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Archivio 8 Aprile 2005

9-14 aprile 1834: la rivolta operaia di Lione

8 Aprile 2005 Commenti chiusi

I canuts sulle barricate di classe

E? il seguito, e l?epilogo, dell?insurrezione operaia di Lione del 1831, la prima sollevazione di operai nella storia del capitalismo, con il suo grido di “vivere lavorando o morire combattendo”, chiamata la rivolta dei canuts (tessitori). Il 9 aprile 1834 ci fu a Lione una manifestazione operaia che fu dispersa a fucilate. Gli operai insorsero e tennero la città per due giorni, finché non fu fatto intervenire l?esercito. Sul terreno rimasero quasi 600 operai morti e circa 430 caduti dalla parte delle forze di repressione.

L’industrializzazione capitalistica e l?asprezza crescente della lotta per l’esistenza aveva portato il tenore di vita della classe operaia ad un livello incredibilmente basso: in Inghilterra il culmine del pauperismo venne raggiunto tra il 1780 e il 1830. Attraverso tutta la prima metà del diciottesimo secolo dietro un quadro crescente di fame, immoralità e ubriachezza emerge la minaccia della rivoluzione: il proletariato industriale da poco formatosi è pronto in ogni momento ad esplodere nella ribellione e nella violenza. Lo slogan «pane o sangue» si diffuse nel 1810 in tutti i distretti industriali inglesi e nel 1831 i tessitori di seta di Lione scrissero sulla loro bandiera il motto: «Vivre en travaillant ou mourir en combattant».

Padri, madri, figli ancora piccoli lavoravano nell’industria tessile dalle 13 alle 15 ore al giorno, e tre quarti dei bambini morivano prima di diventare adulti. Per l’operaio della manifattura, «vivere è non morire», come disse allora il filosofo Guépin. Lo sciopero era vietato, il libretto operaio obbligatorio. Aumentava vertiginosamente il numero delle nascite illegittime, dei bambini abbandonati e degli infanticidi. Il povero era considerato immorale, brutto, sporco e cattivo, nonché pericoloso. «I barbari che minacciano la società non vengono dal Caucaso né dalle steppe della Tartaria. Stanno nei sobborghi delle nostre città industriali», precisa nel 1831 il Journal des Débats.

Nel 1831 gli operai tessitori di Lione, i canuts, tentarono ? infatti – una prima rivolta contro le dure condizioni di lavoro, chiedendo l’istituzione di un salario minimo e la riduzione dell’orario giornaliero di lavoro. In quell’occasione il presidente del consiglio Casimir Périer dichiarò: “Il faut que les ouvriers sachent bien qu’il n’y a de remède pour eux que la patience et la résignation” (“Gli operai si devono mettere in testa che per loro non c’è altro rimedio che la pazienza e la rassegnazione”). Gli operai di queste industrie risiedevano e lavoravano nel quartiere dei Traboules (dal latino transambulare): passaggi coperti formati da corridoi con volte ogivali che collegavano tra loro vie e piazzette strette tra altissimi palazzi. Si calcola che i tessitori (canuts) arrivarono ad essere contemporaneamente fino a 30.000. Durante le rivolte del 1831 e del 1834, sanguinariamente represse dall’esercito francese agli ordini del generale bonapartista Bernard Pierre Magnan, i canuts si asserragliarono nei traboules issando barricate, bandiere rosse e striscioni all’ingresso del quartiere. (cfr. C. Pisacane, Saggio sulla rivoluzione).

Il rosso come colore della rivoluzione si era già visto in Russia nel XVII secolo durante sommosse contadine ma è riapparso in Francia in occasione dei moti operai di Lione nel 1834. Anche il termine «socialismo» fu coniato allora, nel 1834, da Pierre Leroux e rapidamente accolto nel linguaggio corrente.
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Riferimenti: K. Marx: Le lotte di classe in Francia

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