2. F.S. (5.110)
3. Astm Autostrada TO-MI (1.334) [Gavio]
4. Sias (1.135)
5. Alitalia (869)
6. Finmare
7. Grandi Navi Veloci (171)
8. Aeroporti

h) Telecomunicazioni

1. Telecom (25.203) + TIM (37.226)
2. Poste Italiane (7.498)
3. Seat Pagine Gialle (6.750)
4. Vodafon-Omnitel
5. RAI
6. Wind
7. e.Biscom (2.141)
8. Tiscali (1.107)
9. Telecom Italia Media (954)
10. Ericsson (847)
11. Sirti (407)
12. I.net (127)

i) Elettronica di consumo

1. IBM Italia (4.445)
2. Alcatel Italia
3. Finendo
4. Celestica Italia
5. Compaq Computer
6. Philips
7. H.P. Italiana

j) Apparati elettromeccanici

1. Merloni (1.553)
2. Saeco (716)
3. De Longhi (499)
4. Gewiss (471)
5. Interpump (354)
6. Targetti (59)

k) Editoria e media

1. Mediaset (10.414)
2. Seat Pagine Gialle (2.679)
3. RCS Media Group(2.450)
4. Espresso (2.037)
5. De Agostini
6. Mondadori (1.976)
7. Caltagirone Editore (808)
8. Fiera Milano (316)
9. Cairo Communication (217)
10. Poligrafici Editoriale (211)
11. Class Editori (159)
12. Mondo Tv (113)
13. Euphon (38)

l) Legno, vetro, carta

1. Cartiere Burgo
2. Ima (409)
3. Zignago (340)
4. Biesse (64)
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CAPITALE COMMERCIALE

I. Capitale per il commercio di merci

1. G.R.T.N. – Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (5.984)
2. La Rinascente (5.083)
3. Supermarkets Italiani (3.354)
4. Gruppo PAM
5. Gruppo COIN
6. Coop Adriatica
7. Autogrill (3.053)

II. Capitale per il commercio di denaro

- Banche
1. UNICREDIT (23.604) [ex Credito Italiano e altre]
2. INTESA (14.162) [ex Comit; Cariplo; Ambroveneto; Cariparma]
3. SAN PAOLO – IMI (10.230)
4. M.P.S. (7.412)
5. Mediobanca (6.362)
6. Mediolanum (3.245)
7. B.N.L. (3.150)
8. CAPITALIA (3.079) [ex Banca di Roma; Fineco; ecc.]

- Assicurazioni
1. Generali (25.390)
2. RAS Allianz (8.465)
3. Alleanza (6.944)
4. Fondiaria SAI (1.842) [Ligresti]
5. Unipol (1.134)
6. Milano Ass. (703)
7. Toro (De Agostini)

- Finanziarie
1. Fininvest
2. Edizione Holding (5.428) [Benetton]
3. IFIL (1.607) [Agnelli]
4. Italmobiliare (1.056) [Pesenti]
5. CIR (724)
6. Locat (484)
7. Cofide (288)
8. Gemina (267) [Romiti]
9. IFI (248) [Agnelli]
10. Camfin (238) [Tronchetti Provera]
11. Premafin (234) [Ligresti]
12. CDB W.T. (186) [Carlo De Benedetti]
13. GIM (106)
14. Bastogi (80)
15. Olimpia

(Fonte: Mediobanca 2002, su dati del 2001, bilanci consolidati, per fatturato sup. a 985.000 ?.) Le prime 100 società industriali e di servizi italiane. Completato con i dati di Borsa (al 25 luglio 2004).
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Grandi, medie e piccole imprese

Al 31.03.2003 vi erano (iscritte alle camere di commercio) circa 5 milioni di imprese (4.937.364), di cui l’88% ditte individuali e il 12% società di capitale.

Secondo Unioncamere (2002) le imprese si possono suddividere, in base al fatturato (in mln/?), in:
- Piccola: <5;
- Media: tra 5 e 50;
- Medio/grande: tra 50 e 250;
- Grande: oltre i 250.

Ciò detto, su circa 5mln di imprese (e 7.331.000 dipendenti):
- le grandi sono circa 5.000 (0,1%), con 1.421.000 addetti (19,4%);
- le medio-grandi 30.000 (0,6%), con 927.000 occupati (12,6%);
- le medie 385.000 (7,7%), con 2.125.000 addetti (29%);
- 4.580.000 le piccole (91,6%), con 2.859.000 dipendenti (39%).

Il fatturato complessivo di 1.621,494 miliardi/?, è così ripartito:
- 5.000 grandi imprese: 519,6 (32%);
- 30.000 medio/grandi: 291,876 (18%);
- 385.000 medie imprese: 491,35 (30,3%);
- 4.580.000 piccole: 318,581 (19,6%).
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- La mappa del potere economico (da Repubblica)
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Riferimenti: v. anche: "Lo Stato dei monopoli"

Lotte operaie nel mondo

8 Luglio 2003 Commenti chiusi

GERMANIA: NUOVI SCIOPERI METALMECCANICI PER CONTRATTO

Sono ripresi in Germania gli scioperi dei lavoratori metalmeccanici e del comparto elettronico a sostegno della vertenza per il rinnovo contrattuale. La protesta interessa soprattutto gli stabilimenti del Nord-Reno-Vestfalia, Turingia, Assia, Baden-Wuerttemberg, Amburgo e resto del nord del paese, dove migliaia di lavoratori hanno sospeso l’attività per un’ora a turno. Contemporaneamente, sindacato Ig Metall e imprenditori hanno ripreso la trattativa nei Laender di Nord-Reno-Vestfalia, Assia, Renaina-Palatinato, Saar. Per ora la situazione è di stallo: il sindacato Ig Metall chiede aumenti salariali del 4 per cento per dodici mesi, mentre i rappresentanti padronali offrono maggiorazioni in due fasi dell’1,2 per cento ciascuna per un periodo di 27 mesi, con la richiesta tuttavia di aumentare l’orario di lavoro settimanale dalle attuali 35 fino a 40 ore. (02/02/04)
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Sudbury (Canada): iniziato lo sciopero dei minatori della Falconbridge

I picchetti dei lavoratori bloccano la miniera di nichel

Sembra di essere tornati indietro di quasi tre anni davanti ai cancelli della miniera di nichel a Sudbury dove i lavoratori della Falconbridge, dalla mezzanotte di sabato scorso (31/1), sono scesi in sciopero montando i loro picchetti.
L’ultima grande agitazione dei minatori di Sudbury risale infatti a tre anni fa e i picchetti rimasero a bloccare i cancelli per sette mesi.
Da sabato circa 1.100 lavoratori iscritti alla local 598 della CAW hanno deciso di incrociare le braccia in quanto la società madre della Falconbridge, Noranda, vorrebbe utilizzare minatori a contratto forniti da una società di lavoro interinale abbassando così i costi e le garanzie sindacali. I lavoratori della miniera di Sudbury vogliono che nel nuovo contratto che deve essere stipulato con la Falconbridge si faccia chiara menzione che l’utilizzo di questi “contrattisti” non comprometta il numero dei posti di lavori del personale assunto direttamente ne riduca le condizioni di sicurezza per il lavoro in miniera e nei laboratori di purificazione.
«La società fa già un enorme profitto – dicono i sindacalisti – che non deve aumentare a spese dei diritti dei lavoratori».
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CILE: i minatori di Cerro Colorado incrociano le braccia da venerdi 30/1/04

Gli operai sono occupati nella miniera cilena di rame da 130mila tonnellate l’anno. La miniera è controllata da Bhp Billiton. Sempre in Cile, lo scorso mese, un’altra miniera, la Andina della Codelco, aveva dato il via a uno sciopero durato 11 giorni. Il prezzo del rame continua a salire, ma i salari scendono …
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SANTO DOMINGO: saliti a otto i morti durante lo sciopero generale

Il bilancio dei disordini avvenuti nel corso dello sciopero di 48 ore realizzato dall’opposizione contro la politica economica del governo del presidente dominicano Hipolito Mejia è salito a otto morti e parecchie decine di feriti. Le cifre sono state date dalle autorità e dai sindacati. Sono stati eseguiti oltre 300 arresti.

Gli scontri a Santiago, La Romana e Nagua, hanno causato le prime vittime. Mentre le ultime tre, che si sono aggiunte alle cinque di mercoledì notte, si sono registrate rispettivamente a Santo Domingo, Bonao e San Francesco di Macoris.

Il 28 gennaio, primo giorno dello sciopero di 48 ore indetto a Santo Domingo contro la politica economica del presidente Hipolito Mejia aveva fatto registrare un morto, un giovane di 24 anni, e una decina di feriti. Lo hanno reso noto gli organizzatori dello sciopero e confermato fonti ospedaliere.

L´esplosione di alcune bombe artigianali ha causato i feriti mentre il giovane è morto raggiunto da un colpo di pistola nel corso di uno scontro tra manifestanti e una pattuglia di militari e di poliziotti. Nella provincia di Santiago de los Caballeros (175 chilometri dalla capitale), dove è morto il giovane, gli scontri fra manifestanti e polizia hanno causato anche l´arresto di oltre 100 sindacalisti.
(Ticinonline, 30.01.2004)
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- Iran: scontri polizia-operai in sciopero, quattro morti

TEHERAN – Quattro persone sono state uccise ieri nella provincia iraniana di Kerman (sudest) in scontri tra forze dell’ordine e operai in sciopero che chiedevano un’assunzione stabile in un’impresa locale. Un deputato della provincia, Mansur Soleymani Meymandi, ha detto in parlamento che gli scontri, nella città di Shahrebabak, hanno anche provocato molti feriti gravi.
In una sessione parlamentare trasmessa oggi dalla radio statale, il deputato ha precisato che le autorità locali hanno mandato in elicottero unità speciali della polizia per porre fine alle proteste dei dipendenti dell’industria del rame di Khatunabad, vicino a Shahrebabak, che avevano incrociato le braccia per ottenere contratti a tempo indeterminato. (25.01.04)
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- Cambogia. Assassinato sindacalista nel centro di Phnom Penh

Chea Vichea, il più noto leader sindacale cambogiano, legato al principale partito d’opposizione, è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco in una delle vie del centro della capitale, Phnom Penh.

La polizia ha confermato che Vichea, 36 anni, presidente dell’Unione dei sindacati dei lavoratori, è stato raggiunto al petto da tre colpi colpi d’arma da fuoco mentre leggeva il giornale accanto a un’edicola, non lontano da una pagoda buddhista. L’assassino, subito dopo gli spari, si è allontanato con un complice a bordo di una motocicletta.

L’assassinio di Vichea fa seguito a quella di altri tre attivisti del partito d’opposizione Sam Rainsy, assassinati a colpi d’arma da fuoco nelle scorse settimane da ignoti.Vichea, impegnato soprattutto nella tutela degli operai nelle fabbriche del settore tessile, aveva rapporti molto stretti con il partito Sam Rainsy. Il leader sindacale si era più volte trovato in conflitto con gli imprenditori e le autorità sull’organizzazione di scioperi o di manifestazioni nella capitale.
(RaiNews24, Phnom Penh, 22 gennaio 2004)
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Francia, sciopero nazionale di 24 ore dei treni

Secondo la SNCF, la società delle ferrovie francesi, lo sciopero nazionale di 24 ore proclamato dai sindacati per il 21 gennaio ha avuto un’adesione di solo il 26,5 per cento dei lavoratori, ma la regione di Parigi è nel caos, tanto che il ministro dei Trasporti chiede con forza il servizio minimo garantito. Particolarmente colpiti per l’agitazione decretata da quattro sindacati, i treni regionali e i collegamenti con le periferie delle grandi città. I collegamenti internazionali sono invece quasi tutti funzionanti.
Il movimento di protesta ha rilanciato immediatamente il dibattito sul servizio minimo che in Francia viene spesso indicato come una prerogativa italiana. La questione è ancora più di attualità perchè i tradizionalmente comprensivi utenti francesi starebbero sempre più perdendo la pazienza: un sondaggio di oggi parla del 38 per cento di ostili allo sciopero e di un 36 per cento che appoggia il movimento dei ferrovieri.
Gli ‘cheminots’ protestano per ottenere una rivalutazione dei salari e per protestare contro i tagli ai posti di lavoro. Il progetto di servizio minimo vede ostili la maggior parte dei sindacati, con la CGT (comunista, maggioritario nei trasporti) che minaccia un conflitto durissimo nel caso il governo imponga questa novità. (red)
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- CILE: 11 giorni di sciopero nella miniera di rame Andina della Codelco

Pare che ieri, 15.12.03, si sia raggiunto un accordo salariale.
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- Nestlé Corea: fine sciopero di 5 mesi (28.11.03)

Nestlé Corea e i rappresentanti sindacali locali si sono messi d’accordo per mettere fine a uno sciopero che durava oramai da quasi cinque mesi. Il personale ha ottenuto un aumento salariale del 5,5%. Le parti sociali hanno inoltre convenuto di istituire un comitato misto direzione-dipendenti che dovrà discutere di eventuali licenziamenti o cambiamenti delle condizioni di lavoro, indica un comunicato congiunto.
L’intesa è stata approvata da oltre il 77% dei dipendenti aderenti al sindacato, ha indicato François-Oliver Perroud, portavoce della multinazionale elvetica. Essa mette fine a un’agitazione che ha bloccato le attività della fabbrica di Cheongju per 145 giorni.
Lo sciopero era stato dichiarato il 7 luglio scorso, quando la direzione di Nestlé aveva comunicato di voler delocalizzare alcune operazioni commerciali e proposto il trasferimento di 44 dipendenti. Temendo che ciò desse l’avvio a massicci licenziamenti, i sindacati hanno indetto l’agitazione, esigendo da Nestlé la sicurezza dell’impiego e la garanzia che nessun impiego sarebbe stato soppresso senza aver prima consultato i rappresentanti dei lavoratori. Altre rivendicazioni riguardavano aumenti salariali e l’abbandono delle azioni giudiziarie promosse da Nestlé contro otto responsabili sindacali.
La multinazionale con sede a Vevey si è stabilita nella Corea del Sud nel 1979 per produrre e vendere nel paese asiatico caffè e altri prodotti. Nestlé vi detiene attualmente il 40 per cento del mercato del caffè.
Durante lo sciopero, lo stabilimento ha funzionato al 30 per cento delle sue capacità. Nestlé Corea, che si aspettava un utile di 15 milioni di dollari quest’anno, prevede ormai di finire il 2003 con una perdita netta. La direzione locale stima di aver perso 8 milioni di dollari di fatturato al mese, ossia 40 milioni in tutto.
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- ARGENTINA: la polizia attacca i Trabajadores Desocupados di Neuquén

Nella mattinata di martedì 25 novembre la polizia ha attaccato violentemente il Movimiento de Trabajadores Desocupados di Neuquén, che si trovava in assemblea per contrastare il sistema di pagamento dei salari, quello delle schede magnetiche prepagate, utilizzabili solo nei negozi abilitati e per il pagamento di servizi. Per piu’ di tre ore la polizia ha represso con pallottole di gomma, di piombo e con lacrimogeni i piqueteros e i cittadini del quartiere, che hanno cercato di resistere con pietre e barricate. Il bilancio: 19 persone ferite e soccorse in ospedale, tra cui cinque colpite da pallottole di piombo, e l’arresto di Pepe, uno studente lavoratore della fabbrica della Zanon, che, dopo essere stato colpito da oltre 60 pallottole di gomma è rimasto in gravi condizioni all’interno di un commissariato di polizia per diverse ore. Per le mancate cure e a causa della gravita’ della ferita, Pepe ha perso l’occhio sinistro.
Dopo Salta e Jujuy, ora Neuquén: i governatori provinciali, con la complicità del governo nazionale, continuano a reprimere i movimenti sociali attraverso la violenza della polizia e le politiche affamatrici. (da Indymedia, 30.11.03)
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- ZYLISS (Svizzera): inizia seconda settimana di sciopero

Lo sciopero, iniziato lunedì scorso, dei dipendenti della Zyliss – la fabbrica di elettrodomestici di Lyss (BE) che dovrà chiudere i battenti nel 2005 – prosegue e andrà avanti fino a quando il gruppo zurighese Diethelm Keller che la controlla non avrà studiato seriamente le alternative proposte. Lo hanno affermato oggi a Zurigo i sindacati FLMO e SEI assieme ad alcuni dipendenti.
Formalmente l’assemblea aziendale si riunirà mercoledì per decidere le mosse future. André Daguet, vicepresidente del Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO) e neo consigliere nazionale (PS/BE), ha però indicato che le casse dei sindacati sono abbastanza piene per continuare lo sciopero. Il caso Zyliss deve diventare un esempio per il futuro, hanno precisato i sindacalisti.
Le associazioni dei lavoratori continuano a esigere una moratoria di un anno sulle soppressioni di impieghi e il ritiro della decisione di chiudere l’unità alla metà del 2005. L’operazione concerne 80 posti di lavoro. I vertici prevedono di trasferire la produzione in Cina.
(24 novembre 2003)
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- LESOTHO (19.11.03)
Violenza e repressione antisindacale nel piccolo regno africano del Lesotho. Tra lunedì e mercoledì la polizia ha reagito a una manifestazione di lavoratori tessili (pacifica e autorizzata dal governo) nella capitale Maseru, caricando la folla e cercando di disperderla con pistole e lacrimogeni. Il bilancio ufficiale è di due morti e più di cento feriti. I rappresentanti del sindacato tessile sono trattenuti da una settimana con accuse ancora non formalizzate di “disordini e danni alla proprietà”. La manifestazione, inserita nello sciopero nazionale, era partita dai distretti industriali intorno alla capitale e si sarebbe conclusa davanti alla sede del ministero del Lavoro con la richiesta formale di maggiorazioni salariali (5,5 per cento). Dal Sudafrica, che controlla buona parte dell?economia locale, il sindacato ha espresso solidarietà ai compagni del Lesotho e ha chiesto l?apertura di un?inchiesta sia sul comportamento della polizia sia sul ministro degli Interni, sospettato di aver dato il via libera al massacro. Ex colonia britannica, indipendente dal 1996, il paese basa la sua poverissima economia sul settore tessile.

- REPUBBLICA DOMINICANA (19.11.03)
È finito tragicamente lo sciopero generale contro la politica neoliberista del governo socialdemocratico guidato da Hipolito Mejia. Il bilancio è di 7 morti, 60 feriti e 200 arresti durante la manifestazione di martedì scorso per le strade di Santo Domingo, organizzata dai sindacati, dalle forze sociali della Coordinadora nacional de organizaciones populares e dall?opposizione del Partido de la Liberacion dominicana. Il paese centroamericano sta attraversando una fase di crisi profonda: oltre a un?inflazione incontenibile e a una recessione generale nell?economia, basata prevalentemente sul turismo e sui legami con gli Usa, il governo è alle prese con un debito di 600 milioni di dollari. Con lo sciopero, gli oppositori di Mejia chiedevano un?inversione di rotta nella politica economica, un blocco all?aumento dei prezzi, una crescita generale dei salari e anche miglioramenti alle rete elettrica, sottoposta a continui black-out. La risposta violentissima della polizia ha esasperato la situazione, portando lo stesso presidente a cercare la mediazione con i sindacati.

- KAISERAUGST (Basilea)
Circa 600 persone hanno dimostrato oggi (15 nov.) davanti alla sede centrale del gruppo chimico DSM a Kaiseraugst (AG) contro i previsti licenziamenti. Secondo il Sindacato edilizia e industria (SEI) la manifestazione è stata un successo.
Si è trattato della prima azione di protesta trinazionale nella regione di Basilea, ha detto Mathias Bonert, responsabile del settore chimica del SEI. Stando al sindacato 400 persone sono arrivate dalla Germania, un centinaio dalla Francia e il resto dalla Svizzera, tutti con la stessa rivendicazione: «nessun licenziamento».
«Siamo impressionati e capiamo la gente», ha detto il portavoce della DSM, Gerard van der Zanden. Il primo ottobre il gruppo olandese DSM ha acquisito la divisione vitamine della Roche. Il responsabile aveva reso noto che una parte consistente dei 7300 posti di lavoro sarebbe stata soppressa. Non sono però previste chiusure di fabbriche. In Svizzera, a Kaiseraugst e Sisseln (AG), la DSM ha 1300 dipendenti.

- VIENNA
Lo sciopero dei 47.000 dipendenti delle ferrovie federali austriache Oebb si è concluso questa sera: l’annuncio dato per primo dal cancelliere Wolfgang Schuessel, è stato confermato dal capo del sindacato dei ferrovieri, Wilhelm Haberzettl, poco prima delle ore 18:00.
Il ministro dei trasporti (e vice cancelliere) Hubert Gorbach ha annunciato che un compromnesso è stato raggiunto, ma non ne ha precisato i termini.
Dopo 66 ore è finita così la protesta indetta dai sindacati contro i progetti di riforma del governo di centro-destra di Vienna. Schuessel ha annunciato che le proposte di riforma strutturale dell’Oebb saranno discusse al Parlamento austriaco ed approvate a dicembre, mentre è stato concesso tempo fino alla primavera 2004 per arrivare ad un moderno regolamento di servizio. Un nuovo contratto nazionale per i ferrovieri dovrebbe sostituire i contratti privati attualmente in vigore.
(14.11)

- VIENNA
Lo sciopero a tempo indeterminato delle ferrovie austriache Öbb in corso dalla mezzanotte scorsa ha bloccato completamente i collegamenti in treno con l’Italia, oltre a provocare lunghe code sulle strade attorno ai grandi centri. L’ultimo treno per l’Italia è partito martedì sera alle 19.25 da Vienna con 270 passegeri a bordo, mentre quello in senso opposto da Roma a Vienna si è fermato a Udine. Ieri invece dall’Austria non è partito nessun treno per l’Italia. Lo sciopero ha registrato una adesione del 100% tra i 47.000 dipendenti.
Per la seconda volta questo mese i ferrovieri austriaci hanno incrociato le braccia paralizzando completamente la circolazione dei treni e parzialmente quella dei torpedoni.
Dalla mezzanotte, l’azione ha bloccato nelle stazioni 7000 treni e 800 bus gestiti dalle Ferrovie federali austriache (ÖBB). Secondo il responsabile del sindacato dei ferrovieri Norbert Bacher l’agitazione è stata seguita dalla totalità dei 47 000 impiegati della ÖBB. Lo sciopero nazionale, a tempo indeterminato, è stato indetto per protestare contro le riforme delle ferrovie approvate ieri dal Consiglio dei ministri a Vienna.
Il sindacato chiede la revoca del piano del governo di centro-destra del cancelliere Wolfgang Schuessel di suddividere le ferrovie in quattro società indipendenti e di modificare i regolamenti di servizio dei dipendenti. Un primo sciopero nazionale di 12 ore si è già svolto lunedì 4 novembre. (12 novembre 2003)

- COREA DEL SUD
Lunedì Sono tornati in piazza gli operai sudcoreani che da mesi protestano contro la politica antisindacale del governo di Roh Moo-Hyun. Oltre 40 mila persone hanno sfilato lungo le strade di Seul, domenica scorsa, commemorando i tre sindacalisti che nelle ultime settimane si sono suicidati per richiamare l?attenzione sulle lotte dei lavoratori. La tensione ? tra la maggiore confederazione Kctu, i gruppi industriali e il governo ? è montata dopo mesi di trattative fallite, scioperi a singhiozzo e manifestazioni. Le organizzazioni del lavoro insistono sulla settimana di 40 ore, sulla modifica della legge che punisce il sindacato per le perdite di produzione causate dagli scioperi e, infine, sul rifiuto di inviare truppe di supporto all?occupazione Usa in Iraq. Durante la marcia di domenica non sono mancati momenti di scontro, con violente cariche della polizia e arresti. Il leader del Kctu, Dan Byung-Ho, ha assicurato che la lotta andrà avanti e ha minacciato lo sciopero generale se il governo non manterrà le promesse fatte in campagna elettorale. Roh è andato al potere anche con il sostegno del sindacato ma le sue leggi finora hanno favorito solo le grandi imprese. (da Rassegna.it, 13.11.03)

- STATI UNITI
Ondata di arresti tra immigrati irregolari addetti alle pulizie
Scene da “Bread and roses” nella catena di negozi di abbigliamento Wal Mart: la scorsa settimana sono state arrestate decine di immigrati irregolari addetti alle pulizie nei punti vendita della Florida, dell?Illinois e della Virginia. La catena di negozi è nota negli Stati uniti per la forte ostilità da sempre dimostrata nei confronti dei sindacati e per i frequenti casi di sfruttamento di lavoratori, non solo stranieri, costretti a turni di lavoro massacranti e a salari del tutto inadeguati rispetto alle prestazioni richieste. Questa volta, tuttavia, l?accusa delle autorità e delle organizzazioni del lavoro è rivolta alle agenzie appaltatrici dei servizi di pulizia nei negozi, e perciò solo indirettamente alla Wal Mart. Al riguardo è particolarmente illuminante ciò che il console ceco Richard Krpac ha dichiarato all?Associated Press: “C?è una potente e intricata rete di sfruttatori nell?Europa dell?Est, collegata a un?altrettanto grande rete qui negli Stati uniti. Entrambe promettono lavoro sicuro e regolare a migliaia di disperati ogni anno”. La realtà poi si rivela molto più dura. Il console Krpac è molto bene informato sulle vicende dei suoi connazionali più sfortunati negli Stati Uniti, i quali, assieme agli uzbechi, rappresentano una consistente minoranza tra gli immigrati dell?ultima generazione provenienti dall?Europa centro-orientale. Molto rilevante è poi, negli Stati Uniti, la quota di immigrati di origine messicana e brasiliana, mentre quelli che provengono dalla Cina sono in costante e ininterrotta crescita. La compagnia adesso scarica sugli appaltatori le accuse di sfruttamento ma, secondo il sindacato del commercio Ufcw, i dirigenti non possono non sapere chi lavora nei loro negozi. (da Rassegna.it, 13.11.03)

- SANTO DOMINGO
Sei persone sono morte e almeno 20 sono rimaste ferite ieri nella Repubblica Dominicana quando la violenza si è scatenata nel corso di uno sciopero indetto per protestare contro la politica economica del governo.
Le sei vittime sono state uccise durante scontri di strada nella capitale Santo Domingo e in altre parti del Paese.
La violenza si è scatenata in diverse città quando i manifestanti hanno dato fuoco a pneumatici, hanno lanciato pietre a soldati e poliziotti, hanno rotto finestrini di auto, e ad Azua hanno appiccato il fuoco agli uffici del Partito democratico rivoluzionario al potere.
Polizia e unità dell’esercito avevano ricevuto rinforzi nelle città più grandi, e decine di attivisti erano stati arrestati prima dello sciopero.
L’economia del Paese caraibico ha subìto un arresto dopo il boom degli ultimi anni.
Lo sciopero – che fa seguito ai disordini sociali registrati in Bolivia, Honduras ed Ecuador nell’ultimo mese – è stato indetto da sindacati e attivisti sociali per protesta nei confronti della politica economica del governo. E’ stato appoggiato dai partiti dell’opposizione e da una parte del partito dello stesso presidente Hipolito Mejia. (Reuters, 12/11/03)

- BIELORUSSIA
La repressione del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha portato all?arresto di un altro leader sindacale. Giovedì scorso il presidente dei metalmeccanici Aleksandr Bukhvostov è stato fermato dalla polizia all?inizio di una manifestazione in piazza Oktyabrskaya, a Minsk, e condotto immediatamente in prigione, dove sta scontando dieci giorni per presunti “disordini”, in base a una legge sulla sicurezza pubblica. La manifestazione era stata organizzata per protestare contro i continui tentativi di controllo sul sindacato da parte del governo e le pesanti interferenze nelle relazioni industriali. Il ministero del Lavoro, d?accordo con le più grandi imprese metalmeccaniche, sta facendo pressione su molti dirigenti d?azienda affinché persuadano i rappresentanti sindacali ad abbandonare le sigle indipendenti Aam e Rei. Governo e imprese vorrebbero dirottare le iscrizioni dei lavoratori verso la loro nuova “federazione dell?industria”, bloccando completamente l?azione libera delle attuali organizzazioni del lavoro. (5/11/03)

- ISRAELE
Il Tribunale del Lavoro di Israele ha ordinato il rinvio dello sciopero generale che avrebbe bloccato oggi i servizi governativi,le banche, gli aeroporti, i treni e gli autobus. Lo sciopero avrebbe dovuto cominciare stamane alle ore 6 (le 5 in Italia) e, secondo la radio israeliana, tutto si sta svolgendo come previsto, nonostante l’ordine del Tribunale di riprendere le trattative fino a giovedì sera. Non ci sono al momento risposte ufficiali dei sindacati. (Televideo, 3/11 – 06:46) Si tratta, ad ogni modo, del più imponente sciopero generale della storia del paese contro la riforma pensionistica del governo Sharon e le privatizzazioni che minacciano migliaia di posti di lavoro. Molti luoghi di lavoro risultano deserti perché lo sciopero ormai era stato proclamato: l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv resta chiuso mentre gradualmente stanno riaprendo i porti di Haifa, Eilat e Ashdod. Sono chiuse tutte le banche, mentre gli istituti scolastici cercano di assicurare le lezioni. (Il Nuovo,3/11 h.10,00)

- PARAGUAY
Oltre 300 dipendenti di una impresa agricola di proprieta’ della setta Moon hanno preso d’assalto oggi gli uffici della compagnia, distruggendoli, e ferendo uno degli impiegati. L’attacco e’ avvenuto nella localita’ di Puerto Casado, 680 chilometri al nord di Asuncion, ed e’ stato provocato dal licenziamento di 25 operai. Sul posto e’ stata subito inviata dal governo e dal parlamento una delegazione per mediare tra le parti ed evitare nuovi incidenti. Tre anni fa la setta Moon ha comprato circa 450.000 ettari nella zona di Puerto Casado, ma gli abitanti sostengono che per almeno un terzo si tratta di un’acquisizione illegale e ne pretendono la restituzione. (Rassegnaonline, 31/10/03)

- GRECIA
Ancora scioperi nel pubblico impiego. Continuano gli scontri tra polizia e lavoratori greci del pubblico impiego. Dopo una settimana di fermo nella raccolta dei rifiuti, per ottenere salari più alti e per contrastare la progressiva privatizzazione del servizio, i dipendenti dei comuni di Atene e Salonicco, guidati dal sindacato Poe-Ota, sono andati a dimostrare davanti alle discariche rispettivamente di Ano Liosia e di Tagardes. I camion di spazzatura accumulata nelle due città nella settimana di sciopero sono stati scortati dai reparti anti sommossa della polizia che non ha esitato a sparare lacrimogeni e a disperdere i lavoratori che presidiavano l?area. La tensione era già alta per altri scioperi nel settore pubblico, ma è cresciuta dopo che il tribunale di Atene ha dichiarato illegale lo sciopero dei netturbini e dei dipendenti comunali, provocando tra l?altro la divisione tra le sigle del Poe-Ota e Nuova democrazia. (30/10/03)

- CINA
Violenze contro gli operai arrestati. “Se andranno avanti in questo modo moriranno presto”. I familiari di Yao Fuxin e Xiao Yunliang tornano a rivolgere appelli alle autorità cinesi affinché i due operai metalmeccanici arrestati per una manifestazione di protesta contro i licenziamenti nel 2002 e condannati a 4 e 7 anni vengano scarcerati o quantomeno assistiti da medici competenti. Secondo l?organizzazione per i diritti civili e del lavoro China labour bullettin (Clb), ai detenuti politici verrebbe riservato un trattamento brutale nel penitenziario, con lavori forzati, bastonate, scariche elettriche e lunghi periodi in cella di isolamento. Il Clb ha riferito che Xiao Yunliang sarebbe stato più volte aggredito da altri carcerati con l?incitamento delle stesse guardie. Gli attivisti invitano a scrivere a Xiao e Yao per esprimere loro solidarietà, ma anche al direttore del carcere affinché riservi loro un trattamento più dignitoso. (30/10/03)

- GRECIA
Dimostrazioni ogni giorno, governo chiede stop per Olimpiadi. In Atene scioperi senza sosta, traffico in tilt per manifestazioni, ed ora la protesta dei netturbini, che puo’ provocare l’emergenza rifiuti. Nella capitale i cassonetti non vengono svuotati da martedi; nel frattempo ogni giorno i dipendenti del pubblico impiego scendono in piazza a chiedere aumenti. Il governo ha gia’ annunciato, con un anno di anticipo, che durante le Olimpiadi sara’ vietato manifestare. © ANSA, 20 Ott.

- GRECIA
È iniziato l?autunno caldo. Una serie di scioperi a singhiozzo, soprattutto nel pubblico impiego, sta paralizzando la Grecia. Le domande di aumento per il rinnovo contrattuale continuano a essere rifiutate dal governo e dal ministro dell?Economia Nikos Christodoulakis, che proprio la settimana scorsa ha annunciato le percentuali di incremento salariale di quest?anno (3 per cento per gli statali), precisando ai sindacati che non troveranno alcuno spazio per ulteriori trattative. I dipendenti pubblici non sono affatto d?accordo e il loro consenso non è indifferente. La Grecia infatti si prepara alla campagna elettorale per le elezioni politiche del 2004, e il governo del socialista Costas Simitis ha bisogno dell?appoggio dei sindacati. La federazione della funzione pubblica, Adedy, che raccoglie il maggior numero di iscritti, ha proclamato lo sciopero generale il 23 ottobre, ma in questi giorni hanno già incrociato le braccia i controllori di volo e il personale della Olympic Airways, i medici e gli insegnanti delle scuole e delle università. Il 9/10, scontri tra polizia anti-sommossa e … poliziotti in sciopero.

- INDIA
Strage di raccoglitori di tè. La scorsa settimana la polizia indiana dello Stato nord-orientale dell?Assam ha ucciso sette raccoglitori di tè che protestavano per ragioni salariali. Con la scusa della crisi, delle scarse vendite, del crollo del prezzo del tè, i proprietari si sono rifiutati di pagare e hanno chiamato la polizia. Il governatore Dema Kumar Bora se la prende ora con il sindacato e con il partito di sinistra all?opposizione, Agp, sostenendo che sono stati loro a fomentare gli scontri esortando i raccoglitori a protestare. In realtà Bora si preoccupa di tutelare esclusivamente gli interessi dei proprietari che chiudono fabbriche e abbandonano i terreni dell?Assam, dove vengono prodotte le maggiori quantità di tè nel paese, e lasciando quasi sempre i lavoratori senza stipendi (8/10/03).

- GERMANIA
Sciopero IG Metall in Renania. Quasi 7 mila lavoratori dell’industria metallurgica tedesca hanno scioperato il 7 ottobre nel Land occidentale del Nord-Reno-Vestfalia per aumenti salariali.

- RUSSIA
Gli operai delle miniere di bauxite Subr, negli Urali, da cui la Sual ricava circa 3,5 milioni di tonnellate di minerale all’anno, sono in sciopero (ottobre) per rivendicazioni salariali. Sual è il secondo produttore russo di alluminio, il metallo che si ottiene dalla bauxite

- POLONIA
Crisi e licenziamenti nelle miniere. I minatori polacchi sono tornati a manifestare, venerdì scorso, contro la decisione del governo di chiudere altri siti. Più di 2000 persone hanno bloccato pacificamente, per circa 3 ore, le 16 strade d?accesso alla città di Katowice, centro minerario della Slesia, a sud del paese. In segno di solidarietà altri lavoratori delle autostrade hanno fermato per un?ora il traffico intorno alla capitale, Varsavia. Si è trattato della quarta protesta dei carboniferi di Solidarnosc nel giro di un solo mese. Il governo non sembra disposto a trattare sul piano di risanamento del settore, il secondo più grande d?Europa, che ha accumulato finora un debito di circa 4.5 miliardi di dollari e ha perso 230 milioni di dollari nell?ultimo anno. Le prossime chiusure provocheranno, nel complesso, il licenziamento di 25 mila minatori, su una forza lavoro di 140 mila. Il prossimo anno – secondo quanto annunciato dal governo – potranno essere fermati i lavori in 4 siti intorno a Bytom, sempre nel sud, con tagli di 8.500 posti. Nella zona il tasso di disoccupazione arriva già al 30 per cento, contro una media nazionale del 18. (2 ottobre 2003)

- BOLIVIA
È cominciato il 15 settembre lo sciopero generale contro il piano del governo boliviano di privatizzare il gas e di venderlo agli Stati uniti tramite Cile e Messico. La Central obrera boliviana (Cob), il principale sindacato del paese, insieme alle organizzazioni contadine indigene e agli studenti universitari chiede anche le dimissioni del presidente della repubblica, Gonzalo Sànchez de Lozada, ritenuto responsabile dell?uccisione di 7 contadini della Confederacion unica de trabajadores campesinos (Csutcb) durante gli scontri con l?esercito a La Paz. Il progetto del governo prevede la costruzione di un gasdotto che – passando attraverso Cile e Messico – porterà gas naturale fino alla California. Il progetto sarà gestito dalle multinazionali British Gas, Repsol-Ypf e Pan American Energy, e viene giustificato dal governo come un modo per fare entrare ricchezza nel paese. Sindacato e campesinos chiedono che la risorsa energetica sia utilizzata per rilanciare l?industria interna.

- CANADA
I minatori dell’impianto di Sudbury (Canada) della INCO, secondo produttore mondiale di nickel (9% della produzione mondiale), sono in sciopero da sei settimane. Il 25/7 avrebbero dovuto riprendere le trattative, che invece sono saltate causa l’intransigenza padronale. Il Nickel, intanto, al London Metal Exchange, è salito a 9.140 US$ per tonnellata (prezzo settlement). Si temono ulteriori rincari, vista la crescente domanda della vorace industria siderurgica cinese. Lo sciopero dura in tutto 13 settimane, per concludersi a fine agosto. La Inco nel terzo trimestre 2003 ha subìto una perdita di 27milioni di dollari.

- PERU?
Scioperi insegnanti (300.000) e lavoratori della sanità; agitazioni contadine: manifestazioni e blocchi stradali in tutto il paese (26 mil. di abitanti). Stato di emergenza nazionale per 30 gg. decretato il 28/5/03. Scontri con polizia ed esercito: centinaia di feriti e di arresti. Dopo 5 settimane lo sciopero indetto dal SUTEP (lavoratori dell?educazione) continua. Il governo minaccia gravi sanzioni contro gli scioperanti.

- FRANCIA
Scioperi operai e continue manifestazioni di piazza, con milioni di partecipanti, contro la riforma delle pensioni (maggio 2003). Dal 31/5 agitazioni e scioperi ininterrotti (lun.9/6 incluso) negli insegnanti, ferrovieri, aeroportuali, ecc. Manifestazione e scontri con la polizia a Parigi.

- NIGERIA
Il 30/6/03 indetto lo sciopero generale operaio a tempo indeterminato, contro gli aumenti dei prezzi (soprattutto petroliferi). Lunedì 7 luglio, alla seconda settimana di sciopero, a Lagos la polizia spara contro i dimostranti, uccidendone una decina. A due giorni dall’arrivo di Bush jr., il giorno 8/7 pare si sia raggiunto un accordo.

- CAMBOGIA
Il 13 giugno scorso nella capitale della Cambogia, Phnom Penh, la polizia è intervenuta contro un corteo di operai che protestavano per ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro; un operaio è stato ucciso e decine sono stati feriti. L?operaio aveva al collo un cartellino di riconoscimento col nome, Yoeum Ry, e quello dell?azienda per cui lavorava, la Terratex Knotting and Garment. È una delle 220 aziende del settore tessile che operano nel Paese, con un export che è cresciuto vertiginosamente negli ultimi anni, dai 25 milioni di dollari scarsi nel 1995 ai 378 nel 1998, ai 6/700 del 1999 fino al miliardo di dollari dello scorso anno, equivalenti a circa il 77% del prodotto interno lordo.
La giovane classe operaia cambogiana è sottoposta ad uno sfruttamento brutale da parte e dei piccoli padroni locali e delle grandi multinazionali del settore dell?abbigliamento dei cui la Monarchia cambogiana è docile strumento.
Nel 1997 il governo cambogiano ha introdotto un codice del lavoro che prevede formalmente la libertà di associazione sindacale e di contrattazione e nel 1999 ha ratificato le convenzioni OIL che prevedono gli stessi diritti, ma le aziende continuano a licenziare i sindacalisti e la polizia li maltratta e li fa incarcerare, quando non li ammazza.
Nonostante questo l?azione di classe non si ferma; nel giugno del 2000 tra i 10 mila e i 20 mila lavoratori erano scesi in sciopero contro un grave incidente avvenuto alla Yung Wah: 160 lavoratori addetti alla cucitura avevano perso i sensi dopo essere stati colpiti da scariche elettriche; non c?erano stati morti ma nella calca per mettersi in salvo molti operai si erano feriti. Gli scioperi e le proteste continuarono anche in agosto per ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro e delle paghe ottenendo dei parziali successi. Gli operai tessili cambogiani, quasi tutte donne, lavorano 14 ore al giorno, tutti i giorni, per circa 40 dollari al mese, anche se ufficialmente l?orario è di 48 ore settimanali. Il Libero Sindacato degli Operai del Regno di Cambogia (FTUWKC) chiede la riduzione dell?orario ufficiale a 44 ore, e di quello massimo giornaliero a 10 o al massimo a 12 ore, un giorno settimanale di riposo, oltre ad un aumento del salario almeno a 70 dollari al mese.
Adesso, a tre anni di distanza, gli operai si sono nuovamente mobilitati, rischiando il carcere e anche la vita, per imporre al padronato l?accettazione di condizioni di lavoro e di vita più umane.
I lavoratori cambogiani sono ai primordi della loro storia ma già subiscono lo sfruttamento più moderno da parte del Capitale. Le loro condizioni sono quelle di tutto il proletariato dei Paesi a giovane sviluppo capitalistico, primo fra tutti la gigantesca Cina, ma anche il Viet Nam, l?Indonesia, la Tailandia, la Corea. (da Il Partito Comunista, n.299 luglio 2003)
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Riferimenti: Lotte operaie nel mondo (segue)

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8 Luglio 2003 2 commenti

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Sunto del II Libro del Capitale di K.Marx

8 Luglio 2003 2 commenti

Karl Marx
IL CAPITALE
Critica dell?economia politica

Prefazioni di F.Engels alla prima edizione (1885) e alla seconda edizione (1893) (in inglese)

LIBRO SECONDO

IL PROCESSO DI CIRCOLAZIONE DEL CAPITALE

Prima Sezione

Le metamorfosi del capitale e il loro ciclo

Capitolo primo

Il ciclo del capitale monetario

Il processo ciclico del capitale si attua in tre stadi, i quali formano la seguente serie:
Primo stadio: il capitalista appare sul mercato delle merci e sul mercato del lavoro come compratore; il suo denaro viene convertito in merce, ossia compie l?atto di circolazione D-M.
Secondo stadio: consumo produttivo da parte del capitalista delle merci acquistate. Egli opera come produttore capitalistico di merci; il suo capitale compie il processo di produzione. Il risultato è: merce di valore maggiore di quello dei suoi elementi di produzione.
Terzo stadio: il capitalista si ripresenta sul mercato come venditore; la sua merce viene convertita in denaro, ossia compie l?atto di circolazione M-D.

La formula per il ciclo del capitale monetario è dunque: D-M … P … M?-D?, nella quale i puntini indicano l?interruzione del processo di circolazione e M? e D? contrassegnano M e D accresciuti di plusvalore.

Il primo e terzo stadio sono stati esaminati nel primo Libro solo nella misura in cui era necessario per la comprensione del secondo stadio, il processo di produzione del capitale. Le differenti forme di cui si riveste il capitale nei suoi diversi stadi, e che esso, al ripetersi del ciclo, ora assume ora abbandona, non vennero perciò considerate. Esse costituiscono ora l?oggetto immediato della ricerca.

Per comprendere esattamente queste forme, occorre innanzi tutto fare astrazione da tutti quei momenti che nulla hanno a che fare con il mutamento di forma e la costituzione della forma come tali. Per questo si presuppone qui non solo che le merci vengano vendute al loro valore, ma anche che ciò avvenga in condizioni immutate. Si prescinderà, dunque, anche dalle variazioni di valore che possono intervenire nel corso del processo ciclico.

I. Primo stadio. D-M

D-M rappresenta la conversione di una somma di denaro in una somma di merci: per il compratore, trasformazione del suo denaro in merce, per i venditori, trasformazione delle loro merci in denaro. Ciò che fa di questo processo della circolazione generale delle merci insieme una sezione funzionalmente determinata nel ciclo autonomo di un capitale individuale, è dapprima non la forma del processo, bensì il suo contenuto materiale, cioè lo specifico carattere d?uso delle merci che si scambiano il posto col denaro. Da una parte vi sono mezzi di produzione, dall?altra forza-lavoro, fattori oggettivi e personali della produzione di merci, la cui natura particolare deve naturalmente corrispondere al tipo di articolo da produrre. Se chiamiamo L la forza-lavoro, Mp i mezzi di produzione, la somma di merci da comperare M è = L + Mp, o, più brevemente, M(L+Mp). Considerato secondo il suo contenuto, D-M si presenta dunque come come D-M(L+Mp), cioè D-M si suddivide in D-L e D-Mp; la somma di denaro D si scinde in due parti, l?una delle quali acquista la forza-lavoro, l?altra mezzi di produzione. Queste due serie di compere appartengono a mercati completamente differenti, l?una al mercato delle merci in senso stretto, l?altra al mercato del lavoro.

Oltre a questa scissione qualitativa della somma di merci, nella quale D viene convertito, D-M(L+Mp) rappresenta però anche un rapporto quantitativo sommamente caratteristico.

Noi sappiamo che il valore, rispettivamente il prezzo della forza-lavoro, viene pagato al suo possessore, che la offre in vendita come merce, nella forma di salario, cioè come prezzo di una somma di lavoro che contiene pluslavoro; così che, se, ad esempio, il valore giornaliero della forza-lavoro per un prodotto di cinque ore di lavoro è = 30 Euro, questa somma nel contratto tra compratore e venditore figura come il prezzo o salario, poniamo, per un lavoro di dieci ore. Se un contratto simile venisse ad esempio stipulato con 50 operai, questi dovrebbero fornire al compratore, durante una giornata, 500 ore di lavoro, delle quali la metà, 250 ore di lavoro = 25 giornate lavorative di dieci ore, consiste solo di pluslavoro. Quantità e volume dei mezzi di produzione da comperare devono essere sufficienti per l?impiego di tale massa di lavoro.

D-M(L+Mp) non esprime dunque unicamente il rapporto qualitativo secondo cui una determinata somma di denaro, ad es. ?.422.000, viene convertita in mezzi di produzione e forza-lavoro che si corrispondono reciprocamente, ma anche un rapporto quantitativo tra le due quote del denaro investito in forza-lavoro L e in mezzi di produzione Mp, un rapporto in precedenza determinato dalla somma del pluslavoro eccedente da erogarsi da parte di un determinato numero di operai.

Se dunque, ad es., il salario settimanale dei 50 operai di una filanda ammonta a ?.20.000, si devono spendere in mezzi di produzione ?.268.818, ponendo che sia tale il valore dei mezzi di produzione che il lavoro settimanale di 3000 ore, di cui 1500 ore di pluslavoro, trasforma il filo.

E? qui del tutto indifferente considerare fino a che punto, nei diversi rami di industria, l?impiego di lavoro addizionale condizioni un?aggiunta di valore, sotto forma di mezzi di produzione. L?importante è soltanto che, in ogni caso, la quota di denaro spesa in mezzi di produzione – i mezzi di produzione comprati in D-Mp – deve essere sufficiente, dunque calcolata in precedenza per questo, procurata in proporzione corrispondente. Ossia la massa de mezzi di produzione deve essere sufficiente ad assorbire la massa di lavoro, per poter essere da essa trasformata in prodotto. Se non ci fossero mezzi di produzione sufficienti, il lavoro eccedente, del quale il compratore dispone, non sarebbe utilizzabile; il suo diritto di disporne non servirebbe a nulla. Se ci fossero più mezzi di produzione che lavoro disponibile, essi non sarebbero saturati dal lavoro, e non verrebbero trasformati in prodotto.

Non appena si è compiuto D-M(L+Mp), il compratore dispone non soltanto dei mezzi di produzione e della forza-lavoro necessari per produrre un articolo utile. Possiede una maggiore disponibilità di forza-lavoro, ossia una quantità di lavoro maggiore di quella necessaria per sostituire il valore della forza-lavoro e dispone contemporaneamente dei mezzi di produzione richiesti per la realizzazione o oggettivizzazione di questa somma di lavoro; dispone dunque dei fattori necessari alla produzione di articoli che hanno un valore maggiore di quello dei loro elementi di produzione, ossia di una massa di merci contenente plusvalore. Il valore da lui anticipato in forma di denaro, si trova dunque ora in una forma naturale, nella quale esso può venir realizzato come valore producente plusvalore (in forma di merci). In altre parole: esso si trova ora nello stato o nella forma di capitale produttivo, che ha la capacità di avere una funzione creativa di valore e di plusvalore. Chiamiamo P il capitale in questa forma.

Ma il valore di P è = valore di L + Mp = D convertito in L e Mp. D è il medesimo valore-capitale di P, ma in un diverso modo di esistenza, cioè valore-capitale allo stato o in forma di denaro: capitale monetario.

D-M(L+Mp), ossia, secondo la sua forma generale D-M, somma di acquisti di merci, questo processo della circolazione generale delle merci è perciò insieme, come stadio nel processo ciclico autonomo del capitale, trasformazione del valore-capitale dalla sua forma di denaro alla sua forma produttiva, o, più brevemente, trasformazione di capitale monetario in capitale produttivo. Nella figura del ciclo qui esaminata per prima, il denaro appare dunque come il primo depositario del valore-capitale, perciò il capitale monetario appare come la forma nella quale viene anticipato il capitale.

Come capitale monetario esso si trova in uno stato nel quale può compiere funzioni di denaro, come, nel caso presente, le funzioni di mezzo generale d?acquisto e di mezzo generale di pagamento. (Quest?ultimo, in quanto la forza-lavoro è bensì già acquistata, ma viene pagata solo dopo che ha operato. Ove i mezzi di produzione non siano bell?e pronti sul mercato, ma debbano essere ordinati, il denaro in D-Mp agisce parimenti come mezzo di pagamento.). Questa capacità non scaturisce dal fatto che il capitale monetario è capitale, ma dal fatto che esso è denaro.

Una parte del denaro, che in D-M(L+Mp) assolve le funzioni di capitale monetario, con il compiersi di questa stessa circolazione trapassa ad una funzione nella quale il suo carattere di capitale scompare e rimane il suo carattere di denaro. La circolazione del capitale monetario D si suddivide in D-Mp e D-L, acquisto di mezzi di produzione e acquisto di forza-lavoro.
Consideriamo separatamente l?ultimo processo. D-L è acquisto di forza-lavoro da parte del capitalista; è vendita di forza-lavoro – potremmo dire qui di lavoro, essendo presupposta la forma del salario – da parte del lavoratore, possessore della forza-lavoro. Ciò che è per il compratore D-M (= D-L), qui come in ogni acquisto, per il venditore (per il lavoratore) è L-D (= M-D), vendita della sua forza-lavoro. E questo primo stadio della circolazione, ovvero la prima metamorfosi della merce, è da parte del venditore del lavoro, trasformazione della propria merce nella sua forma di denaro. Il lavoratore spende via il denaro così ottenuto in una somma di merci che soddisfano i suoi bisogni, cioè in articoli di consumo. La circolazione totale della sua merce si presenta dunque come L-D-M, cioè, primo, come L-D (=M-D) e, secondo, come D-M, dunque nella forma generale della circolazione semplice delle merci M-D-M, in cui il denaro figura come semplice transitorio mezzo di circolazione, come semplice mediatore dello scambio di merce contro merce.

D-L è il momento caratteristico della trasformazione di capitale monetario in capitale produttivo, poichè è la condizione essenziale affinché il valore anticipato sotto forma di denaro si trasformi realmente in capitale, in valore producente plusvalore. D-Mp è necessario soltanto per realizzare la massa di lavoro acquistata attraverso D-L.

D-L è come la caratteristica, il contrassegno della cosiddetta economia monetaria, poiché il lavoro compare qui come la merce del suo possessore e quindi il denaro come compratore: dunque a causa del rapporto monetario (cioé compra-vendita di attività umana). Ma già molto presto il denaro appare come compratore di cosiddetti servizi, senza che D si trasformi in capitale monetario o senza che venga sovvertito il carattere generale dell?economia.

Per il denaro è affatto indifferente il tipo di merce in cui esso viene trasformato. Esso è la forma generale di equivalente di tutte le merci, le quali nei loro prezzi indicano già che esse rappresentano idealmente una determinata somma di denaro, attendono di trasformarsi in denaro e solo attraverso il loro scambio di posto con il denaro ottengono quella forma nella quale sono convertibili in valori d?uso per i loro possessori. Se la forza-lavoro si trova dunque sul mercato come merce del suo possessore, la cui vendita avviene nella forma di pagamento per il lavoro, in figura di salario, la sua compra-vendita non rappresenta nulla di più straordinario della compra-vendita di ogni altra merce. Il fatto caratteristico non è già che la merce forza-lavoro sia acquistabile, bensì che la forza-lavoro appaia come merce.

Perciò, sebbene nell?atto D-L il possessore del denaro e il possessore della forza-lavoro si trovino l?uno verso l?altro soltanto nel rapporto di compratore e venditore, si contrappongano come possessore di denaro e possessore di merci, si trovino perciò sotto questo aspetto l?uno rispetto all?altro in un puro e semplice rapporto monetario, tuttavia fin dall?inizio il compratore si presenta insieme come possessore di mezzi di produzione, i quali costituiscono le condizioni oggettive per il dispendio produttivo della forza-lavoro da parte del suo possessore. In altre parole: questi mezzi di produzione si contrappongono al possessore della forza-lavoro come proprietà estranea. D?altro lato, il venditore del lavoro sta di contro al compratore di esso come una forza-lavoro estranea, che deve passare in suo potere, essere incorporata al suo capitale, affinché questo agisca realmente come capitale produttivo. Il rapporto di classe tra capitalista e operaio salariato è dunque già presente, già presupposto nel momento in cui entrambi si contrappongono nell?atto D-L (L-D da parte del lavoratore). E? compra-vendita, rapporto monetario, ma una compra-vendita nella quale il compratore viene presupposto come capitalista e il venditore come salariato, e questo rapporto è dato dal fatto che le condizioni per la realizzazione della forza-lavoro – mezzi di sussistenza e mezzi di produzione – sono separate dal possessore della forza-lavoro come proprietà estranea.

Il rapporto capitalistico durante il processo di produzione si rivela soltanto perché esso in sé esiste nell?atto della circolazione, nelle differenti condizioni economiche fondamentali in cui si contrappongono compratori e venditori, nel loro rapporto di classe. Non è il denaro a dare con la sua natura il rapporto; è piuttosto l?esistenza di questo rapporto che può trasformare una semplice funzione di denaro in una funzione di capitale.

Nell’analisi del capitale monetario due errori sono abitualmente correnti, distinti o confusi insieme. Primo: le funzioni che il valore-capitale in quanto capitale monetario assolve e che può assolvere appunto perché si trova in forma di denaro, vengono erroneamente fatte derivare dal suo carattere di capitale, mentre sono da attribuirsi soltanto allo stato di denaro del valore-capitale, alla sua forma fenomenica di denaro. Secondo, viceversa: lo specifico contenuto della funzione di denaro, che ne fa contemporaneamente una funzione di capitale, viene ricavato dalla natura del denaro (scambiando perciò tra loro denaro e capitale), laddove essa presuppone, come qui nell?attuazione di D-L, condizioni sociali che in nessun modo sono date nella semplice circolazione delle merci e nella corrispondente circolazione del denaro.

Anche la compra-vendita di schiavi è, per la sua forma, una compra-vendita di merci. Ma senza l?esistenza della schiavitù il denaro non potrebbe compiere questa funzione. Se c?è la schiavitù, il denaro può essere speso nell?acquisto di schiavi. Viceversa, il denaro nelle mani del compratore non basta in nessun modo a rendere possibile la schiavitù.

Che la vendita della propria forza-lavoro non si presenti come fenomeno isolato, ma come premessa socialmente normativa della produzione di merci, che dunque il capitale monetario compia su scala sociale la funzione qui considerata D-M(L+Mp), ciò presuppone dei processi storici attraverso cui è stata dissolta la combinazione originaria tra mezzi di produzione e forza-lavoro; processi in seguito ai quali la massa del popolo, i lavoratori come non proprietari, e i non lavoratori come proprietari di questi mezzi di produzione, stanno gli uni di contro agli altri. Né ha importanza se la combinazione, prima di essere disgregata, possedesse una forma tale per cui il lavoratore stesso quale mezzo di produzione facesse parte degli altri mezzi di produzione, ovvero ne fosse egli il proprietario .

I mezzi di produzione, la parte oggettiva del capitale produttivo, devono dunque contrapporsi al lavoratore come tali, in quanto capitale, già prima che l?atto D-L possa diventare un atto generalmente sociale.

Abbiamo visto sopra come la produzione capitalistica, una volta stabilita, non solo riproduca nel suo sviluppo tale separazione, ma la estenda ad un ambito sempre più ampio, fino a che essa non sia divenuta la condizione sociale generalmente dominante. Ma il fatto presenta anche un altro aspetto. Affinché il capitale possa formarsi e impadronirsi della produzione, è presupposto un determinato grado di sviluppo del commercio, dunque anche della circolazione di merci; infatti degli articoli non possono entrare nella circolazione come merci se non vengono prodotti per la vendita, dunque come merci. La produzione di merci compare però come carattere normale, dominante della produzione soltanto sulla base della produzione capitalistica .

Si comprende perciò da sé come la formula per il ciclo del capitale monetario: D-M…P…M?-D? sia la forma naturale del ciclo capitalistico solo sulla base di una produzione capitalistica già sviluppata, giacché presuppone l?esistenza su una scala sociale della classe degli operai salariati. La produzione capitalistica, come abbiamo visto, non produce soltanto merce e plusvalore; riproduce, e in dimensioni sempre maggiori, la classe degli operai salariati e trasforma in salariati la stragrande maggioranza dei produttori diretti. D-M…P…M?-D?, poiché il primo presupposto per il suo svolgimento è l?esistenza costante della classe degli operai salariati, presuppone perciò già il capitale sotto forma di capitale produttivo, e perciò la forma del ciclo del capitale produttivo.

II. Secondo stadio. Funzione del capitale produttivo

Il ciclo del capitale qui esaminato ha inizio con l?atto di circolazione D-M, trasformazione del denaro in merce, compera. Ma il risultato immediato di D-M(L+Mp) è l?interruzione della circolazione del valore-capitale anticipato in forma di denaro. Attraverso la trasformazione di capitale monetario in capitale produttivo, il valore-capitale ha assunto una forma naturale nella quale non può continuare a circolare, ma deve passare nel consumo, e propriamente nel consumo produttivo. L?uso della forza-lavoro, il lavoro, può essere realizzato solo nel processo lavorativo. Il capitalista non può rivendere il lavoratore come merce, perché questi non è il suo schiavo, ed egli, inoltre non ha comperato se non l?utilizzazione della sua forza-lavoro per un tempo determinato. D?altra parte, egli può utilizzare la forza-lavoro soltanto facendo utilizzare da essa i mezzi di produzione come creatori di merce. Il risultato del primo stadio è dunque l?ingresso nel secondo, lo stadio produttivo del capitale.

Il movimento si rappresenta come D-M(L+Mp)…P, in cui i puntini indicano che la circolazione del capitale è interrotta, ma il suo processo ciclico tuttavia continua, in quanto il capitale passa dalla sfera della circolazione delle merci alla sfera della produzione.

D-L. L?operaio salariato vive solo della vendita della forza-lavoro. Il sostentamento di essa – l?autosostentamento del salariato – esige un consumo giornaliero. Perciò il suo pagamento deve essere ripetuto costantemente entro termini brevi, affinché egli possa ripetere per il sostentamento di se stesso gli acquisti necessari, il ciclo L-D-M, ovvero M-D-M. Per questo egli deve trovarsi costantemente dinanzi al capitalista come capitalista monetario, ed il suo capitale come capitale monetario. Ma d?altra parte, affinché la massa dei produttori diretti, gli operai salariati, possa compiere il ciclo L-D-M, essi debbono trovarsi costantemente dinanzi i mezzi di sussistenza necessari in forma acquistabile, cioè in forma di merci. Questo stato di cose richiede dunque già un grado elevato della circolazione dei prodotti come merci, e dunque anche del volume della produzione di merci. Nello stesso grado in cui si sviluppa D-L, si sviluppa anche D-Mp; cioè nella stessa misura la produzione dei mezzi di produzione si separa da quella della merce, di cui essi sono mezzi di produzione, e questi mezzi di produzione si contrappongono a ogni produttore di merci essi stessi come merci che egli non produce, ma che acquista ad uso del suo determinato processo di produzione.

Lo sviluppo capitalistico sollecita il trapasso di tutta la produzione di merci in produzione capitalistica di merci.

III. Terzo stadio. M? – D?

M? sta per M + m, ove M = P ed m è la merce prodotta dal pluslavoro. Pertanto, supponendo che tutta la M? venga venduta, al suo valore, il D, cioè il capitale monetario anticipato per avviare il processo produttivo, diventa D?, cioè D + d, ove d rappresenta il plusvalore monetizzato; m si trasforma, così, in d; m = d. D e d possono anche compiere una circolazione del tutto differente.

Secondo il diverso grado di velocità con cui il capitale respinge la sua forma di merce e assume la forma di denaro, ossia secondo la rapidità della vendita, la scala della riproduzione si estenderà o si restringerà.

IV. Il ciclo complessivo

L?intero movimento ha questa forma sviluppata: D-M(L+Mp)…P…M?(M+m)-D?(D+d). Il capitale appare qui come un valore che percorre una serie di trasformazioni concatenate, reciprocamente condizionate, una serie di metamorfosi che formano altrettante fasi o stadi di un processo complessivo. Due di queste fasi appartengono alla sfera della circolazione, una alla sfera della produzione. In ciascuna di queste fasi, il valore-capitale si trova in figura differente, cui corrisponde una differente, speciale funzione. Dentro questo movimento, il valore capitale anticipato non soltanto si conserva, ma cresce, aumenta la sua grandezza. Il cambiamento di valore, tuttavia, appartiene unicamente alla metamorfosi P, processo di produzione, che appare così come metamorfosi reale del capitale, di contro alle metamorfosi puramente formali della circolazione. Infine, nello stadio finale, esso ritorna alla stessa forma in cui era apparso all?inizio del processo complessivo. Questo processo complessivo è perciò un processo ciclico.

Il capitale che nel corso del suo ciclo complessivo assume e di nuovo abbandona le forme del capitale monetario, del capitale merce e del capitale produttivo, e in ciascuna assolve la funzione ad essa corrispondente, è capitale industriale, industriale qui nel senso che abbraccia ogni ramo della produzione condotta capitalisticamente. Vi sono, infatti, branche di industria autonome, nelle quali il prodotto del processo di produzione non è un nuovo prodotto oggettivo, una merce. Tra esse economicamente importante è soltanto l? industria delle comunicazioni, sia essa vera e propria industria dei trasporti, per merci e persone, oppure industria delle telecomunicazioni (trasmissione di comunicazioni e/o dati, lettere, fax, internet, ecc.).

Il risultato – sia che vengano trasportate persone oppure merci oppure dati – è appunto il cambiamento di luogo. L?effetto utile prodotto è legato in maniera indissolubile al processo di trasporto, cioè al processo di produzione dell?industria dei trasporti in senso lato. Persone, merci, dati viaggiano col mezzo di trasporto, e il suo viaggiare, il suo movimento nello spazio è appunto il processo di produzione da esso operato.

La formula per l?industria dei trasporti sarebbe quindi D-M(L+Mp)…P-D?, poiché viene pagato e consumato il processo di produzione stesso, non un prodotto da esso separabile. Essa ha dunque quasi esattamente la stessa forma di quella della produzione dei metalli nobili, solo che qui D? è forma trasformata dell?effetto utile generato durante il processo di produzione, non forma naturale dell?oro o dell?argento generato durante tale processo e da questo espulso.

Il capitale industriale è l?unico modo di essere del capitale in cui funzione del capitale non sia soltanto l?appropriazione di plusvalore, rispettivamente di plusprodotto, ma contemporaneamente la sua creazione. Esso è perciò la condizione del carattere capitalistico della produzione; la sua esistenza implica quella dell?antagonismo di classe tra capitalisti e operai salariati. Nella misura in cui esso si impadronisce della produzione sociale, vengono sovvertite la tecnica e l?organizzazione sociale del processo lavorativo, e con ciò il tipo economico-storico della società.

Il ciclo del capitale monetario è la forma fenomenica più unilaterale, quindi più evidente e caratteristica del ciclo del capitale industriale, il cui scopo e motivo conduttore, il far denaro e l?accumulazione, si presenta in modo che balza agli occhi (comprare per rivendere più caro). Tuttavia, esso evidenzia anche come il processo capitalistico di produzione è condizionato dalla circolazione, dal commercio (il mercato è il luogo della compera, così come della vendita).

Il ciclo del capitale monetario è la forma generale del ciclo del capitale industriale, in quanto è presupposto il modo capitalistico di produzione, da una parte perché è presupposta la classe degli operai salariati (D-L), dall?altra, in quanto ciò che per il compratore dei mezzi di produzione è primo stadio (D-Mp), è M?-D? per il loro venditore, quindi presuppone in M? il capitale-merce, con ciò la merce stessa come risultato della produzione capitalistica, e perciò funzione del capitale produttivo.

Capitolo secondo

Il ciclo del capitale produttivo

Il ciclo del capitale produttivo ha la formula generale: P…M?-D?-M…P. Esso indica la funzione periodicamente rinnovata del capitale produttivo, dunque la riproduzione: non soltanto produzione, ma periodica riproduzione di plusvalore.

I. Riproduzione semplice

Si ha quando il d (plusvalore realizzato, trasformato in denaro, monetizzato) viene interamente speso, come reddito del capitalista (l?intero plusvalore entra nel consumo personale del capitalista, dopo essere stato tesaurizzato sotto forma di denaro, cioè momentaneamente sottratto alla circolazione), mentre D viene reinvestito nell?acquisto di M(L+Mp). Pertanto, una circolazione semplice delle merci (gli acquisti familiari sparsi del capitalista) si accompagna alla circolazione capitalistica delle merci (ciclo del capitale industriale). Il che può così essere rappresentato:

M?(M+m) – D?(D+d) – M(L+Mp)

con le circolazioni parallele M – D – M(L+Mp) [consumo produttivo], e m – d – m [consumo personale].

Il ciclo (tutti i cicli), per svolgersi regolarmente, presuppone che tutto il capitale-merce venga realizzato al suo valore; e che il riacquisto di M(L+Pm), avvenga agli stessi rapporti di valore. Di fatto, tuttavia, i valori dei mezzi di produzione variano; è proprio della produzione capitalistica la continua variazione dei rapporti di valore, già mediante la variazione costante nella produttività del lavoro che caratterizza la produzione capitalistica.

Nella metamorfosi M?-D?, può avvenire che la vendita subisca ritardi: tutta, o parte della merce prodotta giace in magazzino. Il ciclo si interrompe, o ritarda. Nella metamorfosi successiva, D?-M(L+Mp), avviene che non sia immediatamente rinvenibile sul mercato il, o i mezzi di produzione occorrenti, o nella quantità occorrente. Il denaro si tesaurizza, involontariamente. Ma la differenza è questa: in forma di denaro, il capitale può reggere più a lungo che nella forma deteriorabile di merce. Inoltre, in forma di denaro, esso è in grado di assumere un?altra forma di capitale produttivo; mentre, in quanto M?, non può, in generale, fare un passo avanti.

Con il compimento di D-M(L+Mp), D è ritrasformato in capitale produttivo, in P, ed il ciclo si rinnova. La forma sviluppata del capitale produttivo è dunque:

P … M’(M+m) – D’(D+d) – M(L+Mp) … P

L?atto M?-D? presuppone per la continuazione del ciclo del valore capitale soltanto che M? sia stato trasformato in denaro, venduto. Ma se M? resta nelle mani di chi l?ha comprato, ciò – in un primo tempo – non tocca affatto la continuazione del ciclo del capitale produttivo. Questo è un punto importante per l?esame delle crisi.

Può infatti capitare (e capita) che la produzione di plusvalore e con essa il consumo individuale del capitalista può crescere, che l?intero processo di riproduzione si trovi nella condizioni più fiorenti, e tuttavia una gran parte delle merci essere entrata solo in apparenza nel consumo, in realtà giacere invenduta nelle mani dei rivenditori; di fatto, dunque, trovarsi ancora sul mercato. Flusso di merci segue flusso di merci, e finalmente viene alla luce il fatto che il flusso precedente solo in apparenza è stato inghiottito dal consumo. I capitali-merce si contendono reciprocamente il loro posto sul mercato. Per vendere, gli ultimi arrivati vendono al di sotto del prezzo (di produzione: v. Libro III). I flussi precedenti non sono ancora resi liquidi, mentre scadono i termini di pagamento. I loro possessori devono dichiararsi insolventi, ovvero vendere a qualunque prezzo, per pagare. Questa (s)vendita non ha assolutamente nulla a che fare con lo stato reale della domanda. Essa ha a che fare solo con la domanda di pagamento, con l?assoluta necessità di trasformare merce in denaro. Allora scoppia la crisi.

II. Accumulazione e riproduzione su scala allargata

Poichè le proporzioni entro cui si può allargare il processo di produzione sono prescritte non arbitrariamente ma tecnicamente, il plusvalore realizzato, sebbene destinato alla capitalizzazione, spesso può crescere solo mediante la ripetizione di differenti cicli fino al volume (quindi fino ad allora deve venire accumulato) in cui può realmente operare come capitale addizionale ovvero entrare nel ciclo del valore-capitale in processo. Il plusvalore si fissa dunque (momentaneamente) in tesoro e in questa forma costituisce capitale monetario virtuale, potenziale. Virtuale, perchè fino a quando permane in forma di denaro non può operare come capitale [industriale].

Tutto il carattere della produzione capitalistica è determinato dalla produzione di quanto più plusvalore è possibile; in secondo luogo, tuttavia (v. Libro I, cap.XXII), dalla produzione di capitale, dunque dalla trasformazione di plusvalore in capitale. L’accumulazione o produzione su scala allargata, che appare come mezzo per una produzione sempre più estesa di plusvalore, cioè – in ultima analisi – per l’arricchimento del capitalista come scopo personale di questi, ed è compresa nella tendenza generale della produzione capitalistica, diviene tuttavia in seguito – mediante il suo sviluppo – una necessità per ogni capitalista individuale. Il costante ingrandimento del suo capitale diviene condizione per la conservazione del capitale stesso.

Abbiamo considerato dapprima la riproduzione semplice, per la quale si è presupposto che l’intero plusvalore venisse speso come reddito. In realtà, in condizioni normali una parte del plusvalore deve sempre essere spesa come reddito e un’altra parte capitalizzata, e riguardo a questo è del tutto indifferente se il plusvalore prodotto entro un determinato periodo venga consumato per intero, oppure per intero capitalizzato. Nella media del movimento – e la formula generale può rappresentare solo questa – hanno luogo entrambe le cose. Per non complicare la formula, è preferibile tuttavia presupporre che l’intero plusvalore sia accumulato.

La formula P … M’ – D’ – M”(L+Mp) … P’ esprime: capitale produttivo che viene riprodotto su scala maggiore e con valore maggiore (P…P’), e comincia il suo secondo ciclo o, ciò che è lo stesso, rinnova il suo primo ciclo, come capitale produttivo accresciuto.

Nello stadio D’ – M”(L+Mp), l’accresciuta grandezza è indicata unicamente da M”(M’+ m), non da L’ o Mp’. Poichè M è la somma di L e Mp, con M’ (o M”) è già indicato che la somma di L e Mp in esso contenuti è maggiore dell’originario P. In secondo luogo poi, la designazione L’ e Mp’ sarebbe erronea, perchè noi sappiamo che alla crescita del capitale è legata una variazione della sua composizione di valore, con il progredire della quale il valore di Mp cresce, quello di L diminuisce sempre relativamente, spesso assolutamente.

III. Accumulazione monetaria

Che d, il plusvalore monetizzato, venga subito aggiunto di nuovo al valore-capitale in processo, e così insieme con il capitale D possa entrare nel processo ciclico costituendo la grandezza D’, dipende da circostanze che sono indipendenti dalla pura e semplice esistenza di d. Se d deve servire da capitale monetario in un secondo affare autonomo, da avviare accanto al primo affare, è chiaro che è utilizzabile in questo senso solo se possiede la grandezza minima richiesta per tale affare. Se esso dev’essere impiegato per estendere l’impresa originaria, i rapporti dei fattori materiali di P ed i loro rapporti di valore condizionano parimenti una determinata grandezza minima per d.

L’accumulazione monetaria, la tesaurizzazione, appare qui come un processo che accompagna temporaneamente l’accumulazione reale, l’ampliamento della scala su cui opera il capitale industriale. Il denaro figura qui come capitale monetario potenziale, in formazione, come fondo di accumulazione monetario.

IV. Fondo di riserva

Se il processo M’-D’ si prolunga oltre la sua misura normale, se dunque il capitale-merce è trattenuto in maniera anormale nella sua trasformazione in forma di denaro; o se, compiuta quest’ultima, ad es. il prezzo dei mezzi di produzione nei quali deve essere convertito il capitale monetario è salito oltre il livello che aveva all’inizio del ciclo, allora il fondo di accumulazione monetaria può essere adoperato per prendere il posto del capitale monetario o di una parte di esso. Il fondo di accumulazione monetario serve così da fondo di riserva, per equilibrare perturbazioni del ciclo.

Come fondo di riserva esso è differente dal fondo di mezzi di acquisto e di pagamento considerato nel ciclo P … P. Questi ultimi sono una parte del capitale monetario in funzione, le cui parti entrano in funzione soltanto in tempi differenti una dopo l’altra. Nella continuità del processo di produzione si forma costantemente capitale monetario di riserva, poichè oggi vengono ricevuti dei pagamenti che solo in un termine successivo sono nuovamente da effettuare, ecc. Viceversa, il fondo di riserva non è una parte costitutiva del capitale monetario in funzione, bensì del capitale che si trova in uno stadio preliminare della sua accumulazione, del plusvalore non ancora trasformato in capitale-attivo.

La formula generale del ciclo del capitale produttivo, che comprende riproduzione semplice e riproduzione su scala allargata, è:

P … M’-D’. D-M(L+Mp) … P(o P’).

Se P = P, allora D = D’-d; se P = P’, allora D è maggiore di D’-d; cioè d è stato trasformato, per intero o in parte, in capitale monetario.

Capitolo terzo

Il ciclo del capitale-merce

La formula generale per il ciclo del capitale-merce è:

M’-D’-M … P … M’.

M’ appare non solo come prodotto, ma anche come presupposto di entrambe i cicli precedenti, poichè ciò che per un capitale implica D-M, per l’altro implica già M’-D’, almeno in quanto una parte dei mezzi di produzione è essa stessa il prodotto-merce di altri capitali individuali che si trovano nel loro ciclo. Nel nostro caso, ad es., carbone, macchine ecc. sono il capitale-merce di colui che sfrutta le miniere, del costruttore capitalistico di macchine, ecc.

Se la riproduzione ha luogo su scala allargata, la M’ finale è maggiore di M’ iniziale, e deve essere perciò designata qui con M”.

Ciò che distingue la terza forma dalle altre due, è che soltanto in questo ciclo il valore-capitale valorizzato, non il valore-capitale originario, ancora da valorizzare, compare come punto di partenza della sua valorizzazione.

Capitolo quarto

Le tre figure del processo ciclico

Le tre figure possono essere così rappresentate, se Ct sta per il processo della circolazione totale:

I) D-M … P … M’-D’;
II) P … Ct … P;
III) Ct … P(M’).

Se riassumiamo tutte e tre le forme, tutti i presupposti del processo appaiono come un suo risultato, cme un presupposto da esso stesso prodotto. Ciascun momento appare come punto di partenza, punto intermedio e punto di ritorno. Il processo totale si presenta come unità di processo di produzione e processo di circolazione; il processo di produzione diviene mediatore del processo di circolazione e viceversa.

A tutti e tre i cicli è comune la valorizzazione del valore come scopo determinante, e come motivo propulsore. In I, ciò è espresso nella forma (D-…-D’). La forma II inizia con P, il processo di valorizzazione stesso. In III, il ciclo inizia con il valore valorizzato e conclude con valore nuovamente valorizzato, anche se il movimento fosse ripetuto su scala invariata.

Il processo ciclico del capitale è interruzione costante, abbandono di uno stadio, ingresso nel successivo; spogliarsi di una forma, esistere in un’altra forma; ciascuno di questi stadi non solo condiziona l’altro, ma contemporaneamente lo esclude.

La continuità è tuttavia il contrassegno caratteristico della produzione capitalistica ed è condizionata dal suo fondamento tecnico, anche se non sempre è in ogni caso raggiungibile.

Il ciclo reale del capitale industriale nella sua continuità, perciò, non è solo unità di processo di produzione e di processo di circolazione, ma unità di tutti e tre i suoi cicli. Ma esso può essere tale unità solo in quanto ogni differente parte del capitale può successivamente percorrere le fasi del ciclo che si susseguono, passare da una fase, da una forma di funzione, all’altra, quindi il capitale industriale, in quanto totalità di queste parti, si trova contemporaneamente nelle differenti fasi e funzioni e descrive così contemporaneamente tutti e tre i cicli. Ogni arresto della successione reca disordine alla contemporaneità, ogni arresto in uno stadio opera un arresto più o meno grande nel ciclo complessivo non soltanto nella parte di capitale arrestatasi, ma anche nel capitale individuale complessivo.

Capitolo quinto

Il tempo di circolazione

Il movimento del capitale attraverso la sfera della produzione e le due fasi della sfera della circolazione si compie in una successione temporale. La durata della sua permanenza nella sfera della produzione costituisce il suo tempo di produzione, quella nella sfera della circolazione il suo tempo di circolazione o di giro. Il tempo totale in cui il capitale descrive il suo giro è perciò uguale alla somma del tempo di produzione e del tempo di circolazione.

Tempo di produzione non si identifica col tempo di lavorazione: i macchinari di notte possono restare fermi, quindi non sono in funzione, e la lavorazione può riprendere l’indomani, ecc. Ma, sebbene il tempo di produzione del capitale possa discostarsi dal suo tempo di lavoro, lo racchiude sempre, e l’eccedenza stessa è condizione del processo di produzione. Il tempo di produzione è dunque sempre il tempo durante il quale il capitale produce valori d’uso e valorizza se stesso, opera perciò come capitale produttivo, sebbene includa del tempo in cui o è latente, ovvero anche produce senza valorizzarsi.

Tempo di circolazione e tempo di produzione si escludono scambievolmente. Durante il suo tempo di circolazione, il capitale non opera come capitale produttivo e perciò non produce merce nè plusvalore.

Capitolo sesto

I costi di circolazione

I. Costi puri di circolazione

a. Tempo di compera e di vendita.
I mutamenti di forma del capitale da merce in denaro e da denaro in merce sono in pari tempo operazioni commerciali del capitalista, atti di compera e di vendita. Il tempo in cui si compiono questi mutamenti di forma del capitale è soggettivamente, dal punto di vista del capitalista, tempo di vendita e tempo di compera, il tempo durante il quale egli opera sul mercato come venditore e come compratore. Come il tempo di circolazione del capitale costituisce una sezione necessaria del suo tempo di riproduzione, così il tempo durante il quale il capitalista compra e vende, si aggira per il mercato, costituisce una sezione necessaria del suo tempo di funzione in quanto capitalista, cioè in quanto capitale personificato. Esso costituisce una parte del suo tempo di affari.

b. Contabilità
Oltre al vero e proprio comperare e vendere, tempo di lavoro viene speso nella contabilità, nella quale entra inoltre lavoro oggettivato (penne, carta, scrivanie, pc, spese d’ufficio, ecc.). Dunque, in questa funzione da una parte viene spesa forza-lavoro, dall’altra, mezzi di lavoro. Avviene qui proprio come per il tempo di compera e di vendita.

Se un capitalista investe ex novo il suo capitale, deve investirne una parte nell’acquisto di un contabile ecc. e in mezzi di contabilità. Se il suo capitale è già in funzione, impegnato nel suo costante processo di riproduzione, egli deve costantemente ritrasformare in contabile, commesso e impiegati una parte del prodotto-merce, mediante trasformazione in denaro. Questa parte del capitale è sottratta al processo di produzione e appartiene ai costi di circolazione, sottrazioni dal ricavato totale. (Inclusa la forza-lavoro che viene impiegata esclusivamente per questa funzione).

c. Denaro
Un prodotto, venga o no prodotto come merce, è sempre figura materiale di ricchezza, valore d’uso, destinato a entrare nel consumo individuale o produttivo. Come merce il suo valore esiste idealmente nel prezzo, che non muta nulla alla sua reale figura d’uso. Ma che determinate merci, cpme oro e argento, abbiano funzione di denaro e come tali dimorino esclusivamente nel processo di circolazione, è un puro prodotto della determinata forma sociale del processo di produzione, che è processo di produzione di merci. Poichè sulla base della produzione capitalistica la merce diviene la figura generale del prodotto, e la massa più grande del prodotto viene prodotta come merce e deve perciò assumere la forma di denaro; poichè dunque la massa di merci cresce incessantemente, aumenta qui anche il volume dell’oro e dell’argento che opera come mezzo di circolazione, mezzo di pagamento, riserva ecc. Queste merci che operano come denaro non entrano nè nel consumo individuale nè in quello produttivo. E’ lavoro sociale, fissato in una forma in cui serve soltanto da motore della circolazione. Oltre al fatto che una parte della ricchezza sociale è relegata in questa forma improduttiva, il logorìo del denaro esige continua sostituzione di esso o conversione di più lavoro sociale – in forma di prodotto – in più oro e argento. Questi costi di sostituzione sono ragguardevoli in nazioni sviluppate capitalisticamente, perchè in generale la parte della ricchezza relegata in forma di denaro è abbondante. Oro e argento, in quanto merce-denaro, costituiscono per la società costi di circolazione che scaturiscono solo dalla forma sociale della produzione. Sono faux frais della produzione di merci in generale, che crescono con lo sviluppo della produzione di merci e particolarmente della produzione capitalistica. E’ una parte della ricchezza sociale che deve essere sacrificata al processo di circolazione.

II. Costi di conservazione

Costi di circolazione che provengono dal semplice cambiamento di forma del valore, dalla circolazione idealmente considerata, non entrano nel valore delle merci. Le parti di capitale in essi spese costituiscono semplici sottrazioni del capitale speso produttivamente, in quanto viene preso in considerazione il capitalista; e costituiscono una spesa improduttiva di forza-lavoro, in quanto si prende in considerazione l’intera società.

Di altra natura sono i costi di circolazione di natura “conservativa”. Essi possono scaturire da processi di produzione che vengono continuati solo nella circolazione; il cui carattere produttivo, dunque, è soltanto nascosto dalla forma di circolazione. Essi possono d’altra parte, considerati socialmente,essere semplici costi, spesa improduttiva, sia di lavoro vivente sia di lavoro oggettivato; ma tuttavia, appunto per ciò, operano come creatori di valore per il capitalista individuale, costiutiscono un’aggiunta al prezzo di vendita della sua merce.

Ciò consegue già dal fatto che, in differenti sfere di produzione, e qualche volta per differenti capitali individuali entro la stessa sfera di produzione, questi costi sono differenti. Per mezzo della loro aggiunta al prezzo della merce, essi vengono suddivisi secondo la quota in cui ricadono sui capitalisti individuali. Ma ogni lavoro che aggiunge valore può aggiungere anche plusvalore e sulla base capitalistica aggiungerà sempre plusvalore; poichè il valore che esso forma dipende dalla sua propria grandezza, il plusvalore che esso forma dipende dalla misura in cui il capitalista lo paga. Costi dunque che rincarano la merce, senza aggiungerle valore d’uso, che per la società appartengono dunque ai faux frais della produzione, per il capitalista individuale possono costituire fonte di arricchimento. D’altra parte, in quanto l’aggiunta che essi apportano al prezzo della merce non fa che suddividere in modo uguale questi costi di circolazione, non cessa con questa il loro carattere improduttivo. Ad es. le compagnie di assicurazione suddividono le perdite dei capitalisti individuali tra la classe capitalistica. Ciò tuttavia non impedisce che, considerando il capitale sociale complessivo, le perdite così livellate siano sempre perdite.

a. Formazione di scorte in generale

b. Scorta di merce vera e propria

III. Spese di trasporto

Seconda Sezione

La rotazione del capitale

Capitolo settimo

Tempo di rotazione e numero delle rotazioni

Capitolo ottavo

Capitale fisso e capitale circolante

I. Le differenze di forma
II. Elementi, sostituzione, riparazione, accumulazione del capitale fisso

Capitolo nono

La rotazione complessiva del capitale anticipato. Cicli di rotazione

Capitolo decimo.
[Teorie su capitale fisso e circolante. I fisiocratici e Adam Smith]

Capitolo undicesimo.
[Teorie su capitale fisso e circolante. Ricardo]

Capitolo dodicesimo.

Il periodo di lavoro

Capitolo tredicesimo.

Il tempo di produzione

Capitolo quattordicesimo.

Il tempo di circolazione

Capitolo quindicesimo.

Azione del tempo di rotazione sulla grandezza dell?anticipo di capitale

I. Periodo di lavoro uguale al periodo di circolazione
II. Periodo di lavoro maggiore del periodo di circolazione
III. Periodo di lavoro minore del periodo di circolazione
IV. Risultati
V. Effetto della variazione di prezzo

Capitolo sedicesimo.

La rotazione del capitale variabile

I. Il saggio annuo del plusvalore
II. La rotazione del singolo capitale variabile
III. La rotazione del capitale variabile considerata socialmente

Capitolo diciassettesimo.

La circolazione del plusvalore

I. Riproduzione semplice
II. Accumulazione e riproduzione allargata

Terza Sezione

La riproduzione e la circolazione del capitale complessivo sociale

Capitolo diciottesimo.

Introduzione

I. Argomento della ricerca

Il processo diretto di produzione del capitale è il suo processo di lavoro e di valorizzazione, il processo il cui risultato è il prodotto-merce, e il cui motivo determinante è la produzione di plusvalore.
Il processo di riproduzione del capitale abbraccia tanto questo processo diretto di produzione, quanto le due fasi del processo di circolazione vero e proprio, cioé il ciclo complessivo che come processo periodico – processo che si ripete sempre di nuovo in determinati periodi – forma la rotazione del capitale.

Sia che consideriamo il ciclo nella forma D…D’ ovvero nella forma P…P’, il processo diretto di produzione P costituisce sempre soltanto un elemento di questo ciclo. Nella prima forma, esso appare come mediazione del processo di circolazione; nell’altra il processo di circolazione appare come mediazione di esso. Il suo costante rinnovarsi, il costante ripresentarsi del capitale come capitale produttivo, è condizionato in entrambe i casi dalle sue trasformazioni nel processo di circolazione. D’altro lato, il processo di produzione costantemente rinnovato è condizione delle trasformazioni che il capitale compie sempre di nuovo nella sfera della circolazione, del suo alterno presentarsi come capitale monetario e capitale-merce.

Ma ogni singolo capitale costituisce soltanto una frazione autonomizzata, dotata – per così dire – di vita individuale, del capitale complessivo sociale; così come ogni singolo capitalista costituisce soltanto un elemento individuale della classe dei capitalisti. Il movimento del capitale sociale consta della totalità dei movimenti delle sue frazioni autonomizzate, delle rotazioni dei capitali individuali. Come la metamorfosi della singola merce è un elemento della serie di metamorfosi del mondo delle merci, cioè della circolazione delle merci, così la metamorfosi del capitale individuale, la sua rotazione, è un elemento del ciclo del capitale sociale.

Questo processo totale comprende tanto il consumo produttivo (il processo diretto di produzione) con le trasformazioni di forma (scambi, considerati sotto l’aspetto materiale) che lo mediano; quanto il consumo individuale, con le trasformazioni di forma o scambi che lo mediano. Esso comprende, da un lato, la conversione di capitale variabile in forza-lavoro, e quindi l’incorporazione della forza-lavoro nel processo capitalistico di produzione. Qui l’operaio compare come venditore della sua merce, la forza-lavoro, e il capitalista come compratore della stessa. D’altro lato, tuttavia, nella vendita delle merci è compreso anche l’acquisto di esse da parte della classe operaia, cioè il consumo individuale di esse. Qui la classe operaia compare come compratrice e i capitalisti come venditori di merce agli operai.

La circolazione del capitale-merce comprende inoltre la circolazione del plusvalore, dunque anche le compravendite per mezzo delle quali i capitalisti attuano il proprio consumo individuale, il consumo del plusvalore.

Il ciclo dei capitali individuali visti nel loro complesso come capitale sociale, cioè il ciclo considerato nella sua totalità, comprende dunque non soltanto la circolazione del capitale, ma anche la circolazione generale delle merci. Quest’ultima non può consistere inizialmente che di due sole parti costitutive: 1) il ciclo vero e proprio del capitale, e 2) il ciclo delle merci che entrano nel consumo individuale, cioè delle merci in cui l’operaio spende il suo salario e il capitalista il suo plusvalore (o parte del suo plusvalore). E’ vero che il ciclo del capitale comprende anche la circolazione del plusvalore, in quanto questo rappresenta una parte del capitale-merce, e altresì la trasformazione di capitale variabile in forza-lavoro, il pagamento del salario. Ma l’esborso in merci di questo plusvalore e salario non costituisce un elemento della circolazione del capitale, sebbene almeno l’esborso del salario condizioni questa circolazione.

Nel Libro I il processo capitalistico di produzione è stato analizzato, sia come fatto isolato sia come processo di riproduzione; la produzione del plusvalore e la produzione del capitale stesso. Il cambiamento di forma e di materia, che il capitale subisce entro la sfera della circolazione, lo abbiamo presupposto, senza soffermarci sull’argomento. Abbiamo dunque presupposto che il capitalista, da un lato, vende il prodotto al suo valore, dall’altro, entro la sfera dela circolazione trova già i mezzi materiali di produzione per ricominciare il processo o per proseguirlo in maniera continuativa. L’unico atto entro la sfera della circolazione sul quale abbiamo dovuto soffermarci, è stato la compravendita della forza-lavoro come condizione fondamentale della produzione capitalistica.

Nella prima sezione di questo Libro II sono state considerate le differenti forme che il capitale assume nel suo ciclo e le differenti forme di questo ciclo stesso. Al tempo di lavoro, considerato nel Libro I, si aggiunge ora il tempo di circolazione.

Nella seconda sezione il ciclo è stato considerato come periodico, cioè come rotazione. Da un lato si è mostrato come le differenti parti costitutive del capitale (fisso e circolante) compiano in differenti lassi di tempo e in differente modo il ciclo delle forme; d’altro lato si sono esaminate le circostanze che determinano le differenza nella durata dei periodi di lavoro e dei periodi di circolazione. Si è mostrata l’influenza dei periodi ciclici e dei diversi rapporti fra le loro parti costitutive sull’estensione del processo di produzione stesso, come sul saggio annuo del plusvalore. Di fatto, se nella prima sezione sono state trattate principalmente le forme successive che il capitale nel suo ciclo costantemente assume e depone, nella seconda sezione si è visto invece come, entro questo flusso e questa successione di forme, un capitale di grandezza data si suddivida contemporaneamente, se pure in estensione variabile, nelle differenti forme di capitale produttivo, capitale monetario e capitale-merce, cosicché non soltanto esse si alternano reciprocamente, ma costantemente differenti parti del valore-capitale complessivo si trovano e operano una accanto all’altra in questi differenti stati. Il capitale monetario, segnatamente, si è presentato con una peculiarità che non era apparsa nel Libro I. Si sono trovate determinate leggi secondo le quali parti costitutive di un dato capitale, di grandezza diversa a seconda delle condizioni della rotazione, devono essere costantemente anticipate e rinnovate nella forma di capitale monetario, affinchè un capitale produttivo di volume dato possa funzionare senza interruzioni.

Nella prima come nella seconda sezione, si è tuttavia trattato sempre soltanto di un capitale individuale, del movimento di una parte autonomizzata del capitale sociale.

Ma i cicli dei capitali individuali si intrecciano gli uni con gli altri , si presuppongono e condizionano reciprocamente, e appunto in questo intrecciarsi formano il movimento del capitale sociale complessivo. Come nella circolazione semplice delle merci la metamorforsi complessiva di una merce appare come elemento della serie di metamorfosi del mondo delle merci, così ora la metamorfosi del capitale individuale appare come elemento della serie di metamorfosi del capitale sociale. Ma se la circolazione semplice delle merci non implicava affatto necessariamente la circolazione del capitale, – poichè essa può svolgersi sul fondamento di una produzione non capitalistica – invece il ciclo del capitale complessivo sociale implica anche la circolazione delle merci che non rientra nel ciclo del capitale singolo, cioè la circolazione delle merci che non costituiscono capitale.

Rimane ora da esaminare il processo di circolazione (che nel suo complesso è forma del processo di riproduzione) dei capitali individuali in quanto parti costitutive del capitale complessivo sociale, cioè il processo di circolazione di questo capitale complessivo sociale.

II. La funzione del capitale monetario

Passiamo ora a trattare del capitale monetario considerato come parte costitutiva del capitale complessivo sociale, sebbene l’argomento si inserisca in una parte successiva di questa sezione.

Nel considerare la rotazione del capitale individuale, si sono evidenziati due aspetti del capitale monetario.
- Primo: esso costituisce la forma in cui ogni capitale individuale compare sulla scena, inizia il suo processo in quanto capitale. Esso appare perciò come il motore primo che dà impulso all’intero processo.
- Secondo: a seconda della differente lunghezza del periodo di rotazione e del differente rapporto tra le sue due parti costitutive – periodo di lavoro e periodo di circolazione – la parte costitutiva del valore-capitale anticipato che deve essere costantemente anticipata e rinnovata in forma di denaro varia in rapporto al capitale produttivo che essa pone in movimento, cioè in rapporto alla scala continuativa di produzione. Ma qualunque sia questo rapporto, la parte del valore-capitale in processo che può costantemente operare come capitale produttivo è in ogni caso limitata dalla parte del valore-capitale anticipato che deve costantemente esistere in forma di denaro accanto al capitale produttivo. Si tratta qui soltanto della rotazione normale, di una media astratta. Si prescinde qui da capitale monetario addizionale necessario per compensare arresti di circolazione.

Capitolo diciannovesimo.
[Precedenti trattazioni dell?argomento]

Capitolo ventesimo.

Riproduzione semplice

I. Impostazione del problema

Se consideriamo la funzione annua del capitale sociale nel suo risultato, cioè se consideriamo il prodotto-merce che la società fornisce durante l’anno, deve apparire in qual modo avvenga il processo di riproduzione del capitale sociale, quali caratteri distinguano questo processo di riproduzione dal processo di riproduzione di un capitale individuale, e quali caratteri siano comuni ad entrambi. Il prodotto annuo comprende tanto le parti del prodotto sociale che sostituiscono capitale, la riproduzione sociale, quanto le parti che entrano nel fondo di consumo e vengono consumate da operai e capitalisti, cioè tanto il consumo produttivo quanto quello individuale. Esso comprende anche la riproduzione (cioè conservazione) della classe capitalistica e della classe operaia, e quindi anche la riproduzione del carattere capitalistico dell’intero processo di produzione.

Nei cicli (D-M…P…M’-D’) e (P…M’-D’-M…P), il movimento del capitale è punto di partenza e di arrivo: ciò che in realtà include anche il consumo, poichè la merce, il prodotto, deve essere venduta. Ma presupposto che ciò sia avvenuto, per il movimento del capitale singolo è indifferente che cosa diventi in seguito questa merce. Invece nel movimento di (M’…M’) le condizioni della riproduzione sociale sono riconoscibili appunto dal fatto che dev’essere dimostrato che cosa diventa ogni parte di valore di questo prodotto complessivo M’(M+m). Il processo complessivo di riproduzione include qui tanto il processo di consumo mediato dalla circolazione, quanto il processo di riproduzione del capitale stesso.

E precisamente per gli scopi che ci stanno davanti, dobbiamo esaminare il processo di riproduzione dal punto di vista tanto della sostituzione del valore quanto della sostituzione della materia delle singole parti costitutive di M’. Ora non possiamo più, come abbiamo fatto nell’analisi del valore dei prodotti del capitale singolo, accontentarci di presupporre che il singolo capitalista può prima convertire in denaro le parti costitutive del suo capitale mediante la vendita del suo prodotto-merce e poi ritrasformarle in capitale produttivo, ricomperando gli elementi di produzione sul mercato delle merci. Questi elementi di produzione, in quanto sono di natura materiale, rappresentano una parte costitutiva del capitale sociale, esattamente come il prodotto individuale finito, che si scambia e si sostituisce con essi. D’altro lato, il movimento della parte del prodotto-merce sociale che viene consumata dall’operaio che spende il suo salario e dal capitalista che spende il plusvalore, costituisce non soltanto un elemento integrante del movimento del prodotto complessivo, ma si intreccia con il movimento dei capitali individuali, e perciò non possiamo spiegare questo processo presupponendolo semplicemente.

La questione si presenta immediatamente in questo modo: il capitale consumato nella produzione come viene sostituito, secondo il suo valore e secondo la sua forma materiale, dal prodotto annuo; e come si intreccia il movimento di questa sostituzione con il consumo del plusvalore da parte dei capitalisti e del salario da parte degli operai? Si tratta, quindi, per ora, della riproduzione su scala semplice. Inoltre, si presuppone non soltanto che i prodotti si scambino secondo il loro valore, ma anche che non avvenga alcuna rivoluzione di valore nelle parti costitutive del capitale produttivo.

Finchè abbiamo esaminato la produzione del valore e il valore dei prodotti del capitale in quanto capitale individuale, la forma naturale del prodotto-merce era del tutto indifferente per l’analisi (potevano essere macchinari oppure grano oppure specchi). Si trattava sempre di un esempio, e qualunque ramo di produzione poteva ugualmente servire da illustrazione. Ciò con cui avevamo a che fare era direttamente il processo di produzione stesso, che in ogni punto si presenta come processo di un capitale individuale. Nella misura in cui si considerava la riproduzione del capitale, era (per i nostri scopi di allora) sufficiente presupporre che operaio e capitalista trovino già sul mercato le merci in cui spendono salario e plusvalore. Questo modo puramente formale di esposizione non è più sufficiente, quando si consideri il capitale complessivo sociale e il suo prodotto-valore. La ritrasformazione di una parte del valore dei prodotti in capitale, il passaggio di un’altra parte nel consumo individuale sia della classe capitalistica sia della classe operaia, costituisce un movimento entro lo stesso valore dei prodotti, nel quale si è espresso il risultato del capitale complessivo; e questo movimento è non soltanto sostituzione di valore ma sostituzione di materia, e perciò è determinato tanto dal rapporto reciproco delle parti costitutive di valore del prodotto sociale quanto dal loro valore d’uso, dalla loro figura materiale.

La riproduzione semplice su scala invariata appare come un’astrazione in quanto, da un lato, su base capitalistica, l’assenza di ogni accumulazione o riproduzione su scala allargata è un’ipotesi improbabile; dall’altro, le condizioni nelle quali si produce non rimangono perfettamente invariate in anni differenti. Il presupposto è che un capitale sociale di valore dato fornisca tanto nell’anno precedente quanto nel presente nuovamente la stessa massa di valori-merce e soddisfi la stessa quantità di bisogni, sebbene possano mutarsi le forme delle merci nel processo di riproduzione. Tuttavia, quando si svolge l’accumulazione, la riproduzione semplice ne costituisce sempre una parte: può essere quindi considerata a sé ed è un fattore reale dell’accumulazione. Il valore del prodotto annuo può diminuire, sebbene rimanga costante la massa dei valori d’uso; il valore può rimanere lo stesso, sebbene diminuisca la massa dei valori d’uso; massa di valore e massa dei valori d’uso riprodotti possono diminuire contemporaneamente. Tutto ciò si riduce al fatto che la riproduzione si svolge in circostanze o più favorevoli di prima, o più difficili, le quali possono risultare in una riproduzione incompleta, manchevole. Tutto ciò può influire soltanto sul lato quantitativo dei differenti elementi della riproduzione, ma non sulle funzioni che assolvono, come capitale riproduttore o come reddito riprodotto, nel processo complessivo.

II. Le due sezioni della produzione sociale

Il prodotto complessivo, quindi anche la produzione complessiva dela società, si suddivide in due grandi sezioni:

- 1) Mezzi di produzione, merci che possiedono una forma in cui devono, o almeno possono, entrare nel consumo produttivo.

- 2) Mezzi di consumo, merci che possiedono una forma in cui entrano nel consumo individuale della classe capitalistica e della classe operaia.

In ciascuna di queste sezioni tutti i differenti rami di produzione ad essa appartenenti costituiscono un unico grande ramo di produzione: gli uni, quello dei mezzi di produzione; gli altri, quello dei mezzi di consumo. Il capitale complessivo impiegato in ciascuno dei due rami di produzione costituisce una grande sezione particolare.

In ogni sezione il capitale si suddivide in due parti costitutive:
- Capitale variabile. Questo, considerato secondo il valore, è uguale al valore della forza-lavoro sociale impiegata in questo ramo di produzione, cioè uguale alla somma dei salari per essa spesi. Considerato secondo la materia, esso consiste della forza-lavoro stessa che si attiva, cioè del lavoro vivente messo in movimento da questo valore-capitale.
- Capitale costante, cioè il valore di tutti i mezzi di produzione impiegati in questo ramo per la produzione. Questi a loro volta si suddividono in capitale fisso (macchine, strumenti di lavoro, fabbricati, bestiame da lavoro ecc.); e in capitale costante circolante ( materiali di produzione come materie prime ed ausiliarie, semilavorati ecc.).

Il valore del prodotto complessivo annuo, fabbricato con l’aiuto di questo capitale in ognuna delle due sezioni, si suddivide in una parte di valore che rappresenta il capitale costante e consumato nella produzione e, secondo il suo valore, solamente trasferito sul prodotto, e nella parte di valore aggiunta mediante il lavoro complessivo annuo. Quest’ultima si suddivide a sua volta nella sostituzione del capitale variabile v anticipato e nell’eccedenza rispetto ad esso, che costituisce il plusvalore pv. Come il valore di ogni singola merce, così anche quello del prodotto complessivo annuo di ciascuna sezione si suddivide in: c + v + pv.

Nell’esaminare il prodotto complessivo sociale e il suo valore, siamo costretti a far astrazione, almeno per ora, dalla parte di valore trasferita durante l’anno nel prodotto annuo con il logorio del capitale fisso, nella misura in cui questo capitale fisso non è stato anche sostituito di nuovo in natura durante l’anno. In un paragrafo successivo di questo capitolo discuteremo poi separatamente tale punto.

Porremo a base della nostra indagine sulla riproduzione semplice lo schema seguente, in cui c=capitale costante, v=capitale variabile, pv=plusvalore e il rapporto di valorizzazione pv/v (saggio di plusvalore) si suppone uguale al 100%. I numeri possono indicare miliardi di euro, dollari o yen.

I. Produzione di mezzi di produzione:
- capitale 4.000c + 1.000v = 5.000
- prodotto-merce 4.000c + 1.000v + 1.000pv = 6.000
esistenti in mezzi di produzione.

II. Produzione di mezzi di consumo:
- capitale 2.000 + 500v = 2.500
- prodotto-merce 2.000 + 500v + 500pv = 3.000
esistenti in mezzi di consumo.

Ricapitolando, il prodotto-merce complessivo annuo:
I. 4.000c + 1.000v + 1.000pv = 6.000, (valore) mezzi di produzione;
II 2.000c + 500v + 500pv = 3.000, (valore) mezzi di consumo.
Valore complessivo = 9.000, da cui, secondo quanto presupposto, è escluso il capitale fisso che continua ad operare nella sua forma naturale originaria.

III. Lo scambio tra le due sezioni: I(v+pv) contro II(c)

Cominciamo con il grande scambio tra le due classi.

I(1.000v + 1.000pv), questi valori che nelle mani dei loro produttori esistono nella forma naturale di mezzi di produzione, si scambiano contro II(2.000c), contro valori che esistono nella forma naturale di mezzi di consumo. In tal modo la classe capitalistica II [quella che produce mezzi di consumo] ha riconvertito il suo capitale costante = 2.000 dalla forma di mezzi di consumo in quella di mezzi di produzione dei mezzi di consumo stessi, in una forma in cui può nuovamente operare come fattore del processo lavorativo e per la valorizzazione come valore-capitale costante. D’altro lato, con questo mezzo l’equivalente per la forza-lavoro in I(1.000v) e il plusvalore dei capitalisti I(1.000pv) è realizzato in mezzi di consumo; ambedue sono convertiti dalla loro forma naturale di mezzi di produzione in una forma naturale in cui possono essere consumati come reddito.

Questa reciproca conversione si effettua tuttavia attraverso una circolazione monetaria che la media tanto quanto ne rende difficile la comprensione, ma che è di importanza decisiva perchè la parte variabile di capitale deve presentarsi sempre di nuovo in forma di denaro, come capitale monetario che dalla forma denaro si converte in forza-lavoro. (…)

IV. Lo scambio entro la sezione II. Mezzi di sussistenza necessari e oggetti di lusso

Del valore del prodotto-merce della sezione II restano ancora da esaminare le parti costitutive v + pv. Tale indagine non ha nulla a che fare con la questione più importante di cui qui ci occupiamo: cioè in qual misura la suddivisione del valore di ogni individuale prodotto-merce capitalistico in c + v + pv, valga parimenti per il valore del prodotto complessivo annuo anche se attuata per mezzo di differenti forme fenomeniche. Questo problema viene risolto mediante lo scambio di I(v+pv) contro IIc, da un lato; e mediante l’esame (da effettuare in un secondo tempo) della riproduzione di Ic nel prodotto merce annuo I, dall’altro. (…)

V. La circolazione monetaria mediatrice delle conversioni

(…) Il processo reale viene oscurato da due circostanze:

-1) la comparsa del capitale commerciale (la cui prima forma è sempre quella del denaro, poichè il commerciante non fabbrica “prodoti” o “merci”), e del capitale monetario, come oggetto della manipolazione di una categoria particolare di capitalisti, nel processo di circolazione del capitale industriale;

- 2) la suddivisione del plusvalore – che nel suo primo stadio deve trovarsi sempre nelle mani del capitalista industriale – tra diverse categorie, come rappresentanti delle quali, accanto al capitalista industriale, compaiono il proprietario fondiario (per la rendita fondiaria), l’usuraio (per l’interesse), il governo e i suoi impiegati (per le imposte), i rentiers, ecc. Questi signori (ri-)compaiono di fronte al capitalista industriale come compratori e, in quanto tali, come monetizzatori delle sue merci; pro parte anch’essi immettono “denaro” nella circolazione, e quegli lo riceve da essi (ma solo dopo averglielo anticipato). A questo proposito ci si dimentica continuamente da quale fonte essi lo hanno ricevuto in origine, e sempre di nuovo lo ricevono (il plusvalore appunto).

VI. Il capitale costante della sezione I

Rimane ancora da esaminare il capitale costante della sezione I, = 4.000c. Questo valore è uguale al valore dei mezzi di produzione consumati nella produzione del prodotto-merce I, nel quale ricompare. Questo valore che ricompare non è stato prodotto nel processo di produzione I ma è entrato in esso l’anno precedente come valore costante, come valore dato dei suoi mezzi di produzione ed esiste ora in tutta quella parte della massa di merce I che non è assorbita dalla categoria II; e precisamente il valore di questa massa di merce che rimane così nelle mani dei capitalisti è = 2/3 del valore del loro intero prodotto- merce annuo. Del singolo capitalista che produce un particolare mezzo di produzione abbiamo potuto dire: egli vende il suo prodotto-merce, lo trasforma in denaro. Avendolo trasformato in denaro, ha anche ritrasformato in denaro la parte di valore costante del suo prodotto. Con questa parte di valore trasformata in denaro, egli compra poi di nuovo da altri venditori di merci i suoi mezzi di produzione, ossia trasforma la parte di valore costante del suo prodotto in una forma materiale in cui può di nuovo operare come capitale costante produttivo. Ma ora questo presupposto diventa impossibile. La categoria capitalistica I comprende la totalità dei capitalisti che producono mezzi di produzione. Inoltre il prodotto-merce di 4.000 che è rimasto nelle loro mani è una parte del prodotto sociale che non si può scambiare con un’altra perchè non esiste più alcun’altra parte del prodotto annuo. Ad eccezione di questi 4.000, si è già disposto di tutto; una parte è assorbita dal fondo sociale di consumo e un’altra parte deve sostituire il capitale costante della sezione II, che ha già scambiato tutto ciò di cui poteva disporre nello scambio con la sezione I.

La difficoltà si risolve assai semplicemente, quando si consideri che l’intero prodotto-merce I nella sua forma naturale consiste in mezzi di produzione, cioè negli elementi materiali dello stesso capitale costante.

VII. Capitale variabile e plusvalore nelle due sezioni

Il valore complessivo dei mezzi di consumo annualmente prodotti è dunque pari al valore prodotto sub II durante l’anno (cioè il valore-capitale variabile II riprodotto durante l’anno più il plusvalore II prodotto ex novo) più il valore prodotto sub I durante l’anno (cioè il valore-capitale variabile I riprodotto durante l’anno e più il plusvalore I prodotto ex novo).

Premessa la riproduzione semplice, il valore complessivo dei mezzi di consumo prodotti annualmente è quindi uguale al prodotto-valore annuo, cioè uguale all’intero valore prodotto dal lavoro sociale durante l’anno, e tale dev’essere, poichè con la riproduzione semplice tutto questo valore viene consumato.

La giornata lavorativa totale della società si suddivide in due parti: 1) lavoro necessario; nel corso dell’anno esso crea un valore di 1.500v;
2) pluslavoro; esso crea un valore addizionale, o plusvalore, di 1.500pv. La somma di questi valore = 3.000 è uguale al valore dei mezzi di consumo annualmente prodotti pari a 3.000. Il valore ttale dei mezzi di consumo prodotti durante l’anno è quindi uguale al valore totale prodotto dalla giornata lavorativa totale della società durante l’anno, uguale al valore del capitale variabile sociale più il plusvalore sociale, uguale al nuovo prodotto totale annuo. (…)

Mezzi di produzione e mezzi di consumo, somma del prodotto sociale I e II, secondo il loro valore d’uso, concretamente, considerati nella loro forma naturale, sono bensì il prodotto del lavoro di quest’anno, ma solo in quanto questo lavoro venga a sua volta considerato come lavoro utile, concreto, non in quanto venga considerato come erogazione di forza-lavoro, come lavoro creatore di valore. E anche ciò solo nel senso che i mezzi di produzione sno stati trasformati in prodotto nuovo, nel prodotto di quest’anno, soltanto dal lavoro vivente ad essi aggiunto, che li ha adoperati. Inversamente, però, anche il lavoro di quest’anno non avrebbe potuto, a sua volta, trasformarsi in prodoto senza mezzi di produzione indipendenti da esso, senza mezzi di lavoro e mezzi di produzione.

VIII. Il capitale costante nelle due sezioni

Quanto al valore complessivo dei prodotti di 9.000, e alle categorie in cui esso si suddivide, la sua analisi non offre difficoltà maggiori di quella dei prodotti di un capitale singolo, anzi le due analisi sono identiche.

Nell’intero prodotto sociale annuo sono contenute qui tre giornate lavorative sociali di un anno. L’espressione di valore di ciascuna di queste giornate lavorative è = 3.000; perciò l’espressione di valore del prodotto totale è = 3 x 3.000 = 9.000. (…)

La difficoltà non consiste nell’analisi del valore del prodotto sociale in sé. Essa sorge quando si confrontano le parti costitutive di valore del prodotto sociale con le sue parti costitutive materiali. (…)

Nel caso del prodotto sociale annuo la difficoltà deriva dal fatto che la parte costante di valore si presenta in una specie di prodotti – mezzi di produzione – del tutto diversi da quelli – mezzi di consumo – in cui si presenta il nuovo valore v + pv aggiunto a questa parte costante di valore.
(…)

Se si dice di considerare la questione dal punto di vista sociale, se si considera, cioè, il prodotto complessivo sociale, che comprende sia la riproduzione del capitale sociale sia il consumo individuale, non si deve cadere nella maniera dell’economia borghese e considerare la cosa come se una società a modo capitalistico di produzione, considerata come totalità, perda questo suo carattere specifico, storico-economico. Al contrario. Allora ci si trova di fronte al capitalista complessivo. Il capitale complessivo appare come il capitale azionario dell’insieme di tutti i capitali singoli. Questa società per azioni ha in comune con molte altre società per azioni il fatto che ciascuno sa che cosa vi immette, ma non che cosa ne tirerà fuori.

IX. [Sguardo retrospettivo a A.Smith e Ramsay]

X. Capitale e reddito: capitale variabile e salario

XI. Sostituzione del capitale fisso

a. Sostituzione in forma di denaro della parte di valore rappresentata dal logorio

b. Sostituzione in natura del capitale fisso

c. Risultati

XII. La riproduzione del materiale monetario

XIII. [La teoria della riproduzione di Destutt de Tracy]

Capitolo ventunesimo.

Accumulazione e riproduzione allargata

I. Accumulazione nella sezione I
a. Tesaurizzazione
b. Il capitale costante addizionale
c. Il capitale variabile addizionale

II. Accumulazione nella sezione II

III. Rappresentazione schematica dell?accumulazione
a. Primo esempio
b. Secondo esempio
c. Conversione di IIc nell?accumulazione

IV. Osservazioni supplementari

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V. Testo in lingua originale (tedesco)
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V. Testo completo (in inglese)
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Riferimenti: Capitale Libro III

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Dizionario concettuale

8 Luglio 2003 Commenti chiusi

I termini che vengono qui di seguito definiti sono, in genere, di natura economico-sociale. Le definizioni sono tratte o ispirate, per lo più, dai testi di cui alla Bibliografia essenziale, ma adattate o coniate dalla redazione del blog.

Il Dizionario viene aggiornato di continuo, sia con l’aggiunta di nuove Voci, sia con la correzione e la riformulazione di quelle già presenti.

Lo sforzo, continuo, proteso alla ricerca di definizioni sempre più precise e calzanti, non è mirato ad ingabbiare la realtà ma, anzi, a disvelarne la sua infinita complessità. Pensiamo, così, di contribuire alla creazione di una “bussola” per orientarsi nel mondo in cui viviamo, per cercare di capirlo, al fine di tentare di cambiarlo, si spera in meglio.

Accumulazione: trasformazione del plusvalore (pv) in capitale. Indica il processo mediante il quale il plusvalore viene (in parte) reinvestito nella produzione (v. anche “Riproduzione allargata del capitale”). La parte percentuale del pv, che viene reinvestito, costituisce il saggio di accumulazione.

Accumulazione (regime di): (secondo Lipietz e la “scuola francese della regolazione”) modalità concreta in cui si attua l?accumulazione in un dato paese in un dato momento storico, cioè il modo in cui i singoli Stati favoriscono la realizzazione del plusvalore e il suo reinvestimento. Esempi: “fordismo” (mediante una politica di alti salari, c.d. “consumismo”); oppure “tatcherismo” (mediante contenimento dei salari, e sostegno agli investimenti mediante sussidi statali alle industrie e appalti pubblici). Ogni regime di a. è impostato su di uno schema di Riproduzione (v.).

Adattamento: quando una specie vivente si adatta a un determinato ambiente, mediante delle modificazioni. Se la modificazione riguarda le sue stesse caratteristiche fisiche (necessariamente di lunghissimo periodo), si parla di A. biologico; se viene modificato il modo del suo lavoro e l?organizzazione della sua vita, si parla di A. culturale.

Alienazione: senso di estraniazione, derivante dal dover compiere un lavoro, solitamente noioso e ripetitivo se non peggio, sotto la direzione e, soprattutto, a profitto di altri. In senso letterale, significa vendita, cessione ad altri della propria capacità lavorativa; per cui si ritorna se stessi solo dopo aver terminato il lavoro.

Aristocrazia operaia: termine coniato da Lenin per indicare lo strato meglio pagato della classe operaia dei paesi imperialistici, i cui alti salari poggiavano sui super-profitti derivanti dagli investimenti esteri (v. Imperialismo).

Articoli di lusso: merci non indispensabili alla riproduzione dei capitalisti in quanto tali, ma necessari in quanto spese di rappresentanza.

Azioni (titoli borsistici): quote di capitale scambiate in borsa. Danno diritto a chi le acquista di partecipare a parte dei profitti delle aziende che li emettono (“dividendi”).

Azioni (valore borsistico): il valore delle azioni di una società quotata in borsa oscilla tra la capitalizzazione dei dividendi (al tasso corrente d’interesse) e la capitalizzazione dei profitti; dividendi e profitti, quando non annunciati, calcolati in base alle stime e previsioni degli analisti di professione, degli “umori” e delle voci (“rumors”) del mercato.

Banca: azienda che gestisce il commercio di denaro. Percepisce sia il profitto, in quanto impresa; sia l?interesse, in quanto detentrice di capitali monetari. Parte dell?interesse lo ridistribuisce ai propri clienti (“correntisti” od “obbligazionisti”), detratte spese e commissioni.

Bilancia commerciale: registra il commercio visibile, ossia importazioni ed esportazioni di merci di un singolo Stato.

Bilancia dei pagamenti: registrazione delle transazioni di un paese con il resto del mondo. In teoria, la somma delle bilance dei pagamenti di tutti i paesi dovrebbe essere pari a zero, dal momento che ai pagamenti di un paese corrispondono gli incassi di un altro. Nella realtà, invece, esiste un consistente disavanzo mondiale. La bilancia dei pagamenti (BdP) è composta da due conti principali che, per definizione, devono pareggiare: le partite correnti e i movimenti di capitale. Le partite correnti sono composte da: bilancia commerciale; partite invisibili (pagamenti e incassi per servizi, ad esempio bancari, di trasporto marittimo o turistici, ed entrate e uscite dovute a dividendi e interessi); trasferimenti privati, come le rimesse dei lavoratori residenti all’estero; e trasferimenti ufficiali come gli stanziamenti alle organizzazioni internazionali. I movimenti di capitale registrano le transazioni riguardanti le attività e le passività di un paese: ad esempio, investimenti e prestiti da e verso l’estero.

Borsa: mercato nel quale le aziende (“quotate”) e lo Stato si procurano il capitale occorrente vendendo al pubblico titoli vari (detti Azioni ed Obbligazioni), promettendo in cambio il pagamento di interessi (“dividendi” o “cedole”).

Caduta tendenziale del saggio di profitto (Legge della): dato lo sviluppo progressivo della produttività sociale del lavoro, che comporta un aumento del capitale costante rispetto al capitale variabile, il saggio del plusvalore (supposto costante, o anche crescente, il grado di sfruttamento del lavoro) viene espresso da un saggio generale del profitto che tende a decrescere continuamente. In altre parole, il saggio generale medio del plusvalore deve esprimersi in una diminuzione del saggio generale del profitto.

Capacità lavorativa: l?insieme delle attitudini fisiche ed intellettuali che esistono nella corporeità di un uomo, e che egli mette in movimento ogni volta che produce valori d?uso di qualsiasi genere.

Capital gain: guadagno derivante dalla vendita di azioni, quando il prezzo di vendita è superiore al prezzo di acquisto, detratte le commissioni.

Capitale (C): valore che si valorizza (v. Processo di valorizzazione).

Capitale commerciale (Cc): capitale investito nel commercio. Se di merci dicesi capitale mercantile (Cm), se di denaro capitale bancario (Cb).

Capitale finanziario (Cf): simbiosi di capitale monopolistico, industriale e bancario (banca-industria). Esempi storici in Italia: Comit-Ilva; Credit-Fiat; Sconto-Ansaldo; ecc. A seconda della congiuntura economica, prevale la parte industriale (autofinanziamento monopolistico) o quella finanziaria (indebitamento bancario) del capitale (v. anche Holding).

Capitale (fisso/circolante): il capitale fisso (cf) è costituito da quella parte dei Mezzi di produzione che non rilascia tutto il suo valore nel singolo processo di produzione (capannone, macchinario, attrezzature e attrezzi, mezzi di trasporto). Il capitale circolante (cc) è dato dal logorio del capitale fisso, dalle materie prime e ausiliarie, che si consumano interamente nel singolo processo produttivo.

Capitale fittizio: è la capitalizzazione di un interesse effettivo, non scaturente da un capitale monetario reale. Es. tipico: le obbligazioni statali, il debito pubblico. In genere è la somma di denaro virtuale che rappresenta la capitalizzazione di un reddito, più o meno costante e periodico.

Capitale industriale (Ci): il Capitale(v.) che nel corso del suo ciclo complessivo assume e di nuovo abbandona le tre forme del Capitale monetario(v.), del Capitale-merce(v.) e del Capitale produttivo(v.). Industriale nel senso che abbraccia ogni ramo della produzione condotto capitalisticamente, ivi compresa l? Industria delle comunicazioni(v.).

Capitale-merce (M): il capitale che, al termine del processo produttivo, si è trasformato, incorporato, in merci.

Capitale monetario (D): il capitale sotto forma di denaro. Se indugia in questa forma, si tesaurizza. Di regola serve per l?acquisto di Mezzi di produzione(v.) e Forza-lavoro(v.).

Capitale monopolistico: capitale che detiene il monopolio di un determinato settore industriale o commerciale.

Capitale multi-nazionale: centralizzazione di capitali di vari paesi. Storicamente è sempre un capitale monopolistico nazionale che investe in vari paesi, finanche a costituire la propria base operativa all?estero; oppure deriva dalla fusione di capitali monopolistici di nazioni diverse (es. Pirelli-Dunlop). La differenza specifica rispetto ad un qualunque capitale monopolistico che ha interessi anche all?estero, è che le decisioni fondamentali (marketing, produzione, ricerca) possono essere prese in una qualsiasi parte del mondo, in base alla massimizzazione del profitto e indipendentemente dagli interessi nazionali della casa madre. E? il metodo più importante del secondo dopoguerra per reagire alla caduta tendenziale dei saggi di profitto nazionali.

Capitale produttivo: il capitale che si è trasformato, mediante l?acquisto, in Mp (Mezzi di produzione) e L (Forza-lavoro), pronto ad avviare il processo produttivo (P).

Capitalismo di Stato: è un modello di capitalismo in cui la leva dell?accumulazione originaria (generale o settoriale) è gestito prevalentemente dallo Stato, soprattutto nei settori “pesanti”, nei quali occorrono grandi investimenti e i tempi di rotazione del capitale sono troppo lunghi. Si accollano i costi dell?anticipazione di capitale sulle masse popolari di uno Stato, per assicurare i futuri profitti alla borghesia nazionale.

Capitalismo monopolistico di Stato: modello di capitalismo, in cui il capitale investito nei rami della produzione dei grandi mezzi di produzione, di energia, e dei trasporti strategici è per lo più, e a seconda delle circostanze, di proprietà o sotto il controllo dello Stato, che lo gestisce – in modo monopolistico – per conto della oligarchia borghese nazionale. In breve, è un sistema economico che permette la socializzazione delle perdite e, al contempo, la privatizzazione dei profitti. Quando prevale il primo aspetto, si parla e si tratta di “nazionalizzare” un intero ramo (es. ferrovie; elettricità; ecc.) o di “statalizzare” un?azienda (la vecchia Iri); quando prevale il secondo, si parla di “dismissioni” e di “privatizzazioni”.

Capitalismo parassitario: modello di capitalismo in cui predomina la forma speculativa del capitale finanziario, il quale s’investe in qualunque borsa del mondo nell’acquisto di blocchi azionari di società liquide per acquisirne il controllo, spremerne la liquidità, spingendo al rialzo il valore delle azioni per poi rivenderle, dopo aver prosciugato le controllate e rapinato i risparmiatori. Tratto caratteristico del modello parassitario è la fusione di profitto, interesse e rendita, mediante l’investimento immobiliare del capitale finanziario, come reazione alla caduta del saggio di profitto.

Capitalizzazione: costituzione di capitale fittizio. Si “capitalizza” ogni entrata regolare periodica, calcolandola in base al saggio corrente d’interesse, come ciò che un capitale prestato a questo saggio frutterebbe.

Centralizzazione (di capitali): riunisce in una sola mano più capitali frazionati, già formati e funzionanti. Processo di annessione di aziende da parte di un?altra azienda. Non è detto che modifichi la composizione organica del capitale così centralizzato.

Ciclo (economico): Questa la definizione di ciclo economico proposta da Mitchell (1927): “… un ciclo consiste in espansioni, che avvengono quasi contemporaneamente in molte attività economiche, e da riprese che poi confluiscono nella fase di espansione del ciclo successivo; questa successione di mutamenti è ricorrente ma non periodica …”.
I cicli (secondo una distinzione proposta da Schumpeter) si distinguono in:
- brevi, (cicli di Kitchin) di durata mediamente pari ai quaranta mesi;
- medi, (cicli di Juglar) di durata compresa tra sette e undici anni;
- lunghi, (cicli di Kondratiev) di durata secolare.
Solo quelli del primo tipo rientrano nell?ambito della congiuntura economica. Le loro caratteristiche generali sono essenzialmente:
1. diffusione, nel senso che la fase di espansione o di recessione deve riguardare un numero sufficientemente ampio di attività economiche e non essere ristretta ad alcune imprese o settori;
2. alternanza delle fasi di espansione e recessione;
3. ricorrenza delle alternanze.

Circolazione del capitale: trasformazione del capitale produttivo in capitale merce e di quest?ultimo in capitale monetario, per poi mutare di nuovo forma in capitale produttivo e così via.

Classe (sociale): l?insieme delle persone caratterizzato dalla propria collocazione sociale rispetto alla produzione di plusvalore e alla sua ripartizione. Per cui avremo: la classe operaia è quella che produce il plusvalore, ne assicura la realizzazione o l’incameramento; la classe borghese quella che lo incamera e se lo ridistribuisce al suo interno (il profitto agli imprenditori; l?interesse ai capitalisti o ai rentiers finanziari; la rendita ai proprietari terrieri ed immobiliari; le imposte allo Stato e alle sue articolazioni ). Tutti coloro che vivono del proprio lavoro, sfruttando se stessi, fanno parte della piccola-borghesia, in quanto godono solo indirettamente e non necessariamente del plusvalore complessivo sociale (attraverso ad es. i servizi pubblici). La media-borghesia si caratterizza come percettrice di frazioni o del profitto o dell?interesse o della rendita o delle imposte pubbliche.

Classe operaia: l?insieme dei lavoratori salariati attivi. Comprende i salariati dell?industria, dell?agricoltura, del commercio e dei servizi (pubblici e privati).

Colonialismo: rapporto tra due Stati in cui il primo (colonialista) domina il secondo (colonia), direttamente o indirettamente, sfruttandolo come fornitore di materia prima e prodotti agricoli a basso prezzo, e mercato di sbocco per le proprie merci industriali. Storicamente si designa, col termine di “colonizzazione”, il trasferimento di parte di una nazione in territori a bassa densità demografica, di solito mediante lo sterminio fisico e culturale delle popolazioni indigene (spagnoli nelle americhe; inglesi nel nord-america; israeliani in Cis-giordania; ecc.).

Composizione di valore del capitale: il rapporto tra la parte variabile e costante del capitale produttivo. Aumenta con l?aumento proporzionale del capitale costante.

Composizione organica del capitale: la sua composizione di valore, nella misura in cui è determinata dalla sua composizione tecnica e la rispecchia.

Composizione tecnica del capitale: il rapporto tra la massa dei mezzi di produzione usati da una parte, e della quantità di lavoro (forza-lavoro) necessaria per il loro uso dall?altra.

Comunismo (movimento): il C. come movimento reale è l?insieme delle lotte ingaggiate dal proletariato per liberarsi dalla schiavitù salariale.

Comunismo (società): la società comunista si caratterizza per la completa socializzazione dei mezzi di produzione e per l?assenza di classi sociali.

Concentrazione (di capitali): processo di accumulazione che porta ad un aumento della composizione organica del capitale.

Consumo (individuale): processo mediante il quale la merce, una volta acquistata dal compratore finale, si spoglia definitivamente del proprio Valore di scambio (v.) e viene, appunto, consumata solo in quanto Valore d?uso (v.). Il ciclo mercantile complessivo è: produzione, circolazione, distribuzione, consumo.

Consumo (produttivo): utilizzo delle merci (Mp + L) nel processo produttivo.

Contadini: lavoratori delle campagne. Si suddividono in: lavoratori indipendenti (coltivatori diretti; imprenditori agricoli; mezzadri) e dipendenti (braccianti; salariati agricoli).

Cooperazione semplice: coordinamento del lavoro di operai ex-artigiani, sotto la direzione del capitale, che lascia inalterato nel complesso il modo di lavorare del singolo. V. Manifattura.

Coscienza di classe: in genere, l?avere una chiara percezione di qual è la propria collocazione nella società, di quali sono i propri interessi e il proprio ambito. Per il proletario, di chi sono i suoi sfruttatori, e della necessità di lottare contro di essi.

Costi di circolazione: tutti i costi che, scaturendo solo dal mutamento di forma della merce, non aggiungono valore a quest’ultima. Costi, cioè, che rincarano le merci, senza aggiungere loro valore d’uso. Si distinguono in:
- costi puri di circolazione (tempo di compera e di vendita; contabilità; costi di produzione e sostituzione del denaro);
- costi di conservazione (formazione di scorte in generale; scorta di merce vera e propria;
- spese di trasporto (assortimento; imballaggio; assicurazione; movimentazione).

Crisi: è una interruzione del ciclo economico. Può avvenire nel ciclo del capitale produttivo (crisi produttiva), allorquando il capitale merce realizzatosi in denaro non riesce a ri-convertirsi in mezzi di produzione e forza-lavoro, inceppandosi così il processo della ri-produzione. Si ha crisi commerciale allorquando il capitale-merce, già trasformato in capitale monetario dai produttori, giace invenduto nei magazzini dei grossisti, quindi ristagna nel mercato (non viene venduto e consumato). Quando il capitale-merce, invece, non riesce a trasformarsi in capitale monetario, e quindi giace nei magazzini dei produttori, si ha la crisi di sovra-produzione. La crisi monetaria (o di liquidità) avviene quando il capitale-merce si trasforma solo virtualmente in capitale monetario, ma non in denaro (i titoli di credito non vengono onorati).

Crisi ciclica: crisi momentanea, contrassegnata da una riproduzione rattrappita, di ristrutturazione e preparazione ad una nuova fase di riproduzione allargata.

Crisi strutturale: crisi produttiva causata dall?eccessivo livellamento del saggio di profitto, dovuto alla sproporzione tra capitale costante e capitale variabile. Il capitalismo può uscirne, e di solito ne esce se il proletariato non ne approfitta, disinvestendo, chiudendo stabilimenti e attuando rivoluzioni di processi e di prodotti.

Crisi generale: crisi strutturale, generalizzata su scala mondiale, complicata dall?intervento attivo della classe operaia e del proletariato di uno o più nazioni, che ne approfitta per tentare di rovesciare il sistema capitalistico.

Crisi (teorie della): sono principalmente tre, e si basano tutte sulla contraddizione tra salario e profitto, in termini di sproporzionalità.
1. Teoria della “sproporzione”: la contraddizione è insita nella stessa circolazione delle merci (tra compera e vendita), e nella metamorfosi della circolazione capitalistica, accentuata dall?anarchia del mercato.
2. T. del “sottoconsumo”: il contrasto deriva dal modo di distribuzione; nella sfera della realizzazione si possono risolvere le contraddizioni della distribuzione (v. “il capitalismo organizzato” di Hilferding, o quello “statalizzato” di Renner).
3. T. della “sovra-produzione” o della “sovra-accumulazione”: la contraddizione è insita nel processo produttivo, nel rapporto tra capitale costante e variabile. La sfera della realizzazione è solo un momento della circolazione del capitale: in quella sede non è possibile risolvere le crisi strutturali, solo quelle cicliche. Il problema cruciale è la caduta tendenziale del saggio di profitto.

Deflazione: in genere, politica economica tesa alla riduzione dei prezzi dei mezzi di sussistenza; in realtà, politica di riduzione dei salari reali mediante il congelamento dei salari nominali e i licenziamenti.

Denaro: l?equivalente generale delle merci. Ora è l?oro, storicamente il sale o le pecore, ecc.

Dialettica (in filosofia): dottrina della contraddizione, elaborata dal filosofo tedesco Hegel in chiave idealistica, come insieme di pure leggi del pensiero. Marx ed Engels, dopo aver capovolto la teoria hegeliana, che poggiava sulla testa, riportandola coi piedi per terra, hanno conservato e riconsiderato la dialettica come scienza dei rapporti reciproci tra Materia e Movimento (v. Materialismo dialettico). La dialettica “copre” tutto il pensiero filosofico: lo studio dettagliato delle leggi del pensiero restano di competenza della logica formale; quello delle leggi della natura (ivi compreso l?uomo) della scienza.

Dialettica (leggi della): le leggi della dialettica sono ricavate, per astrazione, tanto dalla storia della natura come da quella delle società umane. Esse non sono altro che le leggi più generali di entrambe queste fasi dell?evoluzione, e del pensiero stesso.
Le leggi della dialettica si riducono, fondamentalmente, a tre.
- 1) legge della conversione della quantità in qualità, e viceversa;
- 2) legge della compenetrazione degli opposti;
- 3) legge della negazione della negazione.

Diritto: codificazione dei rapporti di forza tra le classi sociali.

Disoccupato/Disoccupazione: v. Esercito industriale di riserva.

Distribuzione: indica il processo di suddivisione (ripartizione) del prodotto sociale tra le varie classi (capitalisti, proprietari fondiari, operai, ecc.). Interviene subito dopo la Circolazione (v.) e immediatamente prima del Consumo (v.).

Dittatura del proletariato: esercizio del potere politico ad opera di un unico partito che rappresenta il proletariato rivoluzionario.

Divisione generale del lavoro: indica la separazione della produzione sociale nei suoi grandi generi, come agricoltura, industria, ecc.

Divisione del lavoro in particolare: ripartizione dei generi di produzione in specie e sottospecie.

Divisione del lavoro in dettaglio: la divisione del lavoro entro una fabbrica.

Divisione internazionale del lavoro: la divisione del lavoro tra le nazioni (es. nazioni produttrici di mezzi di produzione e nazioni produttrici di mezzi di sussistenza; ecc.).

Divisione sociale del lavoro: limitazione degli individui a sfere professionali particolari, che ha come punto di partenza la divisione fisiologica del lavoro (per sesso ed età). Essa è condizione d?esistenza della produzione delle merci, benché la produzione delle merci non sia inversamente condizione d?esistenza della divisione sociale del lavoro. A fondamento di ogni divisione del lavoro sviluppata e mediata attraverso lo scambio di merci, è la separazione di città e campagna, ed il loro antagonismo. L?intera storia economica delle società si riassume nel movimento di questo antagonismo.

Divisione territoriale del lavoro: vincola branche particolari della produzione a distretti particolari di un paese.

Dumping: la pratica di vendere ad alto prezzo (in condizioni di monopolio) nel mercato interno per poter vendere a basso prezzo nei mercati esteri.

Esercito industriale di riserva: la sovrappopolazione operaia, di pertinenza esclusiva del capitale, sempre pronto ai suoi bisogni immediati di valorizzazione.

Fondo di accumulazione monetario: la forma di denaro che l?accumulazione possiede temporaneamente.

Fondo di mezzi di acquisto e di pagamento: una parte del capitale monetario in funzione, le cui parti entrano in funzione soltanto in differenti termini di tempo una dopo l?altra.

Fondo di riserva: è il fondo di accumulazione monetario che viene adoperato per prendere il posto del capitale monetario o di una parte di esso, per equilibrare perturbazioni del ciclo.

Fordismo: indica una organizzazione del lavoro di fabbrica basata sulla catena di montaggio; nonché più in generale – una politica economico-sociale basata sul sostegno dei consumi (cioè dell?accumulazione capitalistica) mediante alti salari (es. USA e parte dell?Europa occ., tranne la GB, dal 1945 al 1965).

Formazione sociale: modello di società basato su di un determinato Modo di produzione(v.).

Forza-lavoro: la capacità lavorativa ridotta a merce. Il suo Valore d?uso(v.) è l?idoneità a lavorare (a far bene il suo lavoro); il suo Valore di scambio(v.) è dato dal tempo medio sociale occorrente a produrre i suoi Mezzi di sussistenza.

Forze produttive (del lavoro): l?insieme di tutte quelle forze che servono a produrre le risorse di una determinata società (Mezzi di produzione, Strumenti di lavoro, lavoratori).

Giornata lavorativa: la durata oraria giornaliera in cui opera il produttore. Si divide in ore di Lavoro necessario(v.) e ore di Plus-lavoro(v.).

Grande industria: (v. anche Cooperazione semplice; Manifattura). Grande azienda industriale che utilizza macchinari, con una elevata composizione del capitale.

Guerra: qualunque conflitto violento tra Stati, o tra gruppi economici e sociali.

Guerra coloniale: guerra di conquista coloniale (“guerra dell?oppio” per la conquista della Cina; la guerra di spartizione dell?Africa nella seconda metà dell?Ottocento; la guerra di Etiopia e Abissinia per l?Italia; ecc.).

Guerra anti-coloniale: reazione armata contro la dominazione coloniale (Cina contro Giappone, inizio secolo; Congo contro Belgio; Algeria contro Francia; ecc.).

Guerra di indipendenza nazionale: (es. Italia dell?Ottocento contro gli austriaci; oggi, Ceceni contro Russi, afgani e irakeni contro Usa-Gb).

Guerra imperialistica: guerra di aggressione di uno Stato imperialista nei confronti di altro o altri Stati, di solito nei confronti di potenze regionali, o locali, oppure di Stati oppressi.

Guerra inter-statale: conflitto armato tra due o più Stati.

Guerra civile: una lotta di classe di natura violenta.

Guerra commerciale: misure statali di protezionismo o di dumping nei confronti di altri Stati .

Guerra difensiva: difesa armata di uno Stato aggredito militarmente da una potenza imperialistica, regionale o locale. Es. Vietnam da Francesi prima e Usa poi; Libano da Israele; Afghanistan da Russia prima (1979-1989) e Usa poi (2001-2003); Irak da Usa e Gb (2003).

Guerra economica: qualunque conflitto tra gruppi economici.

Guerra rivoluzionaria: esportazione armata di una rivoluzione (v. campagne napoleoniche).

Holding: società finanziaria a capo di un gruppo (omogeneo) di aziende. Si divide in: “venture capital holding”; “ordinary holding company”; “patent holding company”.

Imperialismo: fase del capitalismo, in cui il monopolio sostituisce la libera concorrenza. Si caratterizza per l’esportazione di capitale finanziario da parte di uno Stato in un altro Stato. Se lo Stato importatore è, o diviene, capitalisticamente più debole, tende a dipendere sul piano economico e, indirettamente, anche sul piano sociale e politico dallo Stato esportatore.

Impoverimento crescente (legge dello): indica la tendenza al contenimento dei salari per mantenere e accrescere il Saggio di profitto(v.). Si accompagna alla tendenza, parallela, alla compressione dei prezzi agricoli, che contribuiscono alla formazione del valore della forza-lavoro. E? la conseguenza, sociale, della produzione di Plusvalore assoluto(v.). Classe operaia e contadini, nel loro insieme, e a livello mondiale, vengono sospinti nella povertà e nell?indigenza.

Industria delle comunicazioni: branca del Capitale industriale(v.) nella quale il risultato del Processo di produzione(v.) non è una merce (materiale), bensì il processo stesso di trasmissione o trasporto. Si divide in Industria dei trasporti (per merci e persone), e in Industria delle telecomunicazioni (trasmissione di comunicazioni, lettere, telegrammi, fax, dati, ecc.). Ciò che l?Industria delle comunicazioni produce e vende è il cambiamento di luogo, il movimento nello spazio.

Inflazione: aumento dei prezzi dei mezzi di sussistenza, superiore all?aumento dei salari. E? una tipica contromisura capitalistica alla diminuzione del saggio di profitto, derivante dalla diminuzione del plusvalore, in quanto consente il rigonfiamento della massa di profitto.

Interesse ( z ): parte del profitto che spetta al capitale in quanto tale. Si distingue dal profitto d?impresa quando l?imprenditore capitalistico prende a prestito il capitale. V. Interesse (saggio dell?).

Interesse (saggio dell?): è determinato dalla concorrenza. Non esiste un saggio generale d?interesse. Gli Stati impongono, di tanto in tanto, un tasso legale, come tasso corrente. Le banche centrali, dal canto loro, fissano tassi di riferimento per la vendita di denaro alle singole banche.

Istinto di classe: è il (“sesto”) senso di orientamento degli sfruttati e degli oppressi. Permette loro, indipendentemente dal grado di istruzione, di comprendere chi fa i loro interessi e chi li calpesta. E? così importante che ogni classe dominante dedica molte energie e tempo a confonderlo, soffocarlo e deviarlo. Ciò vale a maggior ragione per l?Odio di classe (v.).

Lavoro: attività in cui un gruppo di individui si procura il necessario per vivere tramite una cooperazione intelligente dei suoi membri, la quale presuppone, da parte di almeno alcuni di essi, l?utilizzazione di strumenti materiali fabbricati per potenziare la capacità di azione degli organi naturali (v. Strumenti di lavoro).

Lavoro domestico: lavoro femminile (familiare) che produce solo valori d’uso. Non producendo merci il lavoro domestico familiare non viene pagato.

Lavoro necessario: è il lavoro occorrente per produrre i mezzi di sussistenza necessari al lavoratore.

Lavoro semplice: è il Lavoro(v.) medio sociale.

Lavoro potenziato: Lavoro(v.) di importanza specifica superiore. Detto anche complesso. E? l?estrinsecazione d?una Forza-lavoro(v.) nella quale confluiscono costi di preparazione superiori (alla media), la cui produzione costa più Tempo di lavoro(v.), che quindi ha un valore (di scambio) superiore a quello della Forza-lavoro semplice.

Lavoro improduttivo: attività lavorativa che non produce plus-valore.

Lavoro produttivo: nel senso della produzione capitalistica, è il lavoro salariato che produce plusvalore.

Lavoro morto: il lavoro del passato, incorporato nei mezzi di produzione, nei semi-lavorati, nelle merci finite.

Lavoro vivo: il lavoro del presente, nel concreto svolgersi del processo di valorizzazione.

Legge (in genere): ripetizione costante di un certo fenomeno.

Legge (in diritto) traduzione normativa dei rapporti sociali fondamentali (proprietà privata; famiglia monogamica; Stato) e dei rapporti di forza che si determinano, di volta in volta, tra le classi sociali, e all?interno della classe dominante

(Neo-)Liberismo: lasciare che la dinamica economica faccia il suo corso, inteso come un adeguamento alle esigenze di valorizzazione del capitale, brutalmente imposto dalle forze del mercato. Programma e ideologia che acquista significato e importanza nei periodi di crisi strutturale.

Manifattura: officina nella quale i particolari lavori parziali vengono suddivisi fra diversi operai, e l?operaio stesso viene trasformato in motore automatico d?un lavoro parziale. La forza produttiva che deriva dalla combinazione dei lavori appare come forza produttiva del capitale. L?operaio, prima indipendente (v. Cooperazione semplice), viene assoggettato al comando e alla disciplina del capitale (v. Sottomissione formale del lavoro al capitale), le quali ? a loro volta ? danno vita ad una graduazione gerarchica fra gli operai.

Materia (in filosofia): è una categoria filosofica utilizzata per indicare la realtà obiettiva. Come la materia è costituita, le forme che assume, le sue trasformazioni, ecc. è l?oggetto delle scienze (fisica, chimica, biologia, astronomia, ecc.).

Materialismo (filosofico): corrente di pensiero secondo la quale la realtà obiettiva esiste indipendentemente dall?uomo, nella mente del quale essa si riflette mediante i suoi sensi. Si contrappone all?Idealismo (l?Idea, o lo Spirito, precede l?Essere, o la Materia, e lo plasma). Per il materialismo, il mondo è più ricco, più vivo, più vario di quanto si possa immaginare, giacchè ogni progresso della scienza ne scopre nuovi aspetti (e indica l?esistenza di altri aspetti ancora sconosciuti e prima inimmaginabili). Per il materialismo, le nostre sensazioni sono l?immagine dell?unica e ultima realtà obiettiva, ultima non perché sia conosciuta a fondo, ma perché non c?è e non può esserci altra realtà all?infuori di quella.

Materialismo dialettico: è il Materialismo per il quale, secondo Marx ed Engels, la realtà obiettiva è Materia in Movimento: non cè materia senza movimento, né movimento senza materia. Il criterio di verifica della correttezza delle nostre sensazioni e delle nostre ipotesi è la Prassi (o “Praxis”). Il pensiero umano, per sua natura, è capace di darci, e ci da effettivamente, la verità assoluta, che è formata dalla somma delle verità relative. Ogni passo nello sviluppo della scienza aggiunge nuovi granelli a questa sommatoria di verità assoluta, ma i limiti della verità di ogni tesi scientifica sono relativi, giacché vengono ora allargati, ora ristretti, col progredire della conoscenza.

Materia prima: oggetto di lavoro già filtrato mediante lavoro precedente, usato nella trasformazione produttiva, o utilizzato come forza motrice (combustibile). In una economia sviluppata, le stesse merci diventano, a loro volta, materia prima in processi produttivi successivi.

Materie ausiliarie: lubrificanti, illuminazione, riscaldamento; ogni mezzo ausiliario al processo produttivo vero e proprio.

Mercantilismo: politica economica di uno Stato a protezione del capitalismo nazionale, mediante pratiche di protezionismo quali il dumping, tasse sull?importazione, sussidi all?esportazione, ecc.

Merce: bene dotato di un Valore d?uso(v.) e di un Valore di scambio(v.).

Mezzi di sussistenza: le merci occorrenti per produrre e riprodurre l?operaio in quanto operaio (cibo, indumenti, abitazione, ecc.); nonché il capitalista in quanto capitalista.

Mezzo di lavoro: una cosa, o un complesso di cose, che il lavoratore inserisce fra sè e l’oggetto di lavoro e che gli serve da conduttore della propria attività su quell’oggetto.

Mezzo di produzione: ogni strumento idoneo ad essere utilizzato dal lavoratore per operare determinate trasformazioni della natura, o di altre merci. Comprende anche le Materie prime(v.) e le Materie ausiliarie(v.), nonché il contenitore, l?ambiente produttivo (il “capannone”, ecc.). Serve a creare risorse che la natura non offre direttamente (primo es. storico: il fuoco).

Modo di produzione: il modo in cui gli uomini si associano per produrre (v. Produzione).

Modo di produzione (storicamente determinato): il modo in cui determinati Mezzi di produzione (v.) sono utilizzati nell?ambito di determinati Rapporti di produzione(v.), ad un certo livello di sviluppo delle Forze produttive(v.).

- M.d.P. paleolitico: (30.000 – 7.000 a.C.) gli uomini si associavano per la caccia, principale fonte di sussistenza (oltre alla pesca e alla raccolta di vegetali, alla quale contribuivano soprattutto le donne). Il lavoro venatorio era, tuttavia, discontinuo e precario. L?unico mezzo di produzione era il fuoco, usato per rendere commestibili le risorse venatorie. I più importanti strumenti di lavoro erano gli strumenti di pietra grezza scheggiata (lama e bulino di selce; aghi di osso).

- M.d.P. neolitico (matriarcale o “comunismo primitivo”): (6.000-5.000 a.C.) i nuovi mezzi di produzione furono la terra coltivabile (orti) e gli animali addomesticati. I nuovi tipi di lavoro ad essi connessi furono l?agricoltura-orticoltura, l?allevamento, e la produzione di ceramica (per la conservazione dei cibi). La produttività del lavoro crebbe in maniera significativa. Per la prima volta si formò un plusprodotto stabile. La pietra scheggiata fu sostituita dalla pietra levigata. Terra e allevamenti erano proprietà collettiva della tribù, nella quale i clan femminili avevano una posizione determinante, in quanto detenevano il monopolio nella conoscenza e gestione delle tecniche orticole (e di conservazione dei cibi). I legami tra uomini e donne erano di coppia, senza obblighi reciproci. La discendenza era matrilineare. Prima divisione del lavoro secondo il sesso (donne orticole, uomini cacciatori e allevatori). Questo M.d.P. si sviluppò soprattutto nelle oasi medio-orientali (Egitto, Siria, Palestina); nelle oasi del Turkestan; e in ambienti tropicali (Messico e Indocina).

- Modo di produzione nomade-pastorale: succede al M.d.P. comunistico-primitivo, entrato in crisi verso la fine del VI millenio a.C. Caratteristico delle tribù che, cacciate con la violenza dai loro ambienti d’origine, in quanto i territori coltivabili non erano più sufficienti per tutte, seppero riorganizzare la propria vita in funzione esclusiva della pastorizia nomade, conducendo ininterrottamente, di oasi in oasi, greggi di pecore e di capre. Quelle tribù, di cui le greggi erano diventate l’unica fonte di sussistenza, caddero inevitabilmente in potere di quei pochi, tra i loro membri, che possedevano greggi, e per i quali tutti gli altri erano costretti a lavorare come servi. Si attuò così la prima divisione in classi della società, tra padroni e servi.

- Modo di produzione prativo-campestre: i privati proprietari di greggi, alla ricerca di nuove risorse di cui appropriarsi privatamente, provarono ad insediarsi anche in territori situati fuori dalle radure irrigue, nelle zone steppose, e alla fine riuscirono a sruttarli, prima come prati per il pascolo degli animali, e poi, attraverso l’invenzione dell’aratro, come campi coltivati a cereali. Si formò così il M.d.P. “prativo-campestre”, in cui l’allevamento degli animali nei prati, e la nuova agricoltura dei campi cerealicoli, dei cui prodotti si appropriavano privatamente i proprietari del bestiame, soppiantarono gradualmente la tradizionale orticoltura comunistica (primitiva), costringendo in sempre maggior numero coloro che ne avevano tratto di che vivere a diventare servi di coloro che controllavano greggi, aratri, sementi e raccolti cerealicoli.

- Modo di produzione antico-orientale: nel corso del V millennio a.C., le classi dominanti nelle grandi valli fluviali (del Nilo, dell’Eufrate, del Tigri e dell’Indo) riuscirono a creare, per la prima volta nella storia, dei veri e propri Stati, e a far loro organizzare tutta quanta la vita economica delle corrispondenti società. Il lavoro dei popoli che si erano formati nelle grandi valli fluviali fu quindi interamente assoggettato agli Stati costituiti per organizzarlo. Coloro che erano impegnati nel lavoro furono cioè costretti a dividerselo e ad eseguirlo seguendo esattamente le direttive delle autorità statali, cedendo ad esse tutto ciò che producevano, e ottenendone, in cambio, del proprio lavoro coatto, solo le razioni di cibi e di indumenti che erano indispensabili per vivere. Le classi dominanti fondarono perciò il loro dominio sociale sul monopolio dele cariche statali, a sua volta fondato sul monopolio delle conoscenze necessarie per dirigere i grandi lavoro di sistemazione idraulica, e acquisirono così, attraverso il controllo degli Stati, il controllo dei mezzi di produzione creati dal lavoro organizzato dagli Stati stessi. Le più grandi invenzioni della storia umana (vela, ruota, scrittura), sono scaturite dai popoli antico-orientali (egizi, sumeri, accadi, amorrei, assiri, babilonesi, cretesi, ecc.).

- Modo di produzione africano: la terra – sempre molto abbondante – e i mezzi di lavoro – sempre molto semplici – hanno scarsa importanza, mentre il lavoro, reso durissimo e mai sufficiente dalle condizioni ambientali e dal limitato sviluppo demografico, costituisce l?unica importante fonte di ricchezza sociale. Istituzioni, religione e cultura dell?Africa Nera sono organizzate per garantire un?efficace controllo sul lavoro da parte di un?aristocrazia dominante (XII-XIII sec.).

- Modo di produzione asiatico: le terre non sono di proprietà privata, in quanto la natura del suolo non consente ai privati di farlo rendere fertile con normali lavori di dissodamento, ma sono di proprietà dello Stato, in quanto soltanto lo Stato è in grado di organizzare e dirigere gli imponenti lavori di arginamento e di canalizzazione dei fiumi indispensabili per renderle produttive. La classe dominante è una classe burocratica di Stato che, attraverso il monopolio delle cariche pubbliche, mantiene le terre, in pratica, sotto il proprio controllo (Cina, 206 a.C.-221 d.C.; 589-906. India, IV-V sec.).

- Modo di produzione capitalistico: il lavoratore libero è costretto a vendere la propria Forza-lavoro (v.), dietro compenso (Salario), ai proprietari dei mezzi di produzione (Capitalisti).

- Modo di produzione feudale: il produttore detiene il possesso dei mezzi di produzione e strumenti con cui lavora, ma è asservito alla terra (servo della gleba), anche se non è più schiavo (v.). Il meccanismo di coercizione sociale non è di tipo economico, bensì politico-militare, rafforzato da un?ideologia religiosa (es. Cattolicesimo).

- Modo di produzione meso-americano: la terra fertile è a disposizione di chiunque voglia coltivarla. Il Plus-prodotto(v.) sociale spetta ad una aristocrazia sacerdotale, che in cambio fornisce alla popolazione lavoratrice indicazioni necessarie allo svolgimento dei lavori agricoli. Le ricchezze sono immagazzinate in appositi centri cerimoniali (es. storici: Tolteci, Maya, Aztechi, Inca).

- Modo di produzione schiavistico: il produttore di merci è, esso stesso, una merce. Es. storici: Grecia antica, Roma antica.

Moneta: segno (convenzionale) del denaro. Si divide in moneta metallica e carta-moneta.

Monetarismo: teoria economica secondo cui, per una sostanziale stabilità del sistema economico. lo stato non deve adottare politiche di bilancio, fiscali o monetarie. Il suo unico ruolo è quello di garantire la libera concorrenza e il libero formarsi di prezzi e salari. La disoccupazione, che non dipenda da situazioni congiunturali ma che, insieme alla crescita, tende nel lungo periodo ad avvicinarsi a un suo “saggio naturale”

Monopolio: posizione dominante da parte di una azienda sulle concorrenti, di solito mantenuta mediante la leva statale (v. anche Capitalismo monopolistico di Stato).

Movimento (in dialettica): il movimento, nel senso più generale, è concepito dal Materialismo dialettico come modo dell? essere, come attributo inerente alla Materia. Comprende in sé tutti i mutamenti e i processi che hanno luogo nell?universo, dal semplice spostamento fino al pensiero.

Obbligazioni (titoli borsistici): prestiti richiesti dalle aziende e dallo Stato tramite la Borsa. Danno diritto ad un interesse fisso periodico (“cedola”).

Odio di classe: l?odio profondo, sotterraneo o manifesto, che nutre e coltiva una classe sociale sfruttata e/o oppressa nei confronti dei suoi sfruttatori ed oppressori. E? il carburante della lotta di classe, e la miccia esplosiva di ogni rivoluzione sociale. Ogni classe dominante dedica le sue migliori energie (uomini e mezzi) a controllarlo, blandirlo, deviarlo o reprimerlo.

Oggetti di lavoro: tutte le cose che l’uomo si trova davanti per natura e che il lavoro non fa che sciogliere dal loro nesso immediato con l’orbe terracqueo.

Oligarchia finanziaria: gruppo ristretto di famiglie borghesi di un dato paese che detiene la proprietà e/o il controllo della maggior parte del capitale finanziario nazionale; al punto da condizionare, direttamente o indirettamente, tutta la vita economico-sociale-culturale e politica di quello Stato.

Operaismo: teoria e tendenza politica secondo la quale la lotta operaia per l?aumento del salario e la riduzione della giornata lavorativa, riducendo il saggio – e comprimendo la massa – del plusvalore, mette in crisi il capitalismo, portandolo al collasso. Gli operaisti fanno leva sulla spontaneità e l?auto-organizzazione operaia, cioè sul volontarismo come forza motrice della lotta di classe e della rivoluzione. L?operaismo è, in ultima analisi, una variante povera dell?idealismo.

Pauperismo: Il frammento inferiore della sovrappopolazione relativa. Prescindendo dai vagabondi, delinquenti, prostitute, in una parola dal sottoproletariato, questo strato sociale consiste di tre categorie.
Prima: persone capaci di lavorare. Seconda: orfani e figli di poveri. Terza: gente finita male. Si tratta di individui mandati in rovina in conseguenza della fossilizzazione legata alla divisione del lavoro: oppure di mutilati, malati, vedove, ecc. Il pauperismo costituisce il ricovero degli invalidi dell?esercito attivo e il peso morto dell?esercito industriale di riserva. La sua produzione è compresa nella formazione della sovrappopolazione relativa e costituisce perciò insieme a questa una condizione di esistenza della produzione capitalistica e dell?aumento della ricchezza.

Plus-lavoro: il lavoro eccedente quello occorrente al lavoratore per produrre i propri mezzi di sostentamento.

Plus-prodotto: prodotto eccedente i mezzi di sussistenza necessari al lavoratore.

Plus-profitto: profitto eccedente il profitto medio (incluso nel prezzo di produzione).

Plusvalore: il valore della merce prodotta dall?operaio che eccede il valore della parte costante e variabile del capitale trasmesso e riprodotto dall?operaio stesso. E? il valore corrispondente al tempo di plus-lavoro, cioè al tempo eccedente quello necessario per riprodurre, nella merce prodotta, il valore anticipato dal capitalista. Pertanto, la giornata lavorativa si divide in: tempo di lavoro necessario e tempo di plus-lavoro, quantificabile in ore (e minuti). V. Plusvalore (ripartizione); Plusvalore assoluto; Plusvalore relativo; Plusvalore (saggio del).

Plusvalore assoluto: il plusvalore prodotto mediante il prolungamento della giornata lavorativa.

Plusvalore relativo: il plusvalore nascente dall?accorciamento del tempo di lavoro necessario e dal corrispondente cambiamento delle parti costitutive della giornata lavorativa. (V. Innovazione di processo)

Plusvalore (ripartizione): il plusvalore si ripartisce in Profitto e Rendita fondiaria.

Plusvalore (saggio del): rapporto percentuale tra plusvalore e capitale variabile (pv/v), detto anche “saggio di sfruttamento”.

Populismo: tendenza politica piccolo e media borghese che pone al posto della questione sociale la questione nazionale, spostando così il piano del conflitto dalla lotta di classe alle rivalità locali e nazionali. Prolifera nei periodi di crisi economica e sociale.

Potere contrattuale (dei lavoratori): rapporto di forza operaio sul mercato del lavoro (es. contratto nazionale di lavoro) e nel luogo di lavoro (es. contratto aziendale).

Prassi (o Praxis): è la pratica sociale, il lavoro collettivo, quale termine di verifica delle nostre sensazioni e delle nostre ipotesi. Il criterio della pratica umana (“praxis”, cioè l?esperienza continua della lavoro sociale) non può mai confermare o confutare completamente una rappresentazione umana, qualunque essa sia. E?un criterio relativo, che ci avvicina gradualmente alla verità assoluta (le modalità di essere e di esistenza della realtà obiettiva) come limite, irraggiungibile e sempre raggiunto, attraverso singole verità relative.
La praxis non va confusa con la mera esperienza individuale (fonte del buon senso, ma anche di molti pregiudizi), né tanto meno con l?osservazione (esperienza passiva della realtà esterna), o con lo sperimentalismo (metodo scientifico moderno, che riproduce in laboratorio i fenomeni esterni). La praxis è, in sostanza, attività lavorativa sociale; realizzazione pratico-sociale delle idee; applicazione concreta di determinate ipotesi; e, quindi, verifica pratica delle stesse.
La prassi economica, è il lavoro sociale storicamente determinato a seconda dei Modi di produzione. La prassi scientifica è data soprattutto dall?applicazione tecnologica della scienza. La prassi politico-sociale consiste nella Rivoluzione.

Prezzo: forma di denaro delle merci, in genere (in pratica, espressione monetaria del valore di una merce). Di solito indica il prezzo finale di vendita di una merce, pima del suo consumo.

Prezzo della terra: (in prep.) [Libro III p.1041]

Prezzo di costo: comprende la parte di capitale costante consumato nella produzione (logorio + materie prime e ausiliarie) più il capitale variabile (salari). Si indica in k = c + v.

Prezzo di produzione: è l?espressione monetaria del valore medio di una merce, e si indica in k + pm (profitto medio).

Prezzo di mercato: è l’adattamento del prezzo di produzione alle concrete condizioni di mercato. Può identificarsi con lo stesso, come può (e di solito lo fa) discostarsi sia in difetto (vendita sotto-profitto) sia in eccesso (sovra-profitto).

Processo lavorativo: il processo mediante il quale gli uomini (in ogni forma sociale) mediano, regolano e controllano il ricambio organico fra se stessi e la natura. I momenti semplici del processo lavorativo sono la attività conforme allo scopo, ossia il Lavoro(v.) stesso, l?oggetto del lavoro e i mezzi di lavoro.

Processo di creazione di valore: è il Processo lavorativo(v.) dal punto di vista della conservazione e trasformazione del Valore di scambio(v.). Il suo limite naturale è il tempo di Lavoro necessario (v.).

Processo di valorizzazione: il Processo di creazione di valore(v.) prolungato al di là del tempo di Lavoro necessario(v.).

Processo di produzione di merci: è unità di Processo lavorativo(v.) e di Processo di creazione di valore(v).

Processo di produzione capitalistico: unità di Processo lavorativo(v.) e di Processo di valorizzazione(v).

“Prodotto interno lordo” (Pil): risulta dalla somma di consumi, investimenti, spesa pubblica e commercio estero. E? una categoria dell?economia borghese, che può servire, indirettamente e approssimativamente, a misurare il livello e l?andamento della Riproduzione complessiva del capitale sociale di ogni singolo paese.

Produttività del lavoro: rapporto tra la quantità di risorse prodotte da un gruppo sociale e la quantità di tempo socialmente necessario per produrle.

Produzione: creazione di risorse economiche non direttamente offerte dalla natura, mediante il lavoro (sociale).

Produzione (naturale/mercantile): la produzione è “naturale” se crea beni atti a soddisfare direttamente i bisogni del produttore e che, solo saltuariamente ed eccezionalmente, vengono scambiati (baratto); è “mercantile” se i beni prodotti sono destinati, esclusivamente o prevalentemente, allo scambio (vendita).

Profitto (p): la parte di plusvalore che resta al capitale, detratta la rendita fondiaria ( p = pv – r). V. Profitto (saggio del). Il profitto si ripartisce in Profitto d?impresa(v.) e Interesse del capitale(v.). E’ lordo, poiché deve pagare ancora le imposte allo Stato. In generale s?identifica col plusvalore, è il plusvalore realizzato sul mercato.

Profitto commerciale (o mercantile): profitto che spetta al commerciante di merci (anche profitto mercantile), calcolato mediante il Saggio medio del profitto (v.), in base all?ammontare del capitale anticipato. V. anche Profitto d?impresa.

Profitto d?impresa: la parte di profitto che spetta all?imprenditore (industriale e commerciale), detratto l’interesse che spetta al capitalista vero e proprio. [In linguaggio tecnico, viene definito "margine operativo", o Ebit (Earnings before interest and taxes), oppure Ebitda (margine operativo lordo). Detratti interessi, imposte, accantonamenti e varie, resta l?"utile netto"].

Profitto (saggio del): il rapporto percentuale tra plusvalore e capitale industriale, circolante [costante circolante + variabile: p' = pv /(cc+v)]. In pratica, si calcola come profitto/prezzo di costo (p’ = p / k). V. Caduta tendenziale del saggio di profitto (legge della).

Profitto (saggio generale del): Pm?= pv / C, rapporto tra il plusvalore complessivo sociale e il capitale (industriale) complessivo sociale (circolante).

Profitto (saggio medio del): è il saggio del profitto calcolato sul capitale complessivo, quindi industriale (Ci) e mercantile (Cm) [pm? = pv / (Ci + Cm)]. Pertanto, è inferiore al Saggio (generale) del profitto (v.), che si determina nella produzione.

Proletariato: classe sociale che comprende classe operaia attiva, giovani in cerca di prima occupazione salariata, disoccupati ed ex lavoratori pensionati.

Proprietà: (in prep.)

Protezionismo: politica commerciale di protezione delle industrie nazionali più importanti, mediante l?imposizione di alti dazi all?importazione.

Rapporti di distribuzione: le forme in cui gli uomini si relazionano nella Distribuzione (v.).

Rapporti di produzione: le forme in cui gli uomini si relazionano nella Produzione(v.).

Realizzazione (problema della): per poter procedere all?Accumulazione (v.), occorre realizzare, cioè vendere il Capitale-merce ( v.), al suo Prezzo di produzione (v.), trasformando così tutta la Merce( v.) prodotta, compreso il Plus-prodotto(v.), in Capitale monetario(v.), pronto a ritrasformarsi in Capitale produttivo (v.). Il problema risiede nel fatto che, onde consentire la riproduzione allargata del capitale, occorre che il mercato sia in grado di assorbire (cioè, richiedere e pagare) una quantità crescente di merci, e da dove i compratori possano reperire i mezzi aggiuntivi di pagamento. Quando il mercato interno è saturo, si ha la c.d. crisi di sovraccumulazione: il capitale più grande offrirebbe la stessa massa di plusvalore che in precedenza. La prosecuzione dell?accumulazione dovrebbe condurre a una svalutazione del capitale e a una forte caduta del tasso di profitto.

Recessione: si ha quando la Riproduzione del capitale complessivo sociale è rattrappita, cioè diminuisce rispetto al periodo o ciclo precedente. Tecnicamente si usa parlare di R. dopo che per almeno due trimestri il Pil è negativo.

Regolazione (in genere): ripristino della redditività, della produzione e dell?accumulazione mediante processi di svalutazione, adeguamenti della struttura dei prezzi, ristrutturazioni nell?ambito della produzione, dislocamenti sul mercato mondiale, ecc.

Regolazione (modo di): secondo la “scuola francese della regolazione”, un “modo di regolazione” è l?insieme delle forme istituzionali, dei sistemi, delle norme esplicite o implicite che assicurano la compatibilità dei comportamenti sociali nel quadro di un regime di accumulazione(v.), in conformità allo stato dei rapporti sociali e attraverso le contraddizioni e il carattere conflittuale dei rapporti tra gli agenti e le classi sociali (es. regolazione del rapporto salariale; degli investimenti; dei rapporti monetari; delle forme degli interventi statali in genere).

Rendita fondiaria ( r ): parte del plusvalore che spetta al proprietario del terreno. Si divide in Rendita assoluta e Rendita differenziale.
- Rendita assoluta: la proprietà fondiaria, non appena la produzione richiede terra sia per l?agricoltura sia per l?estrazione di materie prime, impedisce il livellamento al profitto medio tra i capitali investiti nella terra e si appropria di una porzione del plusvalore che altrimenti parteciperebbe al livellamento che porta al saggio generale del profitto. La rendita, assoluta, costituisce, pertanto, una parte del valore, più specificamente del plusvalore delle merci, che, invece di toccare alla classe dei capitalisti che l?ha estorta ai lavoratori, tocca ai proprietari fondiari, che la estorcono ai capitalisti.
- Rendita differenziale: deriva dal plus-profitto che il proprietario di una forza naturale limitata nelle sue dimensioni, separabile dal suo capitale e monopolizzabile (es. una cascata), può ricarvarne. E? differenziale poiché essa non entra come un fattore determinante del prezzo di produzione della merce, ma la presuppone. Può essere il risultato della diversa produttività di investimenti eguali di capitali su terre aventi superfici eguali, ma fertilità differente (prima forma). Oppure sorgere da successivi investimenti di capitali nella stessa terra (seconda forma).

Rendita di aree fabbricabili: (in prep.)[Libro III, p.1041]

Rendita mineraria: (in prep.)

Riproduzione: P … M?- D?- M (L + Pm) … P . Rappresenta il ciclo periodico del processo produttivo, che non si esaurisce nella produzione del primo lotto di merci, ma ogni volta riprende il suo corso. La riproduzione riguarda sia ogni singolo capitale individuale sia il capitale complessivo sociale.
- 1) Riproduzione allargata: parte del plusvalore prodotto nel precedente ciclo produttivo viene successivamente re-investita nell?acquisto di maggior capitale costante e (in minor misura) variabile. Il ciclo successivo risulta, così, incrementato ( P … P? ).
- 2) Riproduzione semplice: il plusvalore viene speso interamente in beni di consumo e articoli di lusso per il capitalista e la sua famiglia. (Oppure, viene tesaurizzato come fondo di ammortamento e/o di assicurazione?). Il ciclo riprende allo stesso livello quantitativo/qualitativo (P … P).

Riproduzione (schema di) : rapporto storicamente determinato tra le due sezioni della produzione complessiva sociale (Sezione I: mezzi di produzione; Sezione II: mezzi di consumo). Si possono avere, di volta in volta, rapporti “estensivi” (crescita parallela delle due sezioni); “intensivi” o nella I (“economia di guerra”, “thatcherismo”) o nella II (“fordismo”, “consumismo”).

Rivoluzione industriale: (in prep.)

Rivoluzione (politico-sociale): (in prep.)

Rotazione (del capitale): il ciclo del capitale, considerato non come fatto isolato ma come processo periodico. La durata della rotazione è data dalla somma del suo Tempo di produzione(v.) e del suo Tempo di circolazione(v.). Questa somma di tempi costituisce il tempo di rotazione del capitale.

Salario: espressione monetaria, prezzo di mercato della Forza-lavoro(v.).

Schiavo: il produttore di merci che è esso stesso merce.

Sfruttamento: in generale indica l?estorsione di plus-lavoro da parte dei proprietari dei mezzi di produzione nei confronti dei lavoratori (schiavi; servi della gleba; contadini-servi africani, asiatici, meso-americani; operai salariati).

Socialismo (movimento politico): (in prep.)

Socialismo (sistema sociale): (in prep.)

Sottomissione formale (del lavoro al capitale): il lavoro operaio è subordinato al capitale, pur mantenendo le proprie caratteristiche (abilità, modalità, ecc.). Caratterizza il processo di produzione del plusvalore assoluto.

Sottomissione reale (del lavoro al capitale): il lavoro operaio è completamente sussunto al capitale, perdendo ogni identità, in quanto il capitale rivoluziona da cima a fondo i processi tecnici del lavoro e la sua organizzazione sociale. Caratterizza il processo di produzione del plusvalore relativo.

Sovrappopolazione (relativa): eccesso di popolazione rispetto al capitale variabile. Può consistere, tanto di operai disoccupati, quanto di operai che incontrano difficoltà ad essere occupati attraverso i normali canali di sfogo. Essa si presenta permanentemente in tre aspetti: fluttuante, latente e stagnante.
- A) FLUTTUANTE
Nei centri industriali moderni (fabbriche, manifatture, fucine e miniere) gli operai vengono, ora respinti, ora attratti in massa maggiore, benché in numero decrescente alla scala di produzione.
- B) LATENTE
Nella misura in cui il capitale si impadronisce della campagna cala in modo assoluto la domanda di operai agricoli. Una parte della popolazione rurale si trova costantemente sul punto di passare o fra il proletariato urbano o fra il proletariato di tutte le altre occupazioni industriali non agricole.. Questa sorgente di sovrappopolazione scorre permanentemente. Inoltre il suo costante rifluire verso la città presuppone nella stessa campagna l?esistenza di una sovrappopolazione latente, che si rivela in tutta la sua ampiezza, allorquando i canali di sbocco si ingrossano e l?attraggono in massa. Il salario agricolo viene così depresso al minimo e l?operaio si trova costantemente con un piede dentro la palude del pauperismo.
- C) STAGNANTE: La sovrappopolazione stagnante è costituita dagli operai attivi, che hanno però un?occupazione irregolare. Essa offre al capitale un serbatoio inesauribile di forza-lavoro sempre pronta. Le condizioni di vita di questa frazione della sovrappopolazione scendono al di sotto del livello medio della classe operaia, Proprio ciò ne fa la manodopera adatta a particolari rami di sfruttamento del capitale. Parlando del lavoro a domicilio non si è trattato che di questa parte della forza-lavoro. Ma essa è alimentata principalmente, dagli operai messi in sovrannumero nella grande industria e nella grande agricoltura.
Il volume di questa forma di sovrappopolazione cresce col crescere dell?accumulazione e partecipa all?aumento della classe operaia in proporzione maggiore degli altri elementi componenti. Per essa vale l?insulsa legge della produzione capitalistica secondo cui: non soltanto la massa delle nascite e dei decessi, ma anche la grandezza assoluta delle famiglie è in proporzione inversa del livello del salario, ossia dei mezzi di sussistenza di cui dispongono le differenti categorie operaie.

Stagflazione: fase economica in cui alla stagnazione produttiva si accompagna l?inflazione. E? una reazione capitalistica alla riduzione del saggio di profitto derivante dalla sovraaccumulazione (aumento del Capitale costante) tesa ad aumentare artificialmente la massa di profitto, mediante distruzione di capitale unita all?aumento dei prezzi dei mezzi di sussistenza.

Stagnazione: riproduzione semplice del capitale complessivo sociale (v.).

Stato: (in prep.) apparato di potere di una classe sociale per il dominio sulle altre classi della società, e per la conservazione e lo sviluppo della propria sovranità (stato antico-orientale o asiatico; stato schiavista; stato feudale; stato borghese coloniale; stato imperialistico).

Strumenti di lavoro: strumenti materiali fabbricati per potenziare la capacità di azione degli organi naturali.

Struttura (economico-) sociale: fondamento economico di una società, costituito dal livello di sviluppo raggiunto dalle Forze produttive(v.) e dalle forme assunte dai Rapporti di produzione(v.).

Sviluppo ineguale (legge dello): il capitalismo si sviluppa a ritmi diversi nei singoli paesi. La diversità dei ritmi di sviluppo è marcata nell?età dell?imperialismo.

Taylorismo: organizzazione del lavoro di fabbrica basata sullo studio scientifico dei tempi e dei metodi (detta anche “organizzazione scientifica del lavoro”).

Tecnocrazia (o governo dei tecnici): il governo della società viene affidato agli esperti e sottratto ai politici. Le tecniche della mediazione, del consenso e della legittimazione dello sfruttamento, vengono sostituite dai metodi diretti, senza mezzi termini, all?aumento dello sfruttamento stesso. I governi dei tecnici sono di solito governi interinali, di breve durata, che hanno come compito specifico quello di riavviare il processo di accumulazione inceppato, o adottare in genere misure economiche sgradevoli per le masse. Quando queste forme di governo si reiterano e si prolungano nel tempo, diventano l?anticamera di forme dittatoriali di dominio borghese.

Tempo di circolazione: durata di permanenza del capitale nella sfera della circolazione (anche tempo di giro).

Tempo di lavoro: periodo di vera e propria attività lavorativa, che può venire interrotta per esigenze della produzione stessa di un determinato articolo (es. fermentazione; raffreddamento; invecchiamento; ecc.). Per cui il TdL è minore o al massimo eguale al TdP.

Tempo di produzione: durata di permanenza del capitale nella sfera della produzione.

Toyotismo: organizzazione del lavoro di fabbrica basata sulle “isole di montaggio” e sui robot.

Utile di fondazione: la differenza (se positiva) tra il valore di mercato di un’azione e il suo valore di emissione.

Valore (di scambio): riferito a Merce(v.). Esprime la quantità di Lavoro(v.) socialmente necessario a produrre una determinata merce. La grandezza di valore è data dal tempo di lavoro occorrente per fornire un Valore d?uso (v.); la sostanza di valore è data dal lavoro utile e mediamente abile.

Valore d?uso: l?idoneità di una determinata merce a soddisfare bisogni umani.

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Elenco delle abbreviazioni salienti e delle formule principali

C: capitale anticipato ( C = c + v)

Cb: capitale bancario

cl: capitale circolante ( = logorìo mc + mp + ma + L )

c: capitale costante ( c = Mp )

cc: capitale costante circolante ( = logorìo mc + mp + ma)

Cf: capitale finanziario ( Cb + Ci )

cf: capitale fisso ( mc – logorìo )

Ci: capitale industriale

Cm: capitale mercantile

d : denaro (oro)

D: capitale monetario

k: prezzo di costo ( k = cc + v )

L: forza lavoro

m: merce

ma: materie ausiliarie

mc: macchinari e attrezzature

mp: materie prime

M : capitale merce

Mp: mezzi di produzione ( Mp = mc + mp + ma )

MdP: modo di produzione

M : capitale merce

Mp: mezzi di produzione

P: capitale/processo produttivo

pv: plusvalore

p: profitto

pm: profitto medio

pv?: saggio del plusvalore ( pv?= pv / v )

p?: saggio del profitto ( = pv / Ci )

pm?: saggio medio del profitto [ pm?= pv / (Ci + Cm) ]

r: rendita fondiaria

v: capitale variabile ( valore di L )

V: valore di una merce ( V = k + pv )

Vm: prezzo di mercato

Vp: prezzo di produzione ( Vp = k + pm )

Vf: prezzo di vendita finale

z: interesse
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v. anche Encyclopedia of Marxism (in inglese)

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Riferimenti: Bibliografia essenziale

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Bibliografia essenziale

8 Luglio 2003 1 commento

Marx
- Il Capitale (Vol.I soprattutto, visto che tra tutti è il testo assolutamente più importante, ma anche – possibilmente – il II e III). Armatevi di panini, acqua a volontà e tanta pazienza! Ne uscirete rafforzati e stupefatti.
- Il manifesto del Partito comunista (si legge in un fiato, ma poi si rimane senza)
- Le lotte di classe in Francia (è un capolavoro di analisi storica in movimento).
- Gli scritti sulla Comune di Parigi (analisi della prima rivoluzione proletaria della storia)
- Tutti gli innumerevoli altri, finché ne trovate e riuscite a leggerli, nessuno escluso (ad es. on line si trova il testo dell’ Ideologia tedesca, ma in francese).
- V. Opere varie

Engels
- Principi del comunismo
- Anti-Duhring e Dialettica della natura (sono un po? difficili, ma essenziali per comprendere il materialismo dialettico)
- Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (assolutamente indispensabile), v. Testo integrale (in inglese)
- L?evoluzione del socialismo dall?utopia alla scienza
- La questione delle abitazioni
- V. Opere varie

Lenin
- Stato e rivoluzione
- Che fare
- L?imperialismo
- L’estremismo, malattia infantile del comunismo
- Materialismo ed empiriocriticismo (è un testo di filosofia, scritto in modo chiaro ma ugualmente molto difficile, anche se indispensabile; cominciate a procurarvelo, non sarà facile, poi leggetelo un po? per volta)
- V. Opere varie

Bucharin-Preobrazenskij
- ABC del comunismo (utilissimo compendio per rispondere alle domande che si affollano nella mente, di volta in volta).
V. anche la Seconda parte (meno nota): La dittatura del proletariato e la costruzione del comunismo.

Bordiga, Amedeo: Opere varie

A. Bebel: II socialismo e la donna. Samonà e Savelli, Roma, 1971 (on line in francese).

Zetkin, Clara
- La questione femminile e la lotta al riformismo. Mazzotta, Milano 1972

J. Reed
- I dieci giorni che sconvolsero il mondo (unico, palpitante cronaca della Rivoluzione russa: ne hanno tratto anche un film Reds, se lo trovate andate a vederlo)

W. Reich
- Materialismo dialettico e psicoanalisi
- La lotta sessuale dei giovani (Samonà e Savelli, Roma, 1972)

E.H.Carr
- Storia della russia sovietica (opera colossale, ma indispensabile, più di consultazione che di lettura, date le sue migliaia di pagine), quantomeno:
1. La rivoluzione bolscevica (1917-23). Einaudi 1964, pp.1361.
2. L’interregno (1923-24). Einaudi 1965, pp.360.

Bontempelli-Bruni (Trevisini Editore)
- Il senso della storia antica (2 voll.)
- Storia e coscienza storica (3 voll.)
E? il miglior testo scolastico di storia (dalla preistoria ai giorni nostri) che si trovi in commercio. Assolutamente da non rimanerne senza; da leggere pagina per pagina; da studiare; da consultare in continuazione.

J.M. Romein
Il secolo dell’Asia [1956]. Einaudi 1969, pp.536.
Un vero e proprio “cult”, testo fondamentale sull’imperialismo occidentale e la rivoluzione asiatica nel secolo XX. Veramente una pietra miliare.

P. Grifone
- Il capitale finanziario in Italia (La politica economica del fascismo), PBE (copre il periodo 1901-1940, fornisce dati e spunti di analisi sulle origini, primi passi e primi danni del capitale finanziario nel nostro paese, indispensabili per comprendere la politica economica della democrazia post-bellica).

Braudel F.(tutta l?opera storica); Wallerstein, I. (Il sistema-mondo); Arrighi G. (Il lungo XX secolo; Caos e governo del mondo); sono tutti testi utili per comprendere da dove veniamo; il mondo in cui viviamo, le sue contraddizioni, i possibili sbocchi; ma solo dopo aver letto quelli che precedono.

Sul piano filosofico, Lenin consigliava ai giovani russi la lettura degli illuministi francesi: tale consiglio è valido, entro certi limiti, anche oggi. Ogni pagina letta di un Helvetius e di un d?Holbach (esponenti del materialismo radicale francese); ma anche dei vari Diderot, Montesquieu, Voltaire, ecc. è tutta acqua fresca di sorgente e igiene mentale! Oggi mi sento, per il giovane più curioso e volenteroso, di suggerire tutta la letteratura materialistica, dagli antichi greci e romani (Democrito, Epicuro, Lucrezio); al naturalismo medievale (Pomponazzi, Telesio; ma anche Bruno e Campanella); alla “rivoluzione scientifica” di Copernico, Keplero, Galilei e Newton; all?evoluzionismo di Darwin; al materialismo umanistico di Feuerbach; alla teoria della relatività di Einstein; fino (per i più studiosi) ai testi di storia della Logica formale e della Matematica pura (soprattutto quelli di B.Russell); senza dimenticare l?importanza della psicoanalisi di Freud, Adler e Jung (come tentativo di costruire una scienza dell?inconscio, concepito come memoria viva, ontogenetica e filogenetica, dell?esperienza dell’individuo, come singolo e come membro dell?umanità in genere).
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v. Biografie

v. anche Biblioteca Multimediale Marxista

v. (in inglese) Marxist Internet Archive: è il sito più completo sul marxismo (una parte è tradotta in italiano).

v. (in tedesco) Classici del marxismo-leninismo
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v. anche “Bibliografia al femminile
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Riferimenti: Dizionario economico-sociale

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